Romy Schneider è una delle attrici più amate della sua generazione. L’artista, nota per aver interpretato la Principessa Sissi, andò incontro ad una morte prematura il 29 maggio 1982, a soli 44 anni, a causa di un arresto cardiaco, anche se ai tempi si parlò anche di suicidio. Il suo cuore non aveva retto ai tanti distacchi e lutti che avevano caratterizzato gli ultimi anni della sua vita. Dieci mesi prima della sua scomparsa, Romy aveva perso il figlio David Haubenstock di 14 anni, deceduto in un tragico incidente.
Nonostante il mondo a cui apparteneva, e i grandi successi che il cinema le aveva regalato, Romy Schneider non riuscì mai a sanare le ferite che si portava dentro da bambina, quando fu messa in collegio. La madre, nonostante la vicinanza, l’andava a trovare solo poche volte all’anno.
Le ferite erano destinate a riaprirsi, prima con il suicidio del precedente marito Harry Haubenstock, poi con i successivi problemi di salute. Nel 1981 le fu asportato il rene destro a causa di un tumore. Infine, il colpo definitivo, la morte per un fatale incidente del figlio David, scivolato su una lancia appuntita del cancello della casa dei nonni.
La morte del primogenito fece sprofondare Romy Schneider nell’abisso della depressione dell’abuso di alcolici e farmaci. Il suo fisico, minato dalla malattia e dal dolore, non resse. Romy Schneider morì a Parigi nella casa di Laurent Petin, il produttore che aveva iniziato a frequentare dopo essersi lasciata con Daniel Biasini. Aveva 44 anni.
Quando si sparse la voce della sua morte, i media ipotizzarono la possibilità che Romy Schneider si fosse tolta la vita. Sulla scrivania, venne trovata una lettera, incompleta, di scuse a sua figlia Sarah Biasini, che aveva il morbillo, un biglietto per annullare un servizio fotografico ed un’intervista. Sul certificato di morte fu riportato che la causa del decesso era dovuta ad un infarto.
