Gregory Porter questa sera si è esibito a Sanremo 2026 con Serena Brancale. Ma la sua voce straordinaria non è l’unica caratteristica che lo rende immediatamente riconoscibile: da anni il cantante jazz statunitense si presenta sempre con un distintivo cappello nero fasciante, in stile “Sherlock Holmes” che copre le orecchie e parte del viso, lasciando visibili solo gli occhi e il naso. Ha spiegato che inizialmente usava il cappello per nascondere le cicatrici e successivamente è diventato parte del suo look ma anche un po’ la sua “coperta di Linus”
La curiosità del pubblico riguardo a questo accessorio iconico ha accompagnato tutta la carriera del musicista. Nel 2012, in un’intervista a Jazz Weekly, Porter ha fornito la prima spiegazione: “Ho subito un intervento chirurgico sulla pelle, quindi questo è stato il mio look per un po’ e continuerà a esserlo ancora per un po’. Ora la gente mi riconosce per questo. È quello che è”.
In una successiva conversazione con il Telegraph del 2016, il cantante ha rivelato di aver riportato alcune cicatrici sul viso quando aveva circa sette o otto anni, senza però entrare nei dettagli dell’incidente. Nel 2020, parlando con Metro, ha aggiunto: “Inizialmente serviva a coprire alcune cicatrici dovute a un intervento chirurgico, ma è diventato il mio stile”.
La nascita di questo elemento distintivo ha una storia particolare. Porter ha raccontato di quella volta che si trovava a Denver, in Colorado, durante una giornata fredda: “Indossavo cinque strati di vestiti e portavo un cappello. Quando la temperatura è salita, ho pensato che fosse molto comodo, ma anche un look. Ho iniziato a cantare in un jazz club di Denver e la gente diceva: ‘Oh sì, quello è il ragazzo con il cappello’. Così è diventata una caratteristica distintiva”

Nel 2020, intervistato da Waitrose Magazine, Porter ha fornito una risposta ancora più diretta sulla copertura facciale: “La gente chiede “Che malattia ha?” C’è un motivo religioso?’ Non c’è nessun motivo religioso e non c’è un vero motivo medico. È semplicemente una cosa mia. Mi sento a mio agio”. Ha poi aggiunto una riflessione, probabilmente anche per ridimensionare la curiosità su questo aspetto: “Ti spiego: se avessi avuto ustioni, cicatrici o qualche malattia, mi avrebbe fatto capire meglio chi soffre per qualsiasi cosa. Mi avrebbe fatto sentire empatia per chi si sente insicuro per un aspetto fisico, che sia un occhio, una cicatrice o il colore della pelle. Ecco, tutto qui.”
La vita di Gregory Porter è stata segnata da perdite dolorose. Nel maggio 2020, durante la prima ondata della pandemia di COVID-19, è morto suo fratello Lloyd Cornelius Porter a causa di complicazioni legate al virus. Dopo settimane di ospedalizzazione, le condizioni di Lloyd sono peggiorate drammaticamente. In un’intervista straziante con The Irish Times, Gregory ha raccontato di aver cantato per suo fratello prima che il ventilatore fosse spento: “Ho cantato per lui. Ma nel momento in cui cantavo per lui, ho detto: ‘Se n’è andato’. Non so se è clinicamente morto. Nel mezzo della mia canzone pensavo: ‘Non è più lì’.
Descrivendo la situazione negli ospedali di New York durante quei giorni drammatici, Porter ha spiegato: “Era intubato. Era in quella prima ondata che ha colpito New York. Bruciavano i corpi o li congelavano. È scomparso. È entrato, è stato intubato quel giorno e semplicemente è scomparso”.
Non era la prima volta che Gregory affrontava un lutto devastante: sua madre è morta quando lui aveva solo 21 anni. Ricordando gli ultimi momenti con lei, il cantante ha raccontato: “Mi disse, due giorni prima di morire: ‘Gregory, la musica è la cosa che fai meglio. Non dimenticare la tua musica”
Oggi Gregory Porter vive a Bakersfield, in California, con sua moglie Victoria, un’artista russa, e i loro due figli. Il cantante ha parlato con affetto della vita familiare: “Mia moglie è una pittrice, quindi fa un po’ di pittura con nostro figlio. Mia moglie è anche russa, quindi sia lui che io prendiamo lezioni di russo. È divertente lavorare sulla lingua madre di mia moglie, ed è anche metà della lingua di mio figlio, perché va in Russia ogni estate”.
