Dopo due mesi trascorsi al Bambino Gesù di Roma al fianco della figlia Silvia Bonolis, Sonia Bruganelli è tornata sui social con un appello a dare il consenso per la donazione degli organi. Un invito nato dall’esperienza vissuta nei corridoi dell’ospedale pediatrico, dove ha potuto constatare la drammatica situazione di tanti bambini in lista di attesa.
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“Non avete idea di quanti bambini siano in ospedale in attesa di un cuore, in attesa di un polmone”, ha dichiarato Bruganelli in un video condiviso nelle sue Instagram stories. “Ci sono dei bambini che sono in ospedale da 10 o 11 mesi”. Un’attesa che per molte famiglie si trasforma in una corsa contro il tempo, vissuta tra speranza e angoscia.
La permanenza in ospedale è iniziata lo scorso 10 maggio, quando Sonia aveva condiviso la notizia del ricovero della figlia nel giorno della Festa della mamma. Silvia, 23 anni, primogenita nata dal matrimonio con Paolo Bonolis, è stata sottoposta a un importante intervento chirurgico. L’imprenditrice ha voluto precisare con chiarezza: “Silvia non ha subito un trapianto di cuore. Ha avuto un intervento importante, ma non un trapianto di cuore. Lo specifico per evitare illazioni”.
La giovane è nata nel 2002 con una patologia cardiaca congenita che ha richiesto un’operazione delicata subito dopo la nascita. L’intervento causò un’ipossia cerebrale con conseguenti danni neurologici permanenti che hanno avuto ripercussioni sul piano motorio. Una condizione che Sonia Bruganelli aveva già raccontato in passato a Verissimo, ammettendo le difficoltà iniziali: “Non mi sentivo una mamma emotivamente all’altezza di quella situazione così difficile, sono stata molto criticata per questo”.
L’esperienza ospedaliera ha però trasformato il dolore personale in una missione più ampia.
“Credo che nel 2026, in un’epoca dove tutto sta diventando sostituibile dall’intelligenza artificiale, l’unica cosa che non è sostituibile è il nostro corpo, i nostri organi, il nostro cuore e quella che è poi fondamentalmente la nostra coscienza. Donare gli organi mi sembra un atto di civiltà e di rispetto per la vita”.
Bruganelli ha condiviso anche la dimensione umana vissuta in reparto, descrivendo un microcosmo di solidarietà e sofferenza condivisa.
“Silvia ha conosciuto nuovi amici in questi due mesi in ospedale, in un posto dove i bambini non dovrebbero vivere mai, in un posto dove ogni giorno le infermiere sono abituate a compiere le manovre più difficili, più complicate e più dolorose sempre con amore e con un sorriso enorme sul viso”.
Particolarmente toccante la descrizione della comunità spontanea che si crea tra le famiglie: “In un posto dove ogni mamma, oltre che mamma del proprio bambino, è mamma di qualsiasi altro bambino per cercare di dare un po’ di respiro a qualche mamma che è sola”. Un sostegno reciproco che diventa essenziale per affrontare giornate cariche di apprensione.
L’appello sulla donazione di organi nasce proprio da questa consapevolezza diretta.
“Poter salvare la vita di un bambino, di una bambina, di una donna, di un ragazzo è un gesto di civiltà. Secondo me è l’unica cosa che può dare senso a una morte magari prematura che in realtà un senso non ce l’ha, non dovrebbe mai avercelo”, ha sottolineato Bruganelli. Ricordiamo però che è possibile donare organi a qualsiasi età.

Dopo le dimissioni, l’imprenditrice aveva condiviso un video con alcuni momenti positivi dei mesi trascorsi in reparto: “Finalmente siamo a casa. Abbiamo voluto condividere con tutti voi solo i momenti belli, ma tutte le persone che sono in queste foto ci sono state anche nei momenti difficili, perché per noi e per nostra figlia sono famiglia”.
Anche Davide Bonolis, fratello di Silvia, aveva dedicato parole d’amore alla sorella maggiore: “Tu per me non sei solo una sorella maggiore, sei una donna forte, una donna che mi insegna ogni giorno come si vive. Ti amo”. Parole che testimoniano il legame profondo della famiglia, che negli anni ha imparato a convivere con le sfide legate alla salute di Silvia.
“Noi faremo tesoro ogni giorno di tutto ciò che abbiamo imparato sulla vita e sull’amore dentro l’Ospedale Bambino Gesù però voi aiutateci a comprendere e a capire che nel dolore di una morte si può regalare una vita a tutti i bambini che a oggi sono dentro l’ospedale”, ha concluso Sonia Bruganelli, trasformando un’esperienza personale dolorosa in un messaggio universale di speranza e solidarietà.
