In una lunga intervista a Repubblica, Dalila Di Lazzaro – che oggi ha 72 anni – ha parlato tra le altre cose anche della morte di suo figlio Christian, a causa di un incidente stradale, nel 1991, all’età di 22 anni. Un evento cardine nella vita dell’attrice, che aveva avuto il figlio all’età di 15 anni. Dalila ha raccontato che quando è andata a salutare Christian per l’ultima volta, non ha voluto vederlo e lo ha baciato, ma con gli occhi bendati.
A Repubblica ha raccontato
“Quando è morto, non ho voluto vederlo, altrimenti sarei morta insieme a lui. Forse mi sarei uccisa. Ma l’ho baciato lo stesso. Alcuni miei amici, degli angeli, mi hanno portato da lui e prima di entrare nella camera mortuaria mi hanno bendata. Con gli occhi chiusi l’ho accarezzato, gli ho dato un ultimo bacio, mentre da fuori sentivo il pianto disperato dei suoi amici.”
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Christian era nato dal rapporto di Dalila con Franco Cocetta, che all’epoca aveva 16 anni: “Il mio primo grande amore. Due bambini, praticamente. Sono rimasta incinta mentre eravamo in spiaggia a guardare la luna”. Quando nasce Christian, Dalila ha appena 15 anni, una ragazzina.
“Siamo cresciuti insieme. Era un ragazzo bello, buono, si stava preparando per entrare a Odontoiatria in America. (…) La sera, quando tornavo a casa e a volte ero triste, magari delusa dalle persone che frequentavo durante le ore di lavoro, da un mondo così faticoso e mai semplice, mi aspettava in cucina. “Mamma sorridi, sii felice. Siediti, rilassati che ti preparo un uovo al tegamino”. Era il più piccolo tra i due, ma spesso i più piccoli sono anche i più saggi”
Poi nel 1991 l’incidente sulla Cassia, come riporta Fanpage:
“Cristian aveva cinque moto, non ha mai avuto un incidente. Purtroppo è morto in macchina di un suo amico. E io mi sono ritrovata senza mio figlio perché una macchina gli è andata addosso. L’auto era di proprietà dell’ambasciata filippina, usata da uno che spacciava droga. Dopo l’impatto sono scappati”
Come ha raccontato sempre a Repubblica, dopo la morte di suo figlio Dalila è partita per un lungo viaggio:
“Tre mesi in Tunisia, bevevo acqua e valium, me lo mettevano nel bicchiere di nascosto. Nel frattempo, a casa mi avevano fatto sparire tutte le sue cose: libri, vestiti, chitarra, il giubbotto di pelle. Era per non farmi soffrire di più”
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