A 30 anni dal suicidio di Raul Gardini, avvenuto a Milano nel 1993. l’avvocato Marco De Luca, membro del collegio di difesa dell’imprenditore, indagato nell’ambito dell’inchiesta di Mani Pulite in riferimento alla tangente Enimont, ricorda le ultime ore di Gardini e spiega che il suo cliente si sia ucciso per tutelare la sua famiglia e la sua reputazione, in un momento difficile.
In un’intervista esclusiva al Corriere della Sera, De Luca sottolinea come, dietro la scelta estrema dell’imprenditore, ci fosse il desiderio di non venire meno a quei valori familiari che da sempre avevano caratterizzato il suo modo di vivere: “Io credo che lo abbia fatto per tutelare la sua famiglia e la sua immagine. Non dobbiamo dimenticare che accanto alle vicende di Tangentopoli era maturato in quel momento il dissesto della Montedison che avrebbe potuto ripercuotersi su di lui e su molti altri con azioni riparatorie importanti dal punto di vista economico. Penso abbia considerato il fatto che senza di lui la sua famiglia sarebbe stata in qualche modo tutelata. Forse voleva evitare che le vicende di Tangentopoli potessero turbare tutto questo: lui e il suo mondo“.
L’avvocato ricorda la morte di Raoul Gardini lo stato d’animo precario dell’industriale in quelle ore decisive, in attesa del previsto interrogatorio con il Pubblico Ministero Antonio Di Pietro: “Mi sembrava un uomo molto provato, aveva nel volto una profonda tristezza.. La sua prima preoccupazione riguardava la documentazione delle attività di Montedison di cui non disponeva ma che riteneva necessaria per difendersi dalle accuse. Essendo ormai fuori dal gruppo da un paio d’anni, non aveva quelle carte, in particolare sulla vicenda Enimont e sulle dazioni di denaro; Gardini si sarebbe dovuto presentare il giorno 23 alle 11 di mattina in una qualche caserma della Guardia di Finanza, lï Di Pietro lo avrebbe interrogato a lungo, probabilmente fino a notte fonda, e Gardini sarebbe rimasto con noi fino a che il gip non avesse concesso i domiciliari. Il 24 poteva essere a casa“.
Le frizioni tra Gardini e la famiglia Ferruzzi, successive alla débâcle Enimont, a seguito della quale Gardini avrebbe lasciato il gruppo, sono confermate anche da Idina, moglie dell’imprenditore e terzogenita di Serafino Ferruzzi; in un’intervista televisiva del 1997, la donna conferma l’ostruzionismo dei suoi collaboratori, in particolare Carlo Sama e Sergio Cusani, nel fornire a Gardini la documentazione utile per la sua difesa: “Mi diceva: mi promettono, e poi non ricevo, li aspetto e poi non me li danno; mi sento impotente, non sarò credibile; e quando chiedo, mi sbattono la porta in faccia“. A questo proposito, De Luca aggiunge: “Temeva che dall’interrogatorio di Garofano emergesse una realtà molto diversa da quella che pensava di rappresentare. Aveva paura cioè che gli gettassero la croce addosso”.
