In una recente intervista rilasciata a Repubblica, Jerry Calà è tornato a parlare del grave incidente stradale che lo coinvolse nel 1994, mentre stava lavorando alla post-produzione di Chicken Park, il suo primo film da regista. Un episodio che segnò profondamente la sua vita personale e professionale e che ancora oggi ricorda come una delle prove più difficili mai affrontate.
Quando gli è stato chiesto se l’immagine pubblica di personaggio allegro e spensierato gli fosse pesata nei momenti più difficili, l’attore ha risposto che, al contrario, quella percezione lo aiutò a reagire.
“Il periodo peggiore è stato dopo l’incidente che ho avuto a Verona, a metà anni 90. Sono finito con la macchina sul greto dell’Adige, è stato un incidente quasi mortale e sono rimasto sei mesi in carrozzina. È stata una prova molto dura”.
Calà ha raccontato di aver rifiutato l’offerta di sua madre Rosetta di trasferirsi da lei dopo le operazioni subite in ospedale e preferì spostarsi a Roma e continuare a lavorare, cercando di mantenere una certa autonomia.
“Ricordo mia madre Rosetta. Quando uscii dall’ospedale, dopo diverse operazioni, arrivò con una carrozzina e mi disse, “vieni da me, ti curo io”. Le volevo bene, ma sono entrato in ansia. Pensavo che se fossi tornato a casa mi sarei sentito davvero un malato. Così le dissi: “Perdonami mamma, ma viene a prendermi un amico e vado a Roma”. Dovevo montare il primo film da regista. Presi una camera in un albergo al pianterreno, mi feci portare la moviola e lavorai. La sera uscivo a mangiare con gli amici. Non facevo finta che non fosse successo niente, ma cercavo di reagire. È nei momenti più bui che bisogna trovare la forza di rialzarsi. Perciò non mi ha mai dato fastidio che la gente continuasse a vedermi come una persona allegra: in fondo aiutava anche me”.
L’attore ha spiegato che l’incidente cambiò radicalmente il suo rapporto con il successo. Prima di quel giorno viveva in funzione dei risultati al botteghino e dell’approvazione del pubblico; dopo, le priorità divennero altre.
“Ha resettato i valori della mia vita. Prima dipendevo dal successo. Conoscevo i nomi delle cassiere dei cinema dove proiettavano i miei film. Dopo l’ultimo spettacolo telefonavo: com’è andata?. A seconda della risposta ero felice o cadevo in depressione. Ero diventato insopportabile. Avevo paura di perdere il successo e, soprattutto, di affrontare il palcoscenico da solo. Con i Gatti di Vicolo Miracoli ero sempre stato protetto dagli altri tre. Dopo l’incidente, invece, mi sono buttato. Oggi porto avanti spettacoli di due ore da solo sul palco, tra racconti, canzoni e orchestra. Quel coraggio è nato proprio dall’incidente”.

Calà ha ricordato a Repubblica anche il sostegno ricevuto dagli amici storici, in particolare dai Gatti di Vicolo Miracoli e dagli amici di Verona, che gli furono accanto quando a Roma circolava la voce che non avrebbe più camminato.
“Gli amici veri sono sempre rimasti gli stessi. I Gatti di Vicolo Miracoli sono una famiglia: ci vediamo ancora con mogli, figli e nipoti. E poi ci sono gli amici di Verona, con cui sono cresciuto. Quando a Roma si sparse la voce che non avrei più camminato vennero da me: ‘Produciamo un film insieme’. Tirarono fuori tutti i loro risparmi e girammo Ragazzi della notte. Quel gesto lo porterò sempre con me: investirono i loro soldi per starmi accanto”.
Come scrive Sussidiario, l’episodio a cui l’attore fa riferimento avvenne il 7 febbraio 1994. Dopo una cena con la madre e due amici, Jerry Calà proseguì la serata in discoteca insieme a Umberto Smaila e ad altri amici. Al volante fu colto da un colpo di sonno: l’auto precipitò per circa dieci metri nel greto dell’Adige. Fu ritrovato soltanto dopo ore da un giovane pescatore.
Nell’impatto riportò la frattura di entrambi i femori e una grave lesione all’arteria femorale. In passato aveva raccontato quei momenti drammatici:
“Dopo l’impatto mi sono accorto che avevo le gambe fuori uso. Ho cercato il telefonino per chiamare i soccorsi, ma quella sera l’avevo lasciato a casa. Sono così stato cinque ore ad urlare, ma continuavo a pensare che non poteva finire tutto così”.
Tra i ricordi più dolorosi di quella notte ci sono le parole ascoltate dai soccorritori, una frase che non è mai riuscito a dimenticare. “Sembrava Grey’s Anatomy, sentivo che dicevano ‘lo stiamo perdendo’. Quando lo sento nei telefilm mi sento male”.
A oltre trent’anni da quell’incidente, Jerry Calà continua a considerarlo il punto di svolta della sua esistenza: un evento traumatico che, pur lasciando segni profondi, gli ha insegnato a ridimensionare il successo e a trovare dentro di sé una forza che prima non sapeva di avere.
A proposito, qui vi raccontiamo cosa successe tra Jerry e Marina Suma sul set di Sapore di Mare.
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