La commedia Questi Fantasmi! scritta da Eduardo De Filippo nel 1945, è ispirata ad una storia vera, quella che capitò ai nonni materni del grande drammaturgo, Domenico Scarpetta ed Emilia Rendina, che in un periodo difficile della loro vita abitarono in una casa che si diceva essere infestata dagli spiriti e dalla quale scapparono dopo pochi mesi. A questa vicenda di base, Eduardo ha poi aggiunto altri elementi narrativi.

Come scrive Napoli+ citando due libri, Vita di Eduardo di Maurizio Giammusso e Lettere e pensieri di Peppino De Filippo, i nonni materni dei De Filippo si trovarono ad affrontare un periodo difficile che li portò a fare dei sacrifici. Nello specifico, il nonno Domenico Scarpetta si ammalò e dopo una lunga convalescenza che si protrasse per mesi, si ritrovò indebitato, nonostante fosse un ufficiale di prima classe agli affari ecclesiastici al ministero. A quei tempi abitavano a Napoli in un palazzo a via Santa Brigida 75 (che oggi non c’è più) ma non potendo più permettersi un affitto così alto, si trasferirono in una grande casa in un palazzo situato in Via della Salute. Un’abitazione che definire spaziosa è un eufemismo, con una dozzina di stanze enormi, ad un fitto incredibilmente basso.

Come accade anche al protagonista di Questi Fantasmi, Scarpetta conosceva le ragioni di un affitto così vantaggioso: nessuno voleva andarci ad abitare perché si diceva che fosse infestata dagli spiriti. Con il proprietario dell’immobile, Scarpetta prese l’impegno che avrebbe fatto di tutto per dimostrare alla gente che quelle sui fantasmi erano solo voci infondate, in modo rendere la casa affittabile a prezzi di mercato. Sua moglie Emilia però scoprì tutto durante una chiacchierata con una vicina di casa, la moglie del falegname, la quale le disse che in casa sua c’era ‘o munaciello, uno spiritello del folklore napoletano, vestito come un piccolo monaco, che sa essere generoso o dispettoso.
“Signora, ma voi la notte non sentite niente?”
“E che cosa dovrei sentire?”
“Ma come!? Il monacello… Gesù, voi non sapete ancora che dentro casa vostra c’è il monacello?”
Non sappiamo se nella nuova abitazione degli Scarpetta ci fosse effettivamente un monacello o un’altra forma di entità soprannaturale, fatto sta che la famiglia iniziò ad essere testimone di eventi inspiegabili quanto inquietanti, che a nostro avviso sembrerebbero collegate all’attività di un poltergeist. In casa si sentivano le porte sbattere, si sentiva l’acciottolio dei piatti e lo scricchiolio dei mobili, ma si udivano anche passi nelle camere vuote e voci che sembravano arrivare dal soffitto. Inoltre, si sentiva qualcuno che bussava alle pareti e alle porte.
Dopo pochi mesi Emilia convinse Domenico ad andare via, e dopo altre sistemazioni poco fortunate, si stabilirono definitivamente a Vico Nocelle 62.
In Questi Fantasmi! però, si parla anche di una storia collaterale, quella del fantasma di una damigella che dopo essere stata colta in flagrante col suo amante, “un pallido e nobile cavaliere” fu murata viva dal suo sposo, “il grande di Spagna, Rodriguez Los De Rios”. Questa storia, apparentemente richiama quella di Maria D’Avalos, nobildonna napoletana che fu uccisa a pugnalate da suo marito, il compositore Carlo Gesualdo, insieme al suo amante, Fabrizio Carafa, duca di Andria. Secondo la leggenda, il fantasma di Maria, ancora oggi si manifesterebbe nei dintorni di Piazza San Domenico, nel centro storico di Napoli. Ipotizziamo che questa vicenda, molto conosciuta a Napoli, possa aver ispirato De Filippo per la vicenda che il portiere Raffaele racconta a Pasquale Lojacono.

Tornando a Eduardo, l’attore e regista napoletano si ispirò spesso a storie di cronaca o a vicende familiari per le sue commedie. Se i nonni paterni gli diedero l’ispirazione per Questi Fantasmi, i nonni materni Luca e Concetta furono la principale ispirazione per Natale in casa Cupiello. Dal testo di Questi fantasmi sono stati realizzati un film con Renato Rascel, del 1954, un film con Sophia Loren e Vittorio Gassman, e poi a seguire anche un film tv con Massimiliano Gallo, uscito nel 2024.
