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Home » Personaggi » Mariska Hargitay e la violenza subita da un amico: “Ero terrorizzata”

Mariska Hargitay e la violenza subita da un amico: “Ero terrorizzata”

In un lungo editoriale per People, Mariska Hargitay ha raccontato la violenza sessuale subita da un amico quando aveva 30 anni
Simone FrigerioDi Simone Frigerio11 Gennaio 2024
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Mariska Hargitay (Olivia Benson
Mariska Hargitay (Olivia Benson) [NBC]
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Mariska Hargitay, nota al pubblico per il ruolo di Olivia Benson in Law & Order: Unità Vittime Speciali, ha raccontato in un lungo articolo di essere stata violentata da un amico quando aveva circa 30 anni. L’attrice ripercorre nei dettagli quella tragica esperienza, dettagliando anche i tentativi, operati successivamente, di risposta al trauma, minimizzandolo o etichettandolo in modi alternativi; un lungo percorso di guarigione che ha portato a una maggiore consapevolezza sul tema, aiutata anche in questo dal supporto ricevuto dall’opinione pubblica per l’interpretazione di Olivia Benson, una coriacea detective a capo di un’unità della polizia di New York dedicata esclusivamente a combattere i crimini sessuali. Di seguito vi proponiamo il toccante racconto dell’attrice, ricordando ai lettori che nei paragrafi seguenti compaiono termini delicati e che gli argomenti trattati potrebbero urtare la loro sensibilità.

L”attrice, in un lungo editoriale per People, rievoca l’accaduto nei dettagli, ricordando le proprie reazioni più istintive di fronte all’inatteso dramma

“Quando avevo circa trent’anni, sono stata violentata da un uomo. In quello che ho subito non c’entrava il sesso, ma solo il dominio e un controllo oppressivo dell’altro. Lui era un mio amico. E poi, all’improvviso, non lo è stato più. Ho fatto tutto il possibile per uscirne. Ho provato a fare battute, ad essere affascinante, a stabilire un limite, a ragionare, a dire di no. Lui mi ha afferrato per le braccia e mi ha tenuto ferma. Ero terrorizzata. Non volevo che diventasse violento. Ora so che si trattava già di violenza sessuale, ma avevo paura che diventasse violenza fisica.
Mi sono completamente bloccata, una risposta traumatica comune quando non hai possibilità di scappare. Sono uscita fuori dal mio corpo.
Non riuscivo a elaborare quello che mi era successo. Non potevo credere che fosse successo, quindi l’ho eliminato, l’ho rimosso dalla mia storia di vita. Ora provo così tanta empatia per la parte di me che ha fatto quella scelta perché anche grazie a quella scelta ho potuto capire cosa fosse successo; semplicemente, ho fatto quello che dovevo fare per sopravvivere”

Mariska hargitay
Mariska Hargitay [US Weekly]
Negli anni successivi, la negazione del trauma avrebbe gradatamente lasciato spazio alla consapevolezza, e alla necessità di affrontarlo, con il supporto delle persone care; da qui, il passo verso la sensibilizzazione sociale è stato breve; da anni, attraverso l’associazione Joyful Heart, l’attrice offre percorsi di guarigione per vittime di abusi e violenze

“Di tanto in tanto avevo parlato di ciò che questa persona mi aveva fatto, ma l’avevo sempre minimizzato. Mio marito Peter si ricorda una mia frase: “Voglio dire, non è stato uno stupro”. Poi le cose hanno iniziato a cambiare in me e ho iniziato a parlarne più seriamente con le persone a me più vicine. Furono loro le prime a chiamare quella cosa col suo nome. Erano gentili, gentili e attenti, mi spingevano a osservare senza paura l’accaduto: “Ecco cosa significa uno stupro, quindi nel tuo tempo libero, ti potrebbe essere utile paragonarlo a quello che ti è stato fatto”.
Ed è lì che ho capito tutto; quello è stato il momento della resa dei conti definitiva col passato
Ora sono in grado di vedere chiaramente cosa mi è stato fatto. Capisco la neurobiologia del trauma. Il trauma frattura la nostra mente e la nostra memoria, come uno specchio che si rompe. Molte persone pensano ancora allo stupro come a un uomo che salta fuori dai cespugli. Lui, invece, era un amico che ha preso una decisione unilaterale.”

Ora, Hargitay è completamente rivolta ad aiutare chi come lei ha subito traumi e violenze, spesso subendo la beffa di venire colpevolizzati; e aver interpretato per anni Olivia Benson rappresenta un’arma curativa dal duplice effetto, alla ricerca di una guarigione che sarà diversa per ciascuna vittima, ma che per Hargitay significherebbe semplicemente ricevere delle scuse

Chi, come me è sopravvissuto a una violenza, e segue la serie, mi ha detto che sono stata d’aiuto. Ma sono loro che sono stati una fonte di forza per me. Hanno sperimentato l’oscurità e la crudeltà, e il totale disprezzo per un altro essere umano: hanno fatto ciò di cui avevano bisogno per sopravvivere.
La vittima non deve provare vergogna. La vergogna dell’atto appartiene all’autore del reato: la violenza sessuale persiste non a causa di qualcosa di immutabile nella nostra condizione umana, esiste perché esistono strutture di potere che consentono il verificarsi di cose simili. Queste strutture di potere sono così pervasive che nessuno ne è immune. Generano pensieri come “Devo aver fatto qualcosa per meritarmelo”. E la nostra società è d’accordo: “Sì, è colpa tua”. Questo è falso e deve cambiare. La violenza finirà quando le strutture di potere cambieranno.

Mariska Hargitay
Mariska Hargitay [NBC]

Personalmente vorrei un’ammissione di colpa e delle scuse: ‘Mi dispiace per quello che ti ho fatto. Ti ho violentato, non ho scusanti’. Questo sarebbe un inizio; non annullerebbe quello che è successo, ma giocherebbe un ruolo nel mio processo di guarigione, che è tuttora in atto. Quello che mi è successo non mi rende ciò che sono, e questo vale per tutti. Ormai mi avvicino ai 60 anni, e mi sento profondamente grata per quello che sono ora; rinnovata nello spirito e inondata di empatia per tutti coloro che, come me, hanno sofferto.

Mariska Hargitay ha vinto un Emmy nel 2006, per il ruolo di Olivia Benson, aggiudicandosi otto nomination consecutive, dal 2004 al 2011.

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