Rexal Ford, l’uomo di 46 anni fermato nei giorni scorsi sull’isola di Skiathos, in Grecia e attualmente accusato dell’omicidio di una bambina di otto mesi e dell’occultamento del cadavere di una donna – entrambe ritrovate a Villa Pamphili, a Roma – ha dichiarato alle autorità di essere un regista americano. Tuttavia, alcune testate giornalistiche hanno sottolineato che questa affermazione non corrisponderebbe alla realtà. Esiste però effettivamente un Rexal Ford accreditato come regista e produttore in diversi database specializzati, tra cui IMDb, il che ha alimentato alcuni interrogativi: si tratta della stessa persona?
Il Rexal Ford presente su IMDB, così come in altri database internazionali, più che come regista, ha un curriculum da produttore e produttore esecutivo. Pur non essendo un nome noto al grande pubblico, il nome di Rexal Ford è legato a titoli come Tres metros sobre el cielo (remake spagnolo del film con Scamarcio), In guerra per amore (2016) di Pif, Se Dio vuole (2015) con Alessandro Gassmann e Lo strano caso di Angelica (2010) di Manoel de Oliveira. Ha collaborato anche a film come Lighthouse. Nonostante abbia firmato alcuni lavori come regista e sceneggiatore, è soprattutto nella produzione che ha trovato maggiori opportunità lavorative.
È plausibile che si tratti della stessa persona presente anche su Instagram con il nome Rexal Ford, dove si definisce “filmmaker”. L’aspetto fisico mostrato in alcune immagini sui social sembra compatibile con quello dell’uomo arrestato, la cui foto è stata pubblicata anche da Chi l’ha visto?. Tuttavia, non è ancora giunta alcuna conferma ufficiale dell’identità, né che il Rexal Ford del cinema corrisponda esattamente al sospettato di Villa Pamphili.
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Secondo quanto ricostruito in un articolo del Corriere della Sera, i corpi ritrovati a Villa Pamphili – una donna di circa trent’anni e una bambina di otto mesi – sono stati identificati grazie a testimonianze raccolte nei centri per bisognosi e ai filmati delle mense della Caritas e della comunità di Sant’Egidio. Fondamentali sono stati un cappellino con visiera e un vestitino rosa indossati dalla bambina, immortalati dalle telecamere di sorveglianza. L’uomo che era con loro, anche lui americano, è stato identificato perché aveva lasciato i propri documenti in uno di questi centri. La donna, probabilmente morta per cause naturali, è stata ritrovata nascosta sotto un sacco nero, mentre la bambina – morta giorni dopo – è stata soffocata e picchiata. Le indagini proseguono per chiarire il tipo di legame tra i tre e comprendere come siano arrivati in Italia e perché vivessero ai margini.
