Maurizio Merli, indimenticato protagonista dei poliziotteschi all’italiana come Roma Violenta, Roma a mano armata e molti altri è morto a soli 49 anni, a causa di un infarto mentre si trovava su un campo da tennis, in un circolo sulla Cassia, a Roma. Era il 10 marzo 1989 e Merli lasciò la moglie Rita e i due figli, Maurizio Matteo, che aveva appena 8 anni, e Michela di 11 anni.
A distanza di 37 anni, il figlio Maurizio Matteo Merli ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera come visse quel giorno e quale impatto ebbe la morte del padre sulla sua vita. Il ricordo di quel giorno è rimasto particolarmente vivido nella memoria del figlio. Lui e la sorella vennero portati in ospedale dopo essere stati informati che il padre si era fatto male a una gamba. Nessuno dei due, però, sapeva che Maurizio Merli era già morto.
“(Ricordo) Mia madre che apre la porta di casa dopo essere venuta a prendermi a scuola e mia sorella che le corre incontro dicendole “Andiamo subito in ospedale che papà si è fatto male a una gamba”. Avevano telefonato a casa e ovviamente le avevano dato una versione soft delle cose. Mia madre ci carica in macchina e andiamo all’ospedale San Pietro, 10 minuti da casa, convinti di trovare mio padre con una gamba rotta”
Poi, una volta arrivati in ospedale, la situazione apparve immediatamente diversa da quella che i bambini si aspettavano.
“Ricordo persone ancora vestite da tennis che prendono da parte mia madre, altre portano me e mia sorella al bar. Poi mia madre ci raccontò, tempo dopo, che in ospedale un dottore le disse di seguirla. Aprì una porta, la chiuse e lei si trovò con mio padre davanti, steso su un tavolo: morto. Nessuno però le aveva detto che era morto, probabilmente il medico credeva che lei già lo sapesse. La ricordo che esce da quella stanza e da automa infila gettoni nel telefono tenendo me e mia sorella lontani. Dormimmo per giorni da nostri parenti con mia madre che arrivava alla sera dicendoci che papà stava male, molto male”
La figlia maggiore di Maurizio Merli venne informata quasi subito della morte del padre, seguendo il consiglio di una psicologa. A Maurizio Matteo, invece, la verità venne comunicata soltanto una settimana più tardi. Una scelta che il figlio dell’attore, oggi adulto, racconta al Corriere della Sera con qualche rimpianto.
“A mia sorella (mia madre lo disse) quasi subito, così le aveva detto una psicologa: di farle vedere la salma e di portarla al funerale. Con me il consiglio era di non dirlo: il maschio era troppo legato al padre, le spiegò. Vero, perché avevamo un rapporto simbiotico: mi portava sempre con sé sui set. Però, a distanza ormai di 37 anni, dico che avrei voluto esserci al funerale di mio padre, avrei voluto vederlo morto. E invece l’ho saputo dopo una settimana. Forse saperlo prima mi sarebbe servito…”.
Il rapporto tra padre e figlio era infatti molto stretto e quella presenza improvvisamente scomparsa ebbe conseguenze profonde sulla sua vita. Dopo la morte del padre, il bambino attraversò una fase difficile. Il cibo e i film di Maurizio Merli diventarono una sorta di rifugio, in un periodo in cui cercava di fare i conti con un’assenza che probabilmente non riusciva ancora a comprendere fino in fondo.
“Tornavo da scuola, mi fiondavo a mangiare in maniera compulsiva: l’ho fatto per 4-5 anni perché evidentemente vivevo una fase di instabilità. Ma dopo aver molto mangiato mi mettevo davanti alla tv con i biscotti e infilavo nel videoregistratore le VHS dei film di mio padre. Vedevo fino a 4 suoi film al giorno e per molti anni”
Oggi Maurizio Matteo Merli, quasi omonimo del padre, lavora nel mondo del cinema come regista e produttore. Ha fondato la società Father and Son, insieme a Simone Sabani, figlio di Gigi Sabani. Curiosamente, anche Simone ha perso suo padre Gigi a causa di un infarto e all’età di 54 anni.
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“Dentro, con il 10%, c’è anche Simone, il figlio di Gigi. Siamo diventati molto amici e faremo una docuserie dal titolo Chi è Gigi sulla tv negli anni di suo padre. L’altro progetto è un documentario su Giorgio Pietrangeli, il figlio di Nicola, morto pochi mesi prima di lui per un tumore al cervello”
La storia di Maurizio Matteo Merli resta così profondamente vincolata a quella del padre: da un lato il dolore per una perdita arrivata quando era ancora bambino, dall’altro la scelta di continuare a vivere e lavorare nel mondo del cinema, proprio come aveva fatto Maurizio Merli.
