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Home » Personaggi » Pornostar, scandali e serpenti: l’ex segretaria di Diva Futura racconta l’epoca d’oro di Schicchi, con Cicciolina e Moana

Pornostar, scandali e serpenti: l’ex segretaria di Diva Futura racconta l’epoca d’oro di Schicchi, con Cicciolina e Moana

La nostra intervista a Debora Attanasio, autrice del libro che ha ispirato il film Diva Futura, ora su Netflix, che nell'agenzia di Schicchi ne ha viste di tutti i colori.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco1 Settembre 2025Aggiornato:5 Settembre 2025
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Una scena del film Diva Futura (2024)
Una scena del film Diva Futura (2024)
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Tra scandali, set proibiti e titoli di film hard capaci di strappare un sorriso, Diva Futura non fu solo un’agenzia, ma un vero fenomeno culturale che ha segnato gli anni ’80 e ’90, in Italia. A raccontarne i retroscena è Debora Attanasio, ex segretaria di Riccardo Schicchi e oggi giornalista, autrice del libro da cui è tratto l’omonimo film. Assunta nei primi anni ’90, Debora non si limitava a gestire spettacoli e contratti di Cicciolina, Moana Pozzi e delle altre performer: nel vortice quotidiano dell’agenzia si ritrovava anche a sfamare il pitone di Schicchi, a rispondere ai maniaci telefonici e a smistare improbabili aspiranti pornostar.

Il cast del film Diva Futura (2024)
Il cast del film Diva Futura (2024)

Nell’intervista che segue ci svela chi era davvero Schicchi, come funzionava il suo universo parallelo rispetto all’hard tradizionale, quanto guadagnavano le sue artiste e in che modo. Con lei abbiamo parlato anche dei politici della Prima Repubblica, che spesso si mescolavano alle ragazze, nei locali notturni di Roma.

Prima di entrare nel suo racconto, ricordiamo che il film Diva Futura, diretto da Giulia Louise Steigerwalt, è disponibile su Netflix, mentre il libro è acquistabile su Amazon, altri store digitali e in libreria. Nel film, Pietro Castellitto veste i panni di Schicchi e Barbara Ronchi quelli di Debora.

Il film si concentra soprattutto su quattro figure: lei, Riccardo Schicchi, Eva Henger e Moana Pozzi. Nel libro, però, c’è un caleidoscopio di personaggi rimasti fuori, penso a Milly D’Abbraccio o Barbarella. Avrebbe voluto che nel film ci fosse più spazio per qualcuno di loro?

“Purtroppo un film dura due ore e più di questi personaggi non ci potevano entrare. Mi sarebbe piaciuto che ci fossero anche Milly D’Abbraccio e Valentine Demi, e fra i maschi il giovane manager ungherese Kalman di cui parlo molto nel libro e che i lettori trovano sia esilarante. Speriamo che un giorno qualcuno decida di fare anche la serie.”

Pietro Castellitto in una scena di Diva Futura
Pietro Castellitto è Riccardo Schicchi in una scena di Diva Futura

Il libro, così come il film, ribalta totalmente l’immagine pubblica di Schicchi. Chi non lo ha conosciuto lo immagina come un turpe approfittatore alla Weinstein. Qui invece viene descritto come un genio sregolato, attratto dal denaro ma fantasioso e protettivo verso artiste e collaboratrici. Gli dispiaceva essere percepito diversamente?

“Un po’ sì, però ci aveva fatto il callo. In fin dei conti, Riccardo Schicchi non era un vero avido, tirchio sì, perché voleva reinvestire tutto nei suoi progetti e si aspettava che tutti devolvessero i propri compensi alla causa, si stupiva quando gli attori lo rincorrevano per gli uffici per essere pagati, erano scene esilaranti. Ma mai visto comprarsi un oggetto di lusso, aveva un’auto scassata e le scarpe consumate. Non era nemmeno un vero pornografo, potevano passare anni tra un film e l’altro delle sue artiste, eppure erano tutte ricche, Riccardo le faceva guadagnare dalle ospitate in tv e nelle discoteche, dagli strip tease nei locali, dalla telefonia erotica. A Moana procurò persino un contratto per una serie di oggetti di cartoleria con la sua immagine, Cicciolina fece da testimonial ai cetriolini Saclà. La vera vocazione di Schicchi era “provocare”, fare scandalo. La mattina – tardi – scendeva in ufficio e diceva “che ci inventiamo oggi per finire sui giornali?”. E partiva il brainstorming. Il più clamoroso: quando alle 5 di mattina siamo andati alla Fontana di Trevi per fotografare Eva Henger completamente nuda, con i vigili che ridevano e si voltavano dall’altra parte. Le foto sono uscite in tutto il mondo.”

Denise Capezza e Pietro Castellitto in Diva Futura
Denise Capezza e Pietro Castellitto sono Moana Pozzi e Riccardo Schicchi in Diva Futura

In che modo è cambiata la sua percezione del mondo del porno da quando ha iniziato a lavorare a Diva Futura?

“C’è da fare una specifica: un conto era il mondo del porno, un conto era il mondo di Riccardo Schicchi. Se le attrici sgomitavano per entrare a far parte dell’agenzia Diva Futura c’erano i buoni motivi che in parte ho spiegato già prima. Un’attrice porno che si muoveva sulle corsie normali guadagnava bene ma veniva strapazzata, faceva solo film, una specie di pollo da batteria; ne ricordo una che mi disse “quest’anno ne ho girati un centinaio”. Moana ne avrà girati in tutta la vita poco più di una decina, ma ne uscirono tantissimi perché erano frutto di rimontaggio degli scarti. Idem per Eva Henger, che non è stata sul set più di quattro, cinque volte in tutto. Per cui la mia percezione è cambiata poco riguardo al porno ordinario ma è cambiata totalmente sulla figura di Schicchi, di cui leggevo le interviste da ragazzina. Dovevo lavorare con lui solo sei mesi e invece sono rimasta per quasi dieci anni proprio perché ero affascinata dal suo modo di avere a che fare con le donne, mai mansplaining, mai offese sessiste, e poi mi apriva gli occhi su cose che non avevo mai notato, come il doppio standard. Perché, ad esempio, tutti definiscono la pornografia “sfruttamento del corpo della donna” e non si sente mai dire “sfruttamento del corpo degli uomini”? Eppure nei film ci sono anche attori maschi nudi che a volte fanno cose umilianti o ridicole, senza contare che le donne guadagnavano dieci volte di più. Io maneggiavo gli incassi di Moana e mi riesce difficile pensarla come una donna “sfruttata”, con una media di 60 milioni di lire mensili di entrate. Lei stessa diceva sempre che le vere donne sfruttate sono le casalinghe che lavorano tutta la vita, anche quando vanno in villeggiatura con la famiglia, senza un compenso e con poche soddisfazioni.”

Negli ultimi anni il dibattito sul consenso nelle relazioni che implicano il sesso, amorose o professionali, è diventato centrale. Basti pensare alle polemiche su Siffredi o alla pagina Facebook “Mia Moglie”, chiusa da Meta. Anche in Diva Futura il concetto di consenso era così precario e fraintendibile? Oppure le ragazze erano più consapevoli di ciò che facevano?

“Riccardo Schicchi su questo è stato un pioniere. Prima di accettare una ragazza che si candidava in agenzia – lui preferiva di gran lunga le debuttanti, così poteva creargli intorno un personaggio su misura – la bombardava di domande, le spiegava tutto, magari cercando di non spaventarla perché comunque le reclute nuove facevano comodo, i locali erano tanti e servivano sempre nuove artiste per coprire le programmazioni. Tutte le artiste di Riccardo erano pienamente consapevoli, anche perché, come detto, con lui si giravano così pochi film che guadagnavano su attività normalizzate. In linea di massima, però, nel porno italiano il consenso è sempre stato abbastanza rispettato ed esplicito, infatti quando è scoppiato lo scandalo di Sara Tommasi, che è stata drogata prima di girare, la comunità del porno si è indignata e i personaggi che l’avevano commesso sono stati biasimati e isolati, ricordo che ne parlammo molto anche al funerale di Schicchi, sul sagrato. Certo, alla fine degli anni 90, con l’arrivo del web, molte cose sono cambiate, l’hard core è diventato un mercato mordi e fuggi e la facilità di girare in digitale ha facilitato l’accesso a qualsiasi tipo di personaggio privo di etica, oltre a far nascere dei generi agghiaccianti.”

Debora Attanasio con Eva Henger ad una festa
Debora Attanasio con Eva Henger ad una festa, negli anni ’90 (Courtesy Debora Attanasio)

Un tratto distintivo dei film hard di allora, rispetto alle produzioni più recenti, erano i titoli: sempre fantasiosi e capaci di strappare una risata. Anche Diva Futura non era da meno: da “Cicciolina il giorno dopo – Orgia Nucleare” a “Cicciolina e Moana ai Mondiali”. Chi li inventava, in agenzia?

“Riccardo. Con i titoli era un fenomeno. Spesso veniva contestato dal produttore perché avevano obiettivi diversi: Riccardo voleva divertirsi e far divertire, il produttore voleva guadagnare. C’è anche una scena nel film Diva Futura che racconta una di queste occasioni, il film di debutto di Eva Henger che Riccardo voleva poeticamente chiamare “La conchiglia violata” e il produttore che proponeva invece “Finalmente pornostar”. Alla fine, sulla VHS c’erano entrambi i titoli.”

Nel libro c’è una scena divertentissima in cui due rappresentanti di una nota marca di aspirapolveri decidono di mettersi in gioco con un provino da pornostar. In generale, cosa spingeva uomini e donne a tentare una carriera nell’hard? Le motivazioni erano diverse?

“Uno di quei due ragazzi è ancora mio amico, l’ho invitato alla prima del film a Roma! La questione delle motivazioni diverse è una delle tante che mi ha dato modo di riflettere e di cambiare il modo in cui guardo e valuto la società nel suo complesso. La proporzione fra le donne e gli uomini che chiedevano di fare un provino era più o meno una ogni 500 uomini, forse di più. Era incredibile quanti fossero gli uomini di ogni età, anche maturi, che si facevano avanti. Per me è ancora inconcepibile che per un uomo, essere visto dagli amici in un film porno sia un vanto mentre una donna viene biasimata. Qualche anno fa ho scritto per Marie Claire uno scambio che ho avuto con Ilona Staller in cui ci chiedevamo perché Rocco Siffredi fosse stato invitato a Sanremo, al Festival di Cannes, alla Mostra del Cinema di Venezia, e lei mai. L’anno scorso Eva Henger è stata la prima ex pornodiva a fare il red carpet a Venezia, grazie al film Diva Futura tratto dal libro, che era in concorso, su questo sono stata più brava di Schicchi, lui non c’era mai riuscito. A parte questo, la maggior parte degli aspiranti attori non erano stalloni, ma solo dei poveretti che non avevano una vita sentimentale/sessuale e pensavano di crearsela sul set. Rido ancora al pensiero di come avessi imparato a smistarli già solo dalla telefonata con cui si candidavano.”

Una scena di Diva Futura col serpente
Una scena di Diva Futura col serpente

Come segretaria non si occupava solo di contratti e spettacoli, ma anche di una fauna variegata: le pornostar, anche quelle meno note, i maniaci telefonici, persino gli animali che Schicchi teneva in agenzia.
Chi erano i più difficili da gestire?

“Gli animali. Per me dare la quaglia in pasto al pitone era sempre un dramma. I maniaci invece ho imparato a gestirli, dopo un po’. I miei amici Mauro e Carmelo, che impersonano le drag queen Karma B, oggi dicono che si divertono molto per come blasto i cattivi uomini sui social, ma è qualcosa che ho imparato in quegli anni.”

Debora Attanasio con Cicciolina ad una festa
Debora Attanasio ad un party di compleanno di Ilona Staller – la bionda alla sua sinistra è Eva Henger, allora diciannovenne e sconosciuta  (Courtesy Debora Attanasio)

Le è mai capitato di avere a che fare con persone molto importanti – della politica o delle istituzioni – che avevano messo gli occhi su qualche artista?

“Sì, alcune attrici flirtavano con uomini di potere. Il primo giorno di lavoro ho trovato in un cassetto una lettera d’amore a Cicciolina scritta sulla carta intestata del Parlamento, era firmata con una sigla, non ho mai capito chi fosse, e quando Bettino Craxi è caduto in disgrazia Moana mi ha detto chiaramente: “meno male che nel mio libro non ho scritto il suo nome”. Però me ne parlava come un uomo di gran classe, che la trattava come una regina. Personalmente, a volte qualcuna mi ha portato con sé al Tartarughino, un locale romano dove la sera si addensavano i politici della Prima Repubblica, ed era molto strano vedere le mie amiche in abiti succinti bere drink offerti da uomini in giacca e cravatta che di solito vedevo al TG.”

(Nel libro in questione, che si intitola La filosofia di Moana, Craxi viene indicato come “Il segretario di un partito di sinistra”. Moana diede i voti a diversi uomini celebri con cui era stata, da Massimo Troisi a Tardelli. Craxi si beccò un bel 7 e mezzo ndr)

Barbara Ronchi e Pietro Castellitto in Diva Futura
Barbara Ronchi e Pietro Castellitto in Diva Futura

Se potesse rivivere un solo giorno del periodo trascorso a Diva Futura, quale sceglierebbe?

“Il giorno raccontato nel finale del film. No spoiler, chi l’ha visto lo sa, chi non l’ha visto, lo vedrà. Se quando morirò rivedrò Riccardo e Moana, spero che il Paradiso sia come quella giornata fantastica.”

Le capita ancora di canticchiare le canzoni di Cicciolina ai cenoni di Natale?

“Per fortuna no. Il mio terrore ora è di rimbambirmi da vecchia e di cantarle in casa di riposo.”

In questi giorni ha raccontato sui social di provare nostalgia per Diva Futura. Di che cosa, in particolare?

“Sono passati 30 anni, ho avuto una vita intensa e ho incontrato migliaia di persone comuni e moltissimi personaggi famosi di tutto il mondo, come giornalista. Eppure non ho conosciuto più nessun uomo che avesse la genialità e l’intelligenza di Riccardo. Non mi è mai più accaduto di restare in ufficio volontariamente per ore oltre il mio orario di lavoro perché avevo paura di perdermi la genesi di qualcuna delle sue idee. E poi, è surreale che l’unico uomo totalmente privo di maschilismo che abbia mai conosciuto, che fosse in grado di leggere nella testa delle donne senza pregiudizi, sia stato un pornografo. Se fosse vivo, oggi ci passerei tanto tempo insieme. Manca a tutti quelli che gli hanno voluto bene, non solo a me.”

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