Selvaggia Lucarelli è intervenuta sul caso della pagina Facebook Mia Moglie, rimossa da Meta dopo le segnalazioni degli utenti. Il gruppo era stato travolto denunce e segnalazioni perché gli uomini iscritti avrebbero condiviso foto delle proprie compagne senza il consenso di queste ultime.
In vacanza all’estero, la giornalista ha spiegato di aver letto molto di quanto scritto in questi giorni e di voler fare chiarezza nella sua newsletter Vale Tutto. Pur dicendosi convinta della “buona fede di chi ha denunciato per primo e totalmente disinteressata a entrare nelle solite liti tra femministe che si stanno attaccando tra di loro” ha sottolineato però come spesso, in casi simili, si confondano dinamiche diverse – dalla condivisione non consensuale alla condivisione di coppia:
“Dico questo perché mi sono occupata per anni di gruppi Facebook e condivisione di materiale intimo (ma anche di semplici foto prelevate da social o scattate di nascosto) e sono dinamiche che conosco nelle peggiori sfumature.”
Lucarelli ha avvertito che, citando pubblicamente i nomi dei siti o degli spazi web dove vengono caricati questi contenuti, si rischia di ottenere l’effetto opposto: “Portate migliaia di persone su quei siti e li fate pure guadagnare”.

Infine, ha anticipato un dettaglio che promette di far discutere:
“Una cosa però la voglio dire subito: c’è così poca conoscenza della materia che tra i principali accusatori di questi gruppi c’è chi questi gruppi li ha fondati davvero. Con altri nomi. Vi spiegherò tutto.”
Un annuncio che lascia intendere sviluppi ulteriori su una vicenda che ha acceso il dibattito sulla tutela della privacy, il consenso e le responsabilità delle community online. Un tema molto dibattuto nel corso di questa estate, non solo con il caso della pagina Mia Moglie, ma anche con il caso di Raoul Bova, del video privato di De Martino e della sua compagna.
