Renée Zellweger ha rivelato in un’intervista con Hugh Grant per British Vogue le ragioni che l’hanno portata a ritirarsi momentaneamente dal cinema per sei anni, tra il 2010 e il 2016. Dopo una carriera ricca di successi, e nonostante fosse una delle attrici più pagate verso la fine dei 2000. Renée non riusciva più a sopportare il suono della propria voce nei ruoli che interpretava e sentiva di essere intrappolata in una spirale di emozioni ripetitive: “Era come un continuo rigurgito delle stesse esperienze emotive” ha confessato.

Nonostante il ritiro dalle scene, Zellweger non è rimasta con le mani in mano. A British Vogue ha raccontato di aver dedicato il tempo a passioni e attività che le hanno permesso di crescere e prendersi cura di sé stessa. Ha scritto canzoni, studiato diritto internazionale, costruito una casa, e trascorso tempo di qualità con la sua famiglia e gli amici. Ha anche salvato due cani anziani, viaggiato attraverso gli Stati Uniti e creato una partnership per fondare una casa di produzione. Oltre a ciò, si è impegnata nel volontariato per aiutare un’amica malata e raccogliere fondi in suo sostegno.
“Mi sono presa cura di me stessa e sono tornata in salute”

Nel 2016, Zellweger è tornata sugli schermi con Bridget Jones’s Baby, seguito nel 2019 dal film biografico Judy, dove ha interpretato Judy Garland. Quest’ultimo ruolo le è valso il suo secondo Oscar, consolidando il suo status di icona cinematografica. Ora, con l’imminente uscita di Bridget Jones: Un amore di ragazzo, che in Italia esce il 13 febbraio 2025, Renée si prepara a ritrovare ancora una volta il suo pubblico, quello affezionato alla saga ideata da Helen Fielding.
Durante la stessa intervista, Hugh Grant e Zellweger hanno scherzato sul fatto che lei non legge le recensioni dei suoi film, non guarda i risultati al boxoffice e non va su RottenTomatoes per se un film è stato accolto bene o meno e non ha neanche Twitter. Grant si è detto scettico e le ha detto che invece lui ama “auto-flagellarsi” e che la sera tardi, se gli capita di essere “insicuro e ubriaco” va alla ricerca di recensioni negative chiedendosi: “Chi mi odia?”
