Negli ultimi mesi si è acceso un acceso dibattito sul caso delle pensioni dei lavoratori dello spettacolo, una vicenda complessa che coinvolge decine di attori, doppiatori, registi e tecnici del settore, oggi costretti – dopo anni di battaglie vinte in tribunale – a restituire somme già percepite e tassate e si parla di cartelle esattoriali di decine di migliaia di euro. Tutto nasce dal meccanismo di calcolo della cosiddetta “Quota B” delle pensioni ex Enpals, confluite nell’Inps nel 2011. Una recente sentenza della Corte di Cassazione del 29 dicembre 2022 ha ribaltato l’orientamento dei tribunali precedenti, aprendo la strada a richieste di rimborso da parte dell’Inps e lasciando molti artisti in condizioni economiche precarie. Tra i firmatari dell’appello collettivo figurano Luca Ward, Massimo Dapporto, Massimo Boldi, Jerry Calà, Stefania Sandrelli, Simona Izzo, Laura Morante e Franco Oppini, che chiedono un intervento legislativo urgente per correggere quella che definiscono “un’ingiustizia clamorosa”.
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L’origine del contenzioso: dall’Enpals all’Inps
Come ricorda DiLei, il nodo della questione risale al 2011, quando l’Enpals – Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo – venne soppresso e incorporato nell’Inps. Con il passaggio, le pensioni degli iscritti furono ricalcolate e divise in due componenti: Quota A e Quota B. Proprio la Quota B, spiegano le fonti, sarebbe stata liquidata in importi inferiori rispetto alla normativa vigente, dando origine a una lunga serie di ricorsi giudiziari. Per quasi un decennio, i tribunali italiani hanno riconosciuto le ragioni dei pensionati, costringendo l’Inps a ricalcolare e aumentare gli assegni.
La sentenza della Cassazione che ha cambiato tutto
La svolta è arrivata il 29 dicembre 2022, con la sentenza n. 38018 della Corte di Cassazione, che ha accolto la posizione dell’Inps. Come riportato da TgCom24 e LaPresse, la Suprema Corte ha stabilito che le somme percepite in base alle precedenti sentenze sarebbero da considerarsi “indebitamente versate”, di fatto annullando anni di decisioni favorevoli ai lavoratori.
Il risultato è stato drammatico: molti pensionati si sono visti decurtare l’assegno mensile e, in alcuni casi, si sono ritrovati a dover restituire cifre consistenti, già sottoposte a tassazione. “Mentre l’Inps ha immediatamente avviato le procedure di recupero, l’Agenzia delle Entrate ha già applicato la tassazione separata sulle somme incassate negli anni precedenti”, si legge nella denuncia collettiva riportata da LaPresse.
Una situazione definita “paradossale”, poiché alcuni pensionati, che avevano vinto in via definitiva prima del 2022, continuano a ricevere la maggiorazione, mentre altri, colpiti dopo la sentenza della Cassazione, devono restituire tutto.
L’appello degli artisti: “Una stangata che ci riduce in miseria”

Sono oltre 80 i lavoratori e artisti dello spettacolo che hanno sottoscritto una lettera-appello indirizzata alle istituzioni e ai media, per denunciare una “situazione inaccettabile” e chiedere un intervento legislativo immediato
Tra le voci più forti c’è quella di Luca Ward, che ha definito la decisione “un’ingiustizia perpetrata dalla Cassazione e dall’Inps ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo italiano”. “Sono andati a colpire persone che ormai non lavorano più e che quindi hanno difficoltà ad andare avanti”, ha dichiarato l’attore. “Oggi è toccato a noi, ma domani sicuramente toccherà anche a voi.”
Ward e gli altri artisti sottolineano come il lavoro nello spettacolo sia per sua natura discontinuo e frammentato, e che l’impatto economico delle restituzioni “rischia di mandare sul lastrico centinaia di professionisti” anche di grande notorietà.
La proposta di legge ferma in Commissione
Come spiega LaPresse, in seguito alle proteste pubbliche il 5 aprile 2023 è stata presentata una risoluzione parlamentare a firma dell’onorevole Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, per chiedere una revisione del metodo di calcolo della Quota B.
La risoluzione si è poi trasformata nella proposta di legge n. 1793, sottoscritta anche dal deputato Walter Rizzetto, con l’obiettivo di chiarire i criteri interpretativi introdotti dal decreto legislativo 182/1997 e dalla legge Dini del 1995.
Il provvedimento è stato incardinato in Commissione Lavoro il 31 luglio 2024 grazie all’intervento dell’onorevole Marta Schifone, ma da allora non ha più avuto seguito.
Nel frattempo, gli artisti continuano a chiedere alla politica di intervenire con urgenza, sottolineando che “i tempi per molti pensionati sono stretti” e che “alla beffa del danno si aggiunge la tassazione su somme ormai restituite”.
Un appello alla politica e alla stampa

Nelle ultime settimane, gli artisti hanno rinnovato la loro richiesta di attenzione ai media e alle istituzioni. “Questa restituzione è una beffa doppia, perché incide non solo sulle tredici mensilità degli anni passati ma anche sulle maggiorazioni applicate”, spiegano nella lettera diffusa da LaPresse.
Molti degli interessati parlano di “una stangata insostenibile”, chiedendo alla politica “di accelerare i tempi per una correzione definitiva” e alla stampa “di non far calare il silenzio su una vicenda che riguarda la dignità del lavoro artistico in Italia”.
