Richard Harrison, l’attore americano che divenne una stella del cinema di genere europeo tra gladiatori, pistoleros e ninja, è morto venerdì 18 settembre 2026 a Los Angeles all’età di 90 anni per cause naturali. L’annuncio è arrivato dalla produttrice e amica di lunga data Joan Borsten.
Nato a Salt Lake City il 26 maggio 1935, Harrison arrivò a Hollywood a soli 17 anni con il sogno di sfondare nel cinema. Lavorò nelle palestre di celebri culturisti, posò per riviste di bodybuilding e prese lezioni di recitazione alla Fox. I primi ruoli furono piccole parti in Kronos e altri film della fine degli anni ’50.
Sul set di Il padrone del mondo del 1961, con Vincent Price, Harrison incontrò Loretta Nicholson, figlia di un produttore della American International Pictures. I due si sposarono nello stesso anno, segnando una svolta personale che sarebbe stata seguita da una ancora più significativa sul piano professionale.
Dopo aver faticato a ottenere ruoli di rilievo a Hollywood, Harrison prese una decisione che avrebbe definito la sua carriera: partire per l’Italia. Nel 1962 divenne immediatamente protagonista con Il gladiatore invincibile, seguendo le orme del culturista Steve Reeves che aveva aperto la strada agli attori americani nel genere peplum. Il successo fu immediato.
L’anno seguente recitò in Il giustiziere dei mari e La rivolta dei sette, poi nel 1963 arrivò Duello nel Texas, uno spaghetti western italo-spagnolo con colonna sonora di Morricone. Fu proprio in questo periodo che rifiutò il ruolo del pistolero senza nome in Per un pugno di dollari di Sergio Leone, il film del 1964 che avrebbe lanciato Clint Eastwood verso la leggenda.
The Hollywood Reporter scrive che Harrison ha sempre sostenuto di aver raccomandato personalmente Eastwood per quella parte, un gesto che avrebbe cambiato la storia del cinema. Mentre Eastwood diventava una star internazionale, Harrison continuò la sua prolifica carriera nel cinema di genere europeo e asiatico, costruendo una filmografia che conta oltre 100 produzioni di genere.
Quando il lavoro in Europa rallentò alla fine degli anni ’70, l’attore si spostò a Hong Kong dove per circa un decennio fu protagonista di numerosi film d’arti marziali a basso budget, spesso incentrati sui ninja. Non si limitò a recitare: diresse anche alcuni di questi film, dimostrando una versatilità che andava oltre la presenza fisica sullo schermo.
Nel suo lungo post ricco di ricordi, la Borsten ha ricordato che Richard Harrison organizzava cene per l’industria cinematografica che terminavano sempre con pasta a mezzanotte e annoverava tra i suoi amici più stretti Steve Reeves, il regista George Cukor, l’attore Franco Nero, lo scrittore Gore Vidal, Troy Donahue, Tab Hunter, lo sceneggiatore Stewart Stern e persino Al Bano e Romina Power.
Nel 1985, durante la Guerra Fredda, Harrison ebbe un ruolo in un episodio degno di un film di spionaggio: aiutò l’attore sovietico Oleg Vidov, conosciuto come il “Robert Redford russo”, a rifugiarsi nell’ambasciata americana a Roma. Vidov sposò successivamente Joan Borsten nel 1989 e rimase con lei fino alla morte nel 2017.
Tornato a Los Angeles nel 1986 con la sua seconda moglie Maria Francesca Pomentale, sposata nel 1978, Harrison acquistò una proprietà in rovina a Malibu con vista infinita sul Pacifico. I due costruirono una casa che chiamarono Villa Francesca, che divenne la loro residenza fino a quando non fu distrutta nell’incendio di Palisades dello scorso anno.
Nonostante la fama, specialmente in Italia dove non poteva camminare per strada senza essere riconosciuto, Harrison mantenne sempre un atteggiamento semplice. Come ha ricordato Borsten, l’attore vedeva la sua carriera cinematografica inaspettata come un’opportunità per viaggiare e incontrare persone interessanti. Il suo metodo di scelta dei progetti era singolare: chiedeva al produttore dove si sarebbe girato il film e accettava se non aveva mai visitato quella località. Solo una volta sull’aereo, finalmente leggeva la sceneggiatura.
Oltre alla moglie Francesca, Harrison lascia tre dei suoi quattro figli. La sua carriera rimane una testimonianza di un’epoca dorata del cinema popolare internazionale, quando attori americani attraversavano l’oceano per diventare eroi sugli schermi di mezzo mondo.
