Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice, non ha mai esplicitato un’appartenenza politica precisa a destra e sinistra, contestando a più riprese le istituzioni di potere in quanto tali. Nata in una famiglia fortemente antifascista, nei suoi ultimi anni di vita è diventata involontario vessillo della destra xenofoba dopo le sue forti posizioni antislamiche, espresse nella trilogia di saggi composta da La rabbia e l’orgoglio (2002), La forza della ragione e Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci (2004, postumi).
Una posizione espressa anche dal nipote Francesco in un’intervista al Corriere della Sera:
“Oriana non ha mai accettato tessere di alcun partito, non voleva essere coinvolta né dai Guelfi né dai Ghibellini e il suo nome non deve essere strumentalizzato a fini politici di chicchessia”
Come riportato in un lungo profilo de Il Post, l’avversione di Fallaci per il potere costituito nacque nel biennio delle lotte partigiane
“Ho avuto la fortuna di essere stata educata da due genitori molto coraggiosi. Coraggiosi fisicamente e moralmente. Mio padre, si sa, era un eroe della Resistenza e mia madre non gli è stata da meno. La mia fanciullezza è piena di eroi perché ho avuto il privilegio di esser bambina in un periodo glorioso. Ho frequentato gli eroi come gli altri ragazzi collezionano i francobolli, ho giocato con loro come le altre bambine giocano con le bambole. Gli eroi, o coloro che mi sembravano tali, riempirono fino all’orlo undici mesi della mia vita: quelli che vanno dall’8 settembre 1943 all’11 agosto 1944, l’occupazione tedesca di Firenze”

Un’appartenenza che tuttavia non le impedì una forte critica nei confronti della squadra di ‘gappisti’ (appartenenti cioè al Gruppo Azione Patriottica) che nel 1944, uccise l’ex ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile
“L’assassinio di Gentile fu una carognata ingiusta e vigliacca. Gentile non era fascista. Dico che gli antifascisti furono dei “cacasotto” perché uccisero un grande e inerme filosofo mentre non ebbero il coraggio di sminare i ponti di Firenze che i tedeschi avevano minato”
Da una lettera a Chicco Testa – 2000

Lungo gli anni, complici innumerevoli interviste a capi di Stato e politici di ogni risma e nazionalità, l’opposizione ideologica di Fallaci nei confronti del potere si è acuita e raffinata, andando al di là del ‘colore’ partitico
“Il lato più tragico della condizione umana a me sembra proprio l’aver bisogno di un’autorità che governi, di un capo. Mi sembra doveroso avvertire il lettore quanto sia convinta del fatto che le mele nascano per essere colte, che la carne si possa mangiare anche di venerdì”
(Da Intervista con la storia)
Una libertà di pensiero che si riflette anche nei rapporti, complicati e mai del tutto risolti, con la politica italiana. Propugnando il valore assoluto della proprietà privata come diritto, Fallaci si pose lontano dal Comunismo che definì, ‘una monarchia di vecchio stampo, che proibisce alla gente di ribellarsi, governarsi, esprimersi, arricchirsi, e mette Sua Maestà lo Stato al posto dei soliti re.”.
Dopo aver espresso, alle elezioni del 1976, un voto per i Radicali, Fallaci rifiutò l’offerta di candidatura nelle file del Partito Socialista fattale da Pietro Nenni. Negli ultimi anni di vita, poi, nessun politico poté salvarsi dai suoi strali: nel 2006, dichiarò di non aver votato alle elezioni, definendo Romano Prodi e Silvio Berlusconi “due idioti” e affermando che “la gente si umilia votando” (The New Yorker, anche la precedente)
“Perché la gente si umilia votando? Io non ho votato. No! Perché ho una dignità. Se a un certo punto mi fossi turata il naso e avessi votato per uno di loro mi sarei sputata in faccia”
Ne La forza della ragione scrisse una lettera aperta a Gianfranco Fini, criticandolo per il suo avvicinamento a posizioni progressiste e paragonandolo a Palmiro Togliatti, “il comunista più odioso che abbia mai conosciuto”. Allo stesso tempo, criticò il “velenoso livore” con cui la sinistra trattava Silvio Berlusconi, pur non risparmiando a quest’ultimo giudizi severi, definendolo “troppo presuntuoso” e “figlio dell’intelligenza”.

Sempre nell’articolo per il The New Yorker, riallacciandosi alle sue radici partigiane, Fallaci condannò fortemente l’Islamismo, considerato il nuovo Fascismo
“Rifiuto (gli islamici), e questo non è solo un mio dovere verso la mia cultura, i miei valori, i miei principi, la mia civiltà. Non è solo un mio dovere verso le mie radici cristiane. È il mio dovere verso la libertà e verso la combattente per la libertà che sono da quando ero bambina, lottando come partigiana contro il nazifascismo. L’islamismo è il nuovo nazifascismo.”
Successivamente, fu criticata dall’Associazione Anarchici per la sua opposizione alla costruzione di una moschea
“Se sarò ancora viva quando la moschea sarà costruita andrò dai miei amici di Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria. Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia. Quindi, la faccio saltare per aria!”
