Catena Fiorello, scrittrice e sorella di Rosario, ha raccontato un episodio della loro infanzia risalente al 1976, quando lei aveva dieci anni, Rosario sedici e l’altro fratello, Beppe, appena sette. In quell’occasione conobbero una famiglia di milanesi che la loro nonna ospitò in casa sua a Messina e che oggi vorrebbe ritrovare.
Nel rispondere a una domanda del Corriere sulle origini del talento dei fratelli Fiorello, Catena ha spiegato che deriva sicuramente dalla nonna Catena, da cui ha preso il nome. “Lei era bravissima a fare le imitazioni e la sua casa a Letojanni era un circo continuo, con un via vai di personaggi che andavano da lei a confidarsi, raccontare i propri guai”. Un giorno, tra un viavai e l’altro, capitò una famiglia di Milano in difficoltà.
“Il giorno del mio decimo compleanno incontrammo una famiglia di Milano che non trovava un albergo, avevano un bambino, erano disperati, e papà li portò da nonna. Si chiamavano signori Ceva. Noi dormivamo in quattro in un letto matrimoniale, Rosario e Beppe in due lettini, nonna su una poltrona, e mettemmo i Ceva in soffitta, per terra. Restarono dodici giorni. “I più belli della nostra vita”, dissero i signori Ceva quando se ne andarono”.

E furono giorni bellissimi anche per i Fiorello, perché “c’erano i milanesi, la gente del paese veniva a portare frutta, verdura, cibo”. Oggi, ha detto Catena, vorrebbe ritrovare i signori Ceva – o almeno il figlio – per un saluto.
Nella stessa intervista, Catena ha raccontato di quando ha affrontato gravi problemi di salute a causa della superficialità di un medico.
