Nella giornata di ieri Carlo Verdone ha incontrato il pubblico della Cineteca di Bologna per la proiezione della versione restaurata del suo primo film, Un sacco bello, che quest’anno compie 45 anni dalla sua uscita nelle sale. Un film importante per Verdone, perché diede il via alla sua carriera cinematografica e perché ancora oggi resta uno dei suoi film più amati. Verdone ha ricordato con affetto il suo rapporto con il produttore del film, Sergio Leone, che credette in lui e divenne il suo mentore – ma tra una lezione di cinema e l’altra lo riempiva di calci e schiaffi, per essere sicuro che rimanessero ben impresse. Altri tempi.

Verdone, 74 anni, ha ricordato che sul finire degli anni ’70, dopo il successo televisivo della sua partecipazione al programma Non Stop, tanti avrebbero voluto fare un film con lui, ma lui voleva fare i suoi personaggi e portare il suo mondo sullo schermo. Alla fine Leone decise di produrre il suo film d’esordio e gli affidò la regia, nonostante Verdone fosse inesperto e pose come condizione quella di trascorrere almeno cinque ore con lui, ogni giorno, e di farsi affiancare da due sceneggiatori esperti come Benvenuti e De Bernardi: “Voleva darmi delle lezioni di cinema”.
Al Corriere della Sera Carlo ha raccontato uno dei primi insegnamenti di Leone, “un uomo di cinema enorme” che gli voleva molto bene: risolvere tutti i dubbi prima delle riprese, non durante.
“Disse che tutti i dubbi devono venire prima di iniziare un film, mai mentre si gira: la troupe non deve accorgersi delle insicurezze. Poi si raccomandava perché facessi primi piani puliti e teneva a certe cose nel montaggio, me le faceva capire a calci nel sedere“
Verdone chiarisce che erano calci veri, non metaforici.
“Una volta me ne diede uno molto forte ma si fece male lui perché aveva una ciabatta e io il portafoglio in tasca. Si ferì l’unghia”
Le lezioni erano integrate anche da schiaffoni e oggi Verdone ammette che erano giustificati.
“Devo dire che aveva sempre ragione. Prima di girare la scena in cui telefono a mia madre per dire che tarderò il mio arrivo a Ladispoli, lui voleva che facessi tre giri di corsa attorno al palazzo, con trenta gradi, per apparire trafelato. Io dicevo: ma non mi potete spruzzare un po’ di acqua in faccia? Niente, voleva vedere il rossore, così gli feci credere di averli fatti e iniziammo a girare, ma lui entrò con la mano in campo, mi diede una sberla: “Non li hai fatti i giri”. Non ero abbastanza avvampato, era vero”

Non fu solo un mentore manesco però, perché il regista di C’era una volta in America, prese Verdone sotto la sua ala protettiva. Allora Carlo non aveva neanche trent’anni e il giorno prima dell’inizio delle riprese non riuscì a dormire. Ma Leone lo portò a fare una passeggiata durante la quale gli raccontò delle vicende terribili accadute in zona, quasi un documentario true crime, ma a voce.
“La notte prima di girare, mi aveva consigliato di dormire presto anche se non sarebbe stato facile. Infatti non riuscivo, troppo agitato. Alle 23 suonò il citofono e mia madre venne in camera mia: “Carlo, è Sergio Leone, gli ho detto che scendi”. Pensavo mi volesse dire che saltava il film, avevo il terrore. Invece mi prese sotto braccio: “Annamose a fa’ du’ passi, sapevo che non dormivi”
“Passeggiammo tra ponte Sisto e ponte Garibaldi. Mi distraeva con racconti della Trastevere di allora: “Là c’abitava un ladro, là un usuraio, là c’è stato un omicidio, là ci vive la donna il cui marito s’è buttato nel Tevere…” tutti fatti oscuri, delitti, gentaccia. Mi svagava. Alle 6.45 di mattina, dopo aver dormito due ore, ero carico e aspettavo mi venisse a prendere la macchina della produzione. Invece, anche al mattino, c’era lui”
Evidentemente il metodo Leone, pur discutibile, funzionò perché Verdone ammette che non fece errori sul set ed era pervaso da una strana energia che lo portò a chiudere il progetto senza scossoni, con un budget relativamente contenuto: costò 300 milioni di lire, ma incassò 5 miliardi.
Nella stessa intervista Verdone ha ricordato con affetto Veronica Miriel, che nel film interpreta Marisol. Oggi la Miriel è una signora affascinante che vive in Spagna e si occupa di altro.
Un’altra presenza femminile memorabile del film è Isabella De Bernardi – che nel film interpreta Fiorenza, la fidanzata di Ruggero. Isabella era una delle figlie di Piero De Bernardi, che Verdone conobbe in casa dello sceneggiatore, durante la stesura del film. Anche De Bernardi ha fatto altro nella vita, dopo il successo del film, ma è morta nel 2021 a causa di un tumore.
