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Home » Personaggi » Martin Scorsese su Barbie e Oppenheimer, che ha detto sul fenomeno

Martin Scorsese su Barbie e Oppenheimer, che ha detto sul fenomeno

Scopriamo cosa ha detto Martin Scorsese sul successo planetario di Barbie e Oppenheimer: leggiamo qui la sua analisi del fenomeno Barbienheimer
Simone FrigerioDi Simone Frigerio9 Ottobre 2023
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Martin Scorsese: tutti i film dal peggiore al migliore
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Martin Scorsese ha detto la sua sull’enorme successo riscontrato da Barbie e Oppenheimer negli scorsi mesi; in un’intervista esclusiva all’Hindustan Times il regista ha analizzato positivamente il fenomeno del Barbienheimer, pur senza usare questo termine, indicandolo come una possibile “nuova speranza” per il cinema: “Il successo combinato di Oppenheimer e Barbie per quanto mi riguarda rappresenta la speranza che, finalmente, possa emergere un cinema diverso da quello che sta riempiendo le sale negli ultimi vent’anni; quanto accaduto con questi due film è stato veramente speciale, una vera e propria tempesta perfetta.”

“Barbie e Oppenheimer sono arrivati al momento giusto, e, cosa importantissima, la gente li ha guardati in sala: meraviglioso! Io personalmente non li ho ancora visti, ma adoro Chris Nolan, Margot Robbie ha iniziato con me in The Wolf Of Wall Street, e Rodrigo Prieto, direttore della fotografia, quando ha finito il lavoro sul mio film, è andato a girare Barbie. Quindi, alla fine, si può dire che siamo tutti una grande famiglia”

Durante l’intervista rilasciata in occasione dell’uscita nelle sale del suo Killers Of The Flower Moon, ammettendo candidamente di non avere ancora visto i due film, Scorsese prosegue nell’analisi del fenomeno Barbienheimer, sottolineando come gli stili, visivi e narrativi, dei due film, pur completamente antitetici, finiscano invece per essere complementari: “Vanno perfettamente a braccetto; da una parte un film dall’alto valore di intrattenimento, con colori vividi e sgargianti, dall’altro un’opera di incredibile potenza e seriosità, che parla, in sostanza, della possibile fine della nostra civiltà; sarebbe impossibile trovare due film più distanti l’uno dall’altro che, eppure, insieme funzionino così bene“.

A margine dell’intervista, Scorsese torna su uno dei temi che gli sono più cari, il cinema degli autori, troppo spesso a suo dire ignorati dal grande pubblico, e incapaci di trovare spazio adeguato nelle sale: “Nel cinema indipendente, è stato fatto un grande lavoro, ultimamente; e che le persone releghino queste opere in una nicchia, chiamandoli “film indie” mi dà sempre molto fastidio; film che solo determinate persone potrebbero mai vedere, film da trasmettere da qualche parte, su uno schermo minuscolo“.

In una precedente intervista ad Esquire, il regista di Taxi Driver aveva approfondito questo concetto, imputando la mancata crescita di un nuovo cinema d’autore, al poco coraggio imprenditoriale da parte delle major cinematografiche: “L’industria per come la conosco io è morta. Agli studi non interessa più supportare le voci individuali che siano in grado di esprimere attraverso un film i loro sentimenti più intimi, i loro pensieri e le loro idee, forniti di un budget adeguato. Quello che sta succedendo ora è che questo genere di prodotti viene etichettato, sminuendolo, come “cinema indie”, e di conseguenza, va a finire in una nicchia.”

Martin Scorsese ha detto la sua sull’enorme successo riscontrato da Barbie e Oppenheimer negli scorsi mesi; in un’intervista esclusiva all’Hindustan Times il regista ha analizzato positivamente il fenomeno del Barbienheimer, pur senza usare questo termine, indicandolo come una possibile “nuova speranza” per il cinema: “Il successo combinato di Oppenheimer e Barbie per quanto mi riguarda rappresenta la speranza che, finalmente, possa emergere un cinema diverso da quello che sta riempiendo le sale negli ultimi vent’anni; quanto accaduto con questi due film è stato veramente speciale, una vera e propria tempesta perfetta.”

“Barbie e Oppenheimer sono arrivati al momento giusto, e, cosa importantissima, la gente li ha guardati in sala: meraviglioso! Io personalmente non li ho ancora visti, ma adoro Chris Nolan, Margot Robbie ha iniziato con me in The Wolf Of Wall Street, e Rodrigo Prieto, direttore della fotografia, quando ha finito il lavoro sul mio film, è andato a girare Barbie. Quindi, alla fine, si può dire che siamo tutti una grande famiglia”

Durante l’intervista rilasciata in occasione dell’uscita nelle sale del suo Killers Of The Flower Moon, ammettendo candidamente di non avere ancora visto i due film, Scorsese prosegue nell’analisi del fenomeno Barbienheimer, sottolineando come gli stili, visivi e narrativi, dei due film, pur completamente antitetici, finiscano invece per essere complementari: “Vanno perfettamente a braccetto; da una parte un film dall’alto valore di intrattenimento, con colori vividi e sgargianti, dall’altro un’opera di incredibile potenza e seriosità, che parla, in sostanza, della possibile fine della nostra civiltà; sarebbe impossibile trovare due film più distanti l’uno dall’altro che, eppure, insieme funzionino così bene“.

A margine dell’intervista, Scorsese torna su uno dei temi che gli sono più cari, il cinema degli autori, troppo spesso a suo dire ignorati dal grande pubblico, e incapaci di trovare spazio adeguato nelle sale: “Nel cinema indipendente, è stato fatto un grande lavoro, ultimamente; e che le persone releghino queste opere in una nicchia, chiamandoli “film indie” mi dà sempre molto fastidio; film che solo determinate persone potrebbero mai vedere, film da trasmettere da qualche parte, su uno schermo minuscolo“.

In una precedente intervista ad Esquire, il regista di Taxi Driver aveva approfondito questo concetto, imputando la mancata crescita di un nuovo cinema d’autore, al poco coraggio imprenditoriale da parte delle major cinematografiche: “L’industria per come la conosco io è morta. Agli studi non interessa più supportare le voci individuali che siano in grado di esprimere attraverso un film i loro sentimenti più intimi, i loro pensieri e le loro idee, forniti di un budget adeguato. Quello che sta succedendo ora è che questo genere di prodotti viene etichettato, sminuendolo, come “cinema indie”, e di conseguenza, va a finire in una nicchia.”

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