È diventato virale negli ultimi giorni il video di Sal Da Vinci durante un concerto alla Live Arena di Agrigento, dove il cantante ha sollevato di peso una bambina disabile presente tra il pubblico, abbracciandola e coccolandola davanti agli spettatori. Un gesto che ha emozionato molti fan, che hanno visto un gesto di gentilezza da parte dell’artista, ma che ha anche aperto un dibattito e sollevato alcune critiche sul modo in cui è stata raccontata la disabilità.
A intervenire sulla vicenda è stato il giornalista e attivista per i diritti delle persone con disabilità Jacopo Melio, che sui social ha espresso forti perplessità rispetto alla scena diventata virale. Secondo Melio, in questo caso la disabilità sarebbe stata “alzata come un trofeo”, perché la ragazzina sarebbe stata “incapace di reagire e invasa nel suo spazio personale senza consenso diretto”. Il tutto, ha aggiunto, sarebbe avvenuto “davanti a un pubblico entusiasta per il generoso gesto di sballottarla urlando”.
La bambina protagonista del video, come si vede nelle immagini circolate online, non sembra pienamente consapevole di ciò che sta accadendo. Proprio questo aspetto è stato al centro della riflessione di Melio, che ha spiegato come anche un gesto apparentemente nato con buone intenzioni possa avere conseguenze negative se manca una corretta cultura dell’inclusione.
“Il problema maggiore” – ha scritto l’attivista – “è che azioni come questa, assolutamente dannose, sono spesso fatte in buona fede, ma la buona fede senza una giusta formazione e cultura dell’inclusione può fare ugualmente danni enormi. Anzi, forse di più”.
Melio ha poi criticato anche la reazione entusiasta di molti utenti sui social – tra cui anche parenti della bambina – citando alcuni dei commenti apparsi sotto il video: “Che bella cosa”, “Sal sei umile”, “Piccolo angelo innocente”, “La bambina è così felice”.
“Scusate la crudezza, ma come fate a capirlo?” ha commentato Melio “Lo avete deciso solo voi e il vostro bisogno di sentirvi migliori o più fortunati, sfruttando “chi sta peggio””.
Nel suo intervento, Jacopo Melio ha spiegato che, secondo il suo punto di vista, il modo corretto di rapportarsi alla bambina sarebbe stato molto diverso.
“Sarebbe bastato, al massimo, scendere dal palco, andarle incontro e abbracciarla, o meglio ancora sorriderle e darle la mano come si fa tra adulti. Non tutto questo show raccapricciante, riducendo la ragazzina a fantoccio amplificatore del proprio ego”.
Una posizione molto netta, con cui l’attivista ha ribadito che la questione non riguarda solo il singolo episodio, ma il modo in cui spesso vengono rappresentate le persone con disabilità.
“Mi dispiace, ma non ci sono opinioni alternative possibili in questi casi: scene come questa fanno fare 100 passi indietro a tutto il lavoro quotidiano sull’inclusione. Perciò no, non possiamo e non dobbiamo tollerarle, tantomeno celebrarle”.
E ha aggiunto: “Altrimenti, molto presto, a essere alzati non saranno i diritti delle persone con disabilità ma l’idea che ogni diritto dovuto sarà solo una gentile concessione del Sal di turno”.

Successivamente, Melio è tornato sull’argomento per chiarire la sua posizione e spiegare che la sua critica non è rivolta esclusivamente al vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo.
“Preciso solo una cosa: l’attacco non è solo rivolto a Sal Da Vinci (che poi, non è un “attacco personale” ma una riflessione tecnica su gesti come questo), ma anche a chi ha permesso questa scena”.
L’attivista ha poi ipotizzato che la situazione potrebbe essere stata richiesta dalla famiglia della bambina, pur sottolineando di non avere certezze:
“Potrebbero essere stati i genitori della bimba ad averlo richiesto, non possiamo saperlo, ma una cosa è certa… La responsabilità sta da ogni parte: in chi propone questo, vittima dell’ “abilismo interiorizzato”, e in chi si presta accettando quando avrebbe potuto evitare il teatrino”.
