È morto nella notte tra il 19 e il 20 maggio 2026 a Roma, nella clinica Gemelli Curae, George Eastman, al secolo Luigi Montefiori, uno degli ultimi giganti del cinema di genere italiano. Aveva 83 anni e le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi giorni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla famiglia: lascia la moglie Manuela, i tre figli Evelina, Arianna e Tommaso, e due nipotini di pochi mesi.
Due metri di altezza, fisico imponente, volto indimenticabile. Luigi Montefiori aveva scelto per la sua carriera cinematografica uno pseudonimo americano, per il quale si era ispirato all’imprenditore George Eastman, fondatore della Kodak.
Nato a Genova il 16 agosto 1942, Montefiori si era trasferito a Roma inseguendo prima la pittura, poi il cinema. Come riporta il Corriere della Sera, aveva frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia sotto la guida del regista Nanni Loy, ma l’impazienza del talento lo spinse a lasciare le lezioni dopo appena un anno per tuffarsi direttamente sui set di Cinecittà. Era il momento giusto: il western all’italiana viveva la sua stagione d’oro e Eastman aveva il volto giusto.
La carriera di George Eastman ha attraversato numerosi generi cinematografici, dagli spaghetti western degli anni ’60 e ’70 come La collina degli stivali e Quel maledetto giorno della resa dei conti, fino al debutto nel cinema d’autore con Satyricon di Federico Fellini del 1969, nel quale interpreta il Minotauro nel labirinto.
Il vero salto verso lo status di icona cult arrivò però con il cinema horror. Il sodalizio con il regista Joe D’Amato produsse alcuni dei film più estremi e controversi del cinema italiano di genere. In Antropophagus e Rosso sangue, dei primi anni ’80, Eastman non si limitò a interpretare il mostro: lo scrisse. Perché Montefiori era anche un apprezzato sceneggiatore che conosceva perfettamente la struttura narrativa e il ritmo del terrore. Con D’Amato lavorò anche nella stagione exploitation. Pellicole che oggi sono diventate di culto.
Il Corriere ricorda anche che nel cinema d’autore lasciò il segno anche grazie a Pupi Avati, che lo diresse in Regalo di Natale dove interpretò uno dei memorabili giocatori di poker.
A partire dagli anni Novanta lavorò prevalentemente per la televisione come sceneggiatore di fiction come La squadra, Il maresciallo Rocca, Uno bianca, L’onore e il rispetto e Il peccato e la vergogna, dimostrando ancora una volta la sua capacità di adattarsi a linguaggi e formati diversi.
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