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Home » Personaggi » Mark Ruffalo attacca il padre del boss di Paramount: lo studio lo accusa di “antisemitismo”

Mark Ruffalo attacca il padre del boss di Paramount: lo studio lo accusa di “antisemitismo”

Mark Ruffalo attacca Larry Ellison e la fusione Paramount-Warner Bros. Lo studio replica accusando l’attore di antisemitismo.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco22 Agosto 2026
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Mark Ruffalo
Mark Ruffalo in una scena di Avengers - fonte: Marvel Studios
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Una battaglia aziendale da 111 miliardi di dollari si è trasformata in una controversia accusatoria che ha scosso Hollywood. Mark Ruffalo, attore noto al grande pubblico per il ruolo di Hulk nell’universo cinematografico Marvel, si è trovato al centro di un aspro confronto con Paramount dopo aver criticato pubblicamente la fusione tra lo studio e Warner Bros.

Il 21 agosto 2026, l’attore – attualmente nelle sale con Spider-Man: Brand New Day – ha condiviso sul suo profilo Instagram un video che mostra Safra Catz, ex amministratore delegato di Oracle, mentre discute delle tecnologie sviluppate dall’azienda per l’esercito israeliano durante un summit del 2024. Nel filmato, Catz parla di “tecnologie profondamente spaventose” messe a disposizione delle forze militari israeliane nel contesto del conflitto in corso a Gaza.

L’attore ha accompagnato il video con una lunga didascalia in cui collega direttamente Oracle, il suo fondatore Larry Ellison e la fusione Paramount-Warner Bros. Ellison, magnate della tecnologia con un patrimonio stimato di circa 200 miliardi di dollari, è il padre di David Ellison, CEO di Paramount, e i suoi miliardi rappresentano un sostegno finanziario cruciale per completare l’acquisizione delle due storiche major hollywoodiane.

“Questa è l’azienda che Larry Ellison sta usando per finanziare l’acquisizione di Warner Bros da parte di suo figlio David”, ha scritto Ruffalo. “Queste ‘tecnologie profondamente spaventose’ verranno probabilmente integrate in uno dei più grandi conglomerati mediatici del mondo e un giorno usate contro di voi. Guardate come si compiace di quello che ora siamo arrivati a vedere come un genocidio, costruito su un sistema di apartheid alimentato da Oracle.”

L’attore ha proseguito definendo Larry Ellison un “oligarca classico” e accusando i grandi magnati della tecnologia di “schiacciare i lavoratori e consolidare la ricchezza del mondo per il proprio potere e dominio concentrato”. Ruffalo ha inoltre sottolineato le potenziali conseguenze della fusione: la perdita di 4.500 posti di lavoro diretti nel settore cinematografico e altri 10.000 posti di lavoro correlati, oltre all’aumento dei costi dei servizi via cavo e alla riduzione della concorrenza.

Mark Ruffalo ai Golden Globes 2026
Mark Ruffalo ai Golden Globes 2026 (da X)

La risposta di Paramount non si è fatta attendere. In una dichiarazione ufficiale diffusa poche ore dopo e pubblicata da The Hollywood Reporter, un portavoce dello studio ha definito le affermazioni dell’attore come antisemite, segnando un’escalation inattesa nella disputa. “Siamo, come sempre, turbati quando le dinamiche antisemite vengono invocate al servizio di una disputa commerciale”, recita il comunicato. “Parole come ‘genocidio’ e ‘apartheid’, applicate a una transazione aziendale, non sono solo sbagliate, ma vanno troppo oltre e sminuiscono la sofferenza molto reale che quelle parole sono destinate a descrivere.”

Paramount ha aggiunto che non tollera “pregiudizi di alcun tipo, contro nessuno” e ha chiesto di abbassare i toni del dibattito. “Preferiremmo costruire piuttosto che continuare a impegnarci in tale retorica. Questo espone semplicemente la vera motivazione di alcuni che si sono opposti a questa transazione”, ha dichiarato lo studio, sottolineando l’impegno verso “Ogni storia, ogni narratore, e niente liste nere, nessuna eccezione, per nessuno.”

Le critiche di Ruffalo arrivano il giorno dopo che Karen Bass, sindaco di Los Angeles, ha pubblicamente invitato “tutte le parti a sedersi al tavolo” per favorire il completamento della fusione durante una conferenza stampa tenutasi giovedì. L’attore si è opposto alla fusione sin dal suo annuncio, testimoniando contro l’operazione durante un’audizione al Senato, firmando una lettera aperta insieme a centinaia di altri attori e amplificando costantemente il suo messaggio sui social media.

La complessa vicenda affonda le radici in una battaglia per il controllo di Warner Bros iniziata mesi fa. A febbraio 2026, Netflix ha ritirato la sua offerta per Warner Bros, rifiutandosi di superare la proposta da 31 dollari per azione avanzata da Paramount Skydance. Questo è avvenuto dopo che Netflix aveva firmato un accordo da 82,7 miliardi di dollari con Warner Bros Discovery a dicembre 2025, prima che la società controllata da Ellison lanciasse la sua acquisizione ostile.

In aprile, Ruffalo aveva già collaborato con l’avvocato Norm Eisen per sollecitare i funzionari statali a invocare le leggi antitrust e bloccare l’acquisizione, raccogliendo oltre 5.000 firme su una lettera aperta che sosteneva come la fusione avrebbe “minacciato la sostenibilità dell’intera comunità creativa”. L’iniziativa era stata organizzata dal Committee for the First Amendment, dalla Future Film Coalition, dalla Writers Guild of America e dal Democracy Defenders Fund.

Oracle, il colosso tecnologico con sede ad Austin, è diventato negli ultimi anni un attore sempre più influente nel settore dell’intelligenza artificiale e detiene anche una partecipazione nelle operazioni statunitensi di TikTok. Le applicazioni della sua tecnologia sono state oggetto di crescenti critiche da parte degli oppositori della guerra israeliana a Gaza e del movimento Boycott, Divestment and Sanctions, che fa pressione contro le aziende che operano con Israele. Oracle mantiene una presenza significativa in Israele, come molte altre società tecnologiche.

Al momento, dodici procuratori generali statali stanno intentando cause legali per bloccare la fusione. La controversia evidenzia non solo le tensioni economiche e lavorative legate alle mega-fusioni hollywoodiane, ma anche come questioni geopolitiche e tecnologiche stiano sempre più intersecando il dibattito sul futuro dell’industria dell’intrattenimento americana.

Fabio Fusco
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Nato a Napoli, classe 1976, Fabio Fusco è Responsabile news su ScreenWorld.it e su CinemaSerieTv.it e Coordinatore editoriale su CultWeb.it. Fa parte della redazione de IlMegliodiTutto.it. Dal 2008 al 2022 è stato Responsabile news, social media manager e redattore presso Movieplayer.it. Un lungo percorso al quale è approdato dopo le esperienze nelle redazioni del portale Castlerock.it e del sito Cinemazone.it agli inizi degli anni 2000, e prima ancora con l'e-zine Inside View. Ha preso parte, come redattore e fotoreporter ad alcuni festival di cinema internazionali, tra cui Berlino, Roma e Venezia e ha coordinato le news di due edizioni di UltraPop Festival nel 2020 e 2021. È co-autore del libro satirico La bibbia degli spoiler. Prima di dedicarsi esclusivamente al mondo del cinema e dell'entertainment audiovisivo, ha mosso i suoi primi passi alcune agenzie pubblicitarie e di comunicazione.

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