C’è una costante che attraversa la carriera e la vita di Rupert Everett: la libertà, dal punto di vista artistico e sessuale. Un tema che viene ribadito nell’intervista concessa al Corriere della Sera, in cui l’attore britannico racconta il suo passato, tra eccessi, amore e scelte controcorrente, mentre presenta il suo ultimo lavoro, Il vangelo di Giuda, nelle sale dal 2 aprile.
Ad una domanda sui tradimenti, l’attore 66enne risponde: “Ognuno di noi tradisce ed è stato tradito. Io ho tradito tanta gente. Quando ero adolescente, dopo la libertà del 1968, pensavo che l’autonomia avesse a che fare con romanticismo e sesso, sono stato molto infedele”
Everett è stato uno dei primi attori a dichiarare apertamente la propria omosessualità in un periodo in cui farlo poteva costare caro. Eppure, rivendica quella scelta:
“Ma sono sopravvissuto bene: ho guadagnato più di quello che ho perso. Se a Roma avessi sposato la mia amica Michela, le cose sarebbero andate diversamente. C’è un prezzo da pagare per tutto. La libertà scoperta nella Londra degli anni ’70 l’ho vissuta anche a Roma, ricordo quando facevo l’amore nei parchi, al Campidoglio e perfino al Colosseo, che trovai aperto di notte. Usanze e costumi che erano ampi nel mondo antico, mi sentivo un antico romano”

Un racconto che restituisce l’immagine di una Roma vissuta come spazio di totale libertà, quasi mitologica.
“Io ho vissuto la libertà più sfrenata. Sono stato ospite di Valentino a un grande party, ricordo i trapezisti, il canto degli angeli, il gioco di luci, il divertimento più esaltante. Mi sentivo come al circo con i gladiatori. Quel party ha chiuso un’era”
Il coming out, però, non è stato senza conseguenze professionali e nel corso degli anni Everett lo ha ribadito più volte. L’attore spiega al Corriere: “Sì, era difficile accettarlo allora, nel mondo anglosassone. Ma l’Italia mi aprì le porte con Montaldo, Rosi, Soavi. Avrei voluto vivere prima, e fare film con Visconti, Fellini, Antonioni, Sergio Leone“
Ricordiamo che Everett è protagonista de Il Vangelo di Giuda, diretto da Giulio Base, in cui interpreta Caifa, il capo sacerdote del Sinedrio che condannò Gesù. Il film, prodotto da Agnus Dei con Minerva e in collaborazione con Rai Cinema, arriva nelle sale il 2 aprile.
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