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Home » Personaggi » Robbie Williams spiega perché non dovete offendervi se rifiuta un selfie con voi

Robbie Williams spiega perché non dovete offendervi se rifiuta un selfie con voi

Il cantante ha condiviso una lunga riflessione con i suoi fan e ha spiegato perché a volte rifiuta un selfie. Ci sono mille motivi, anche personali.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco18 Aprile 2025
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Robbie Williams
Robbie Williams
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Robbie Williams ha scritto un lungo post, condiviso sul suo profilo Instagram, sul tema delle richieste di selfie che gli arrivano da fan e sconosciuti. Il 16 aprile 2025 il cantante si trovava in aereo, nelle prime ore del mattino, con i suoi figli ed ha ricevuto richieste di foto da altri passeggeri. Ad alcuni di loro ha scritto un biglietto per spiegargli perché gli ha rifiutato una foto e ha voluto fare lo stesso con i tre milioni di follower che ha su Instagram. Nel suo post l’ex Take That spiega quali sono le ragioni principali per le quali potrebbe rifiutare uno scatto, ma soprattutto spiega perché non dovete prendervela se un vip si sottrae ad un’interazione. Ha detto che potrebbe capitarvi di incontrarlo in una giornata complicata, o mentre è sovrappensiero su questioni familiari o sui genitori malati. O semplicemente perché sta discutendo con sua moglie. Ha anche spiegato che soffre di ansia ed è a disagio con le interazioni sociali, anche se lo maschera bene. Robbie ha anche sottolineato che non tutte le persone che lo fermano sono suoi veri fan, ma semplicemente gente affascinata dalla celebrità, e non tutti sono gentili. Gli capita anche di incontrare psicopatici, a suo dire.  Di seguito, il lungo post di Robbie.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Robbie Williams (@robbiewilliams)

Sono seduto su un volo nazionale, che attraversa l’America. Ho avuto tre interazioni finora con alcuni passeggeri. Uno di loro mi ha dato un biglietto adorabile sul quale ha scritto delle parole gentili sul mio documentario e poi mi ha chiesto una foto.
Gli ho risposto con un biglietto e gli ho spiegato che sono sveglio dalle 4.30, ho dormito due ore e ho gestito quattro bambini per tutto l’aeroporto. Ho le borse sotto gli occhi e ho l’ansia. Ho spiegato che se fossero venuti a farsi una foto con me, la mia ansia sarebbe peggiorata, perché tutti i passeggeri avrebbero iniziato a chiedersi chi sono. E qui non sono famoso. Questo tipo di attenzioni aggiungerebbe ulteriori ansie al disagio che provo quando sono “fuori”.

Non ho detto no – ho risposto, gli ho mandato una lettera e gli ho detto: “Tante persone hanno delle foto con me, ma nessuno ha mai ricevuto una di queste”

Poi è venuta una hostess e mi ha detto che c’era un uomo in fondo all’aereo che era un grande fan di Rock DJ e si chiedeva se potesse venire a scattare una foto. Gli ho scritto un biglietto simile sul retro del mio biglietto aereo e gli ho detto che al nostro arrivo, dovrò gestire quattro bambini. Ancora una volta, non ho detto no, ho solo sperato che il biglietto potesse bastare.

Mente stavo scrivendo, è arrivato un altro passeggero e ha chiesto una foto. Ho acconsentito. Ultimamente, lo vedo come un essere al servizio degli altri. Se rende felice qualcuno – e se posso – farò del mio meglio per facilitare quella felicità. Non è sempre stato così. Ma oggi sì, per la maggior parte. In ogni caso, penso che debbano essere fatti dei distinguo.  Quindi permettetemi di provare a spiegare.

Questo è un argomento delicato per una persona famosa che cerchi di contestualizzare. Qualsiasi cosa che non sia: “Certamente, è mio dovere e la cosa giusta da fare” …è rischiosa. C’è una sorta di legge non scritta: come celebrità, dovresti essere accessibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Salutare tutti gli sconosciuti come se fossi il sindaco della migliore città che chiunque abbia mai visitato. Assicurarti che i loro desideri vengano soddisfatti, qualunque essi siano. Altrimenti sei uno str**zo. Non c’è via di mezzo. Ho già sentito questo discorso: “Queste persone ti hanno messo dove sei, quindi dovresti.” Ma è un modo di pensare sbagliato.
Penso che oltre il 50% delle persone che mi chiedono foto – probabilmente molto di più – non saprebbe nominare uno dei miei album, tanto meno dire di aver comprato un biglietto per uno spettacolo. Non sono più fan di me di quanto lo siano della Torre di Pisa o del Big Ben. Sono fan della fama. Come lo sono anch’io. Ma non necessariamente di me.

Ora, ascolta, se ci incrociamo nella vita e sei un mio fan, voglio che me lo dica. Significa molto per me. Troverò del tempo. Ho gratitudine per questo. Mi scalda il cuore quando sento che ho scaldato il tuo. Ma ecco una domanda aperta: Pensi che ci debba essere un limite a quante persone possano accederti in un giorno?
C’è un numero che è troppo? O è infinito, quante più persone ci sono, tanto più dovresti servire?”

Credo che la gente immagini questi momenti come cose occasionali, isolate. Una persona. Una foto. Una richiesta. Non le dieci che sono accadute quella mattina… o le cinque che ancora devono arrivare quella sera.
Ogni. Singolo. Giorno. Onestamente, non mi sto lamentando. Questo è un problema che preferirei avere piuttosto che no. Non è una lamentela, è un contesto.

Recentemente ero su un altro volo e stavo chiacchierando con l’equipaggio. Un gruppo adorabile. Hanno chiesto delle foto – ho acconsentito. Poi sono arrivati altri. Poi alcuni si sono fermati vicino al mio posto per una chiacchierata.
Uno di loro non sapeva cosa dire e nemmeno io, ma ha comunque detto qualche parola. Poi è arrivata la frase che mi ha fatto innervosire: “Sei molto più simpatico di TIZIO, che non voleva nemmeno fare una con noi” Quello mi ha dato fastidio. Conosco quell’altra celebrità – ed è un ragazzo adorabile. Forse pensava che se paga 8 mila sterline per un biglietto, il prezzo potrebbe includere un po’ di privacy. Chissà cosa stava succedendo nel suo mondo quel giorno?

Ecco la verità: ogni interazione – con sconosciuti o anche persone che conosco bene – mi riempie di disagio. Lo maschero bene. Ma l’interazione sociale mi spaventa ancora. Tanto da non uscire per anni. Ho dovuto reimparare come interagire. E l’ho dovuto fare senza droghe o alcol. Una volta mi sembrava impossibile. Ora sto… abbastanza bene. Ma ancora striscio dentro. Ogni volta che un estraneo si avvicina – e sono estranei – panico. Inoltre… hai mai incontrato il pubblico in generale? Se ho 20 interazioni come queste in un giorno – che è la media – le probabilità sono che una o due di esse saranno con dei veri cretini. E se non sto facendo il ruolo del Sindaco della Migliore Città? Allora sono io il cretino. Hai fatto caso a come, quando c’è una brutta interazione con una celebrità, la colpa ricada sempre sulla celebrità? Mai sulla persona che si è avvicinata, o su come lo ha fatto? È strano.

Perché lascia che ti dica che ho avuto a che fare con ogni tipo. Negli ultimi giorni ho incontrato:

  • Gli arroganti.
  • Gli psicopatici.
  • I narcisisti.
  • I dissociati.
  • I passivo-aggressivi.
  • I giudicanti in silenzio.
  • Quelli… strani.

E ho incontrato anche persone adorabili. Ma come faccio a distinguere tra gli uni e gli altri – soprattutto quando sono con i miei quattro figli? Di sicuro, il mio primo dovere è proteggerli, no? Se fai un lavoro a contatto col pubblico, scommetto che sai di cosa sto parlando.

Ero al telefono con mia moglie l’altro giorno – stava piangendo a dirotto per sua madre. Posso dire di no a una richiesta di foto, in quel momento? E se sto avendo una giornata difficile a livello mentale – è ok se non voglio che uno sconosciuto fotografi la mia faccia?  È ok se non voglio fingere un sorriso e fare di nuovo il Sindaco? Due pollici che si puntano al petto con un grande sorriso: “Tutto bene!”
Magari sono nel mezzo di una discussione con mia moglie. Forse sono al telefono con mia madre, che ha la demenza. Forse sto pensando al Parkinson di mio padre. Forse sono semplicemente… triste. È ok restare in quella tristezza senza dover fare finta di niente?

Non sto dicendo di non chiedere. Puoi farlo. E non sto dicendo che tutte le celebrità siano santi. Siamo nella stessa proporzione di buoni e cattivi come ovunque. Guardati intorno – alcune persone sono semplicemente stro**i. Quello che sto dicendo è: lasciamo che le persone siano persone. Esseri umani, che lottano – come tutti noi – in un modo o nell’altro. Concediamo alle persone la dignità della loro privacy, dei loro desideri, dei loro bisogni. Perché la maggior parte di noi cerca solo di proteggere sé stessa – mentalmente, fisicamente, o entrambe le cose. Proprio come te. Facciamo in modo che “no” non significhi che qualcuno è uno stro**o.

Voglio davvero che tu sia felice. Voglio davvero aiutarti a esserlo. Voglio davvero essere di aiuto. Ma deve esserci spazio anche per l’autoconservazione. E poi – grazie per avermi lasciato condividere tutto questo. Tirare fuori ciò che ho dentro, invece di lasciarlo bloccato nella testa, è terapeutico. Non è uno sfogo. È solo qualcosa che dovevo togliermi dal petto. Ti ho lasciato entrare in parti della mia vita in cui forse non avrei dovuto… Ma spero che, come tutto quello che ho condiviso ultimamente, anche questo venga accolto con la stessa compassione.
A meno che tu non sia uno di quegli sconosciuti. VEDI? Sono sempre gli sconosciuti.

 

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Fabio Fusco
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Nato a Napoli, classe 1976, Fabio Fusco è Responsabile news su ScreenWorld.it e su CinemaSerieTv.it e Coordinatore editoriale su CultWeb.it. Fa parte della redazione de IlMegliodiTutto.it. Dal 2008 al 2022 è stato Responsabile news, social media manager e redattore presso Movieplayer.it. Un lungo percorso al quale è approdato dopo le esperienze nelle redazioni del portale Castlerock.it e del sito Cinemazone.it agli inizi degli anni 2000, e prima ancora con l'e-zine Inside View. Ha preso parte, come redattore e fotoreporter ad alcuni festival di cinema internazionali, tra cui Berlino, Roma e Venezia e ha coordinato le news di due edizioni di UltraPop Festival nel 2020 e 2021. È co-autore del libro satirico La bibbia degli spoiler. Prima di dedicarsi esclusivamente al mondo del cinema e dell'entertainment audiovisivo, ha mosso i suoi primi passi alcune agenzie pubblicitarie e di comunicazione.

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