Se vi state chiedendo chi sia Michele Morrone, forse non avete visto la trilogia di 365 giorni su Netflix e neanche gli spot di Dolce e Gabbana che lo vedono protagonista. Francesca Fagnani a Belve 2025 lo presenta come “Attore, cantante, produttore, modello influencer e poi un po’ pittore” e gli chiede di darsi un voto per ognuno dei ruoli sopracitati. Come attore si dà otto, come cantante sette, come modello spiega di non aver mai fatto davvero il modello in vita sua, pur rappresentando un brand importante, quindi qui si astiene dal voto. Nel complesso – anche se ammette di piacersi molto – si mette sei… poi ci ripensa e si dà sette.
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Nel corso dell’intervista parla di sesso e alcool, delle sue relazioni finite e del rapporto con i suoi figli e suo padre, segnati da circostanze drammatiche. Il padre morì quando Michele era piccolo e i figli tornarono in Libano con la loro madre, perché Morrone aveva deciso di dare spazio alla sua carriera. Oggi si definisce single, con diverse relazioni finite alle spalle.
Il successo a Hollywood, fuori dal circoletto del cinema italiano

Credit: ROGER WONG/INSTARimages.com/Cover Images
“Che belva si sente?” chiede Francesca Fagnani. Michele Morrone risponde che gli viene da pensare a una farfalla., poi aggiunge che forse la conduttrice si aspettava la tigre, il lupo, magari la fenice che ha tatuata sulla mano. Ma no, insiste Morrone, “è una farfalla, un po’ ubriaca”. Fagnani chiede allora perché proprio una farfalla. “Vola”, spiega lui, “però vola un po’ in modo storto. Destra, sinistra, va dritto, va indietro, casca, poi si rialza.”
Francesca gli chiede se è vero, quando ha detto che prima del successo dava per scontato che sarebbe arrivato a Hollywood e lui risponde che non si è “Mai immaginato nel circoletto italiano”. I fan del programma lo sanno, a Belve la questione del circoletto viene portata avanti da quando Giuliana De Sio definì l’industria del cinema come un ambiente estremamente esclusivo, nel quale c’è spazio per pochi. “Lei è il primo che dà ragione a Giuliana De Sio” – dice Fagnani – “sul fatto che il cinema è un circoletto”
Si parla poi del fatto che Morrone all’età di 12 anni avrebbe letto il metodo Stanislawski, ma l’attore ammette di non averci capito nulla e che oggi non saprebbe spiegarlo. “Non funziona su di me, perché ho il mio metodo”
“Ma lei che ha capito del metodo Stanislavski? Cosa gli è arrivato?”
“Probabilmente quel libro non ha fatto altro che rafforzare la passione che io avevo per la recitazione.
“Guardi, si sta arrampicando sugli specchi”
“Tantissimo”
Fagnani chiede a Morrone se ce l’ha fatta “più per tigna o per talento” e lui replica:
“Allora, io ho avuto una bella tigna. Poi è arrivata una botta di culo incredibile, e io ho detto ok, questa è la mia botta di culo, mi passa una volta nella vita. L’ho capita, l’ho assorbita e però poi l’ho sfruttata.”
Le relazioni finite (per colpa sua)

Quando si parla di pregi e difetti, Morrone si definisce “una persona estremamente buona” che però si arrabbia molto facilmente. “Ci vuole davvero poco per farmi incazzare. Però è una cosa che sto cercando di rimettere a posto.
“Lei è dannato per davvero o è solo un’immagine che le attribuiscono?”
“Dannato? Bisogna capire anche che cosa intendiamo per dannato. Forse nell’amore”“Nell’amore. Io probabilmente non sono bravo a tenermi ciò che amo, nonostante io sia, magari, follemente innamorato di quella persona. Mi è successo nell’ultima relazione che ho avuto. E diventa distruttivo, perché mi accorgo a un certo punto di amare molto di più la persona di quanto io ami me stesso. E questa cosa qua io la odio. Perché mi dimentico di chi sono. Mi dimentico di essere un uomo”
Spiega che l’ultima relazione alla quale si riferisce è quella con Moara Sorio.
“Questa relazione è finita probabilmente perché io sono stato un idiota, un deficiente. Io tutt’oggi non riesco a capire che cosa è andato storto. Io sono andato storto sicuramente.”
Nell’intervista si parla anche dell’incontro con Rouba Saadeh, che diventerà madre dei suoi due figli e l’intervista sfiora argomenti molto delicati. Morrone conferma di aver lasciato la sua famiglia – moglie e figli – per potersi concentrare sulla sua carriera.
“Io sono diventato papà a 23 anni. Non avevo una lira, non sapevo dove andare, non sapevo che cosa mangiare, non sapevo dove andare, io ero solamente sicuro che stavo camminando verso la mia strada. Non sono assolutamente pentito di aver lasciato la mia famiglia per rincorrere i miei sogni. Anzi io lo trovo un gesto, forse un po’ egoista, però allo stesso modo io mi sono accorto che non volevo fare solo il padre o il marito del Mulino Bianco. io volevo diventare chi sono oggi”
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La separazione da sua moglie però, al tempo stesso, lo conduce alla depressione e all’alcolismo. Racconta di aver sfiorato il coma etilico.
“Mi è arrivato tutto addosso e quindi con i figli lontani, il lavoro che non andava, io che non sapevo dove andare e cosa fare. È chiaro che tu in qualche modo, per non perdere la testa, devi anestetizzare il dolore. Alcune persone sono ragionevoli e lo fanno con metodi leciti, io purtroppo l’ho fatto con un metodo più economico, il metodo distruttivo che mi ha portato a bere tantissimo.
Il successo di 365 giorni e il folle provino a Varsavia e le critiche
![Una scena di Altri 365 giorni [Netflix]](https://cinemaserietv.it/wp-content/uploads/2024/02/The_Next_365_Days_00_09_58_12_RT.jpg)
Così entra in 365 giorni, il film che gli stravolge l’esistenza. Non viene scelto per il talento, ma per l’impatto fisico. E lui lo sa: “Porca miseria, grazie a Dio. Ringraziamo qualcuno.” Da un giorno all’altro passa da 2000 a 3 milioni di follower, diventa famoso, richiesto, ricco. “Il successo mi ha dato un cazzotto enorme.”
Resta lucido però, si concentra sul lavoro e non si lascia travolgere. Anche quando arrivano le critiche, non si scompone: “Me ne frega niente.” Sa che 365 giorni non è un capolavoro: “Non è un film che può vincere il David” E se lo definiscono una “parodia trash di 50 sfumature di grigio”, lui annuisce. “Io lo accetto.” Anche quando Natalia Aspesi scrive che il film “incita alle risate”, lui chiosa: “Guardi, sono quasi d’accordo.”

Ma rivendica anche una cosa: nel cinema si vedono raramente scene intime così forti. E se gli si chiede se, almeno una volta, gli sia scappato da ridere, risponde senza esitazioni: “Ma certo!”
Si parla inevitabilmente delle scene di sesso in 365 giorni. Scene forti, acrobatiche, fisiche. Eppure non reali. “Se sembrano vere, vuol dire che ho fatto un buon lavoro”, dice lui. Interpretare, rendere credibile qualcosa che non lo è: è questo il nodo.
Inizialmente sul set era presente un coordinatore di intimità, come accade spesso nei set americani. Ma non ha funzionato. Così viene messo da parte. Tutto viene costruito direttamente con la coprotagonista, Anna-Maria Sieklucka. E la chimica, a quanto pare, c’era eccome: “In quel momento io e Anna Maria avevamo una relazione”, ammette. È anche per questo che il risultato sullo schermo appare così intenso.
“Probabilmente il tutto è potuto sembrare più reale proprio perché c’era del sentimento fra di noi.”
Nel terzo film della saga arriva anche un bacio gay. “È stato credibile?” – gli chiede Francesca. “Penso di sì.” Ma non era il primo. Non sul set, almeno. Confessa che anche nella vita reale gli è capitato di baciare uomini, “per curiosità”, chiarisce. “Ma esperienze sentimentali o fisiche, no.”
E se gli si chiede se girare un film così lo abbia fatto scoprire qualcosa di nuovo sul sesso, la risposta è altrettanto secca: “Quello è. Il sesso quello è. Non è che ci sono altri modi per avere dei rapporti intimi.”
