Fabrizio Corona, in un episodio speciale di Corona On Air, ha detto la sua sul caso della collana di Tony Effe a Sanremo 2025: Corona ha spiegato come il vero nodo della questione non sia tanto indossare un accessorio di lusso e firmato, ma riguardi il sistema con cui funzionano gli accordi tra stilisti, artisti e Festival. Un tema che va oltre il caso singolo e coinvolge il potere degli stylist, il product placement e i contratti economici dietro le quinte. A tale proposito Corona fa l’esempio di Chiara Ferragni.
“Quando la Ferragni è stata chiamata a Sanremo, c’era un problema perché la Ferragni veniva pagata dagli stilisti, come Maria Grazia Chiuri di Dior. In precedenza, a Sanremo 2025, tutte le donne si vestivano con abiti di stilisti che erano d’accordo col Festival, ma non prendevano soldi”

Secondo Corona, infatti la polemica getta le sue radici nel fatto che Chiara Ferragni, quando fu invitata a Sanremo nel 2023, fosse già pagata da alcuni stilisti, come Maria Grazia Chiuri di Dior. Questo creava un conflitto di interessi perché, a differenza delle altre donne che sfilavano con abiti concessi gratuitamente dagli stilisti senza un compenso diretto, Ferragni aveva accordi economici con alcuni brand.
A Sanremo, gli stylist hanno un ruolo chiave: scelgono gli abiti e gli accessori degli artisti, influenzando l’immagine e le tendenze che poi verranno seguite dal pubblico. Ma c’è una differenza tra un semplice placement – ovvero un marchio che fornisce un abito per visibilità – e un pagamento diretto da parte di un brand a un personaggio pubblico.
C’è differenza tra fare placement con degli stilisti e prendere dei soldi da dei clienti, perché se ci sono dei contratti tu non ti puoi appellare al fatto: “Eh, ma a lui la collana non la avete tolta”.
Questo punto è stato il centro della polemica sulla collana di Tony Effe. Quando è emerso che Ferragni aveva contratti economici con alcuni marchi, si è sollevata la questione: perché alcuni artisti possono esibire determinati accessori senza problemi, mentre altri no? Il problema non è la collana in sé, ma il principio per cui un cachet da parte di un brand cambia la natura dell’accordo.
