Nicolas Winding Refn ha chiesto a ChatGpt di aiutarlo a scrivere una sceneggiatura, ma le cose non sono andate come previsto. Il regista ha infatti dichiarato ad Indiewire che ogni volta che cercava di affrontare argomenti sensibili o delicati, il servizio si rifiutava di proseguire la collaborazione, invitandolo a cercare “aiuto” altrove, o a rivolgersi a uno psicologo: “Se cominci a fare domande controverse, o parli di temi che non sono considerati accettabili al giorno d’oggi, non ti risponde più; dopo un po’ ha cominciato a dirmi “Non ho nulla da riferire in proposito”, oppure “si faccia aiutare da un professionista della salute mentale” o ancora “se vuole, può chiamare questo numero verde”. E allora mi sono detto che forse il problema sta proprio qui, che è il motivo per cui usiamo l’intelligenza artificiale ad essere sbagliato“.
Il regista prosegue l’intervista sottolineando quelle che per lui sono le criticità connesse all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel mondo dello spettacolo, e non solo: “Se dobbiamo farci approvare il lavoro da una chat, allora sarà il caso di ripensare a dove tracciare il confine oltrepassato il quale, facciamo suonare un allarme; usare l’IA per me è stato interessante… pensavo di potermene servire creativamente, ma non riuscivamo ad andare d’accordo, e allora è finita lì; io, personalmente vedo l’IA come uno strumento, ma se tu la vuoi usare come sostituto, per creare dei contenuti che siano liberamente moltiplicabili, allora si tratta di un fattore di pericolo concreto“.
La soluzione, secondo Refn? Privilegiare il contenuto artistico singolo e non replicabile, nato dall’artista che, sempre fedele a se stesso, non si piega alle logiche del sistema: “Davvero, non dovremmo neanche discuterne: se crei una singolarità, non la puoi duplicare, è quasi ovvio come concetto; la chiave è essere sempre coerenti con se stessi; se crei qualcosa che viene dritta dal tuo cuore, infusa della tua singolare visione dell’anima, allora l’IA non potrà mai farne una copia, non potrà mai copiare il vero te“.
Refn conclude ponendo l’accento sul valore dell’individuo, che deve essere tramandato di generazione in generazione, per permettere un rapporto sano tra la tecnologia e i suoi utilizzatori, cioè gli esseri umani. Un tema peraltro da sempre al centro di molte storie fantascientifiche: “Quando nelle serie di fantascienza si parla di robotica e intelligenza artificiale, quello che manca sempre è la realtà concreta dell’individuo: quelle che vediamo sono copie, e dovremmo spiegarlo bene ai nostri figli; devono essere se stessi, non farsi condizionare dal sistema, non cercare di essere qualcun altro; la tua individualità è l’unica cosa che nessuno ti può portare via; le persone devono capire come affrontare il progresso e interagire con la tecnologia. Perché, se questo non avverrà, allora sì, la tecnologia, perlomeno in alcuni campi, avrà la meglio“.
