Sylvester Stallone ha parlato apertamente del rapporto tormentato con il proprio corpo e con la salute mentale, raccontando di aver sofferto di bulimia e di aver fatto uso di steroidi durante gli anni di maggiore successo della sua carriera negli anni ’80. L’attore di Rocky, oggi 80enne, ha raccontato anche gli attacchi di ansia che lo hanno colpito nel corso degli anni e alcuni dei momenti più difficili della sua adolescenza, in una lunga intervista al New York Times pubblicata il 26 settembre, in occasione dell’uscita della sua autobiografia The Steps.
Stallone ha spiegato di aver sviluppato un’ossessione per la propria forma fisica durante la preparazione dei film della saga di Rocky. L’obiettivo era costruire un corpo atletico e aggressivo, ispirato più a quello di un felino che alla muscolatura imponente di Arnold Schwarzenegger.
“Ho iniziato a pensare: disegna il tuo corpo come quello di un giaguaro, di un gatto. Non grosso come Arnold, ma più selvaggio e aggressivo, molto agile e atletico. È diventata un’ossessione. Davvero grave. Sono arrivato al punto di diventare bulimico”.
Durante la lavorazione di Rocky III, uscito nel 1982, Stallone ha raccontato di essere arrivato al 2,6% di grasso corporeo. “Non riuscivo a tenere dentro niente. Oppure non volevo tenerlo dentro, perché ero diventato così ossessionato dal mantenere quel livello di forma fisica, letteralmente una sorta di culto ossessivo del corpo”

L’attore ha poi parlato senza mezzi termini anche del ricorso a sostanze per raggiungere e mantenere quella condizione fisica. Secondo Stallone, nessuno riesce a raggiungere determinati obiettivi nel bodybuilding senza fare ricorso a sostanze.
“Non mi interessa quello che dicono. Non è che sei un drogato, ma se vuoi allenarti e cercare di rimanere in forma per sei mesi di fila, mangiando yogurt e budino, non succede”.
Quando gli è stato chiesto se quelle parole confermassero quindi il suo utilizzo di steroidi, Stallone ha risposto: “Oh, mio Dio, devi farlo. Ma devi farlo in modo sensato: sei settimane sì, sei settimane no. La gente dice: ‘Non puoi diventare così naturalmente’. No, non puoi”.
Quella ricerca quasi ossessiva della perfezione fisica ha avuto conseguenze importanti sul suo corpo. Stallone ha ammesso di aver “maltrattato il proprio corpo” e ha raccontato di essersi sottoposto a nove interventi alla schiena, due alle spalle e tre fusioni vertebrali cervicali. “È tutto tenuto insieme con il fil di ferro”, ha scherzato l’attore, aggiungendo però di voler continuare a mantenersi in forma.

Ripensando al passato, Stallone ha definito il proprio comportamento “masochista”. “Ha avuto un prezzo terribile”, ha ammesso. “Se potessi rifarlo, direi: ‘Lascia che sia qualcun altro a portare la bandiera e non fare i tuoi stunt’. Non so cosa ci fosse in me che mi spingeva a farmi male continuamente”.
Un momento di svolta, almeno nel rapporto con il proprio corpo, è arrivato con il film Cop Land del 1997, quando Stallone interpretò un uomo sovrappeso, parzialmente sordo e fisicamente lontano dai personaggi muscolari che lo avevano reso famoso.
“È stato allora che mi sono sentito in qualche modo liberato. Poi le cose sono andate storte e ho perso il favore di Hollywood”.
Nell’intervista al New York Times, Stallone ha parlato anche della salute mentale e degli episodi di ansia che lo hanno accompagnato per decenni.
“La prima volta è stato quando avevo 36 anni e stavo guardando i giornalieri. All’improvviso mi sono alzato, mi si sono rizzati i peli sul collo, ho iniziato a sentire caldo e ho pensato: “Sto morendo, è finita, me ne sto andando”. E poi sono crollato. Mi sono inginocchiato, ho strisciato, mi sono girato e a quel punto ero dentro quel cinema buio”.
Stallone non ha definito personalmente questi episodi come attacchi di panico, ma ha spiegato di aver vissuto momenti di ansia estremamente intensa. E il problema, ha raccontato, non è scomparso con l’età. Gli episodi possono ancora arrivare all’improvviso, soprattutto quando si trova in mezzo a molte persone.
“Quando sono in mezzo alla gente, posso essere con mia moglie a una mostra d’arte e la sala si riempie. Sempre più persone. E allora penso: “Sto per crollare”. E lei mi dice: “Andiamo via”. E letteralmente riesco ad arrivare alla strada, poi boom, mi metto in ginocchio”.
Nelle sue memorie The Steps, Stallone torna anche sugli anni dell’adolescenza e sull’esperienza alla Devereux Manor High School in Pennsylvania, struttura destinata a ragazzi con problemi comportamentali ed emotivi. L’attore racconta di essere stato mandato in una sorta di reparto psichiatrico per un paio di settimane dopo essere stato espulso da numerose scuole.
“Alla mia età, tra gli adolescenti, se sgattaiolavi fuori per vedere una ragazza o fare qualcosa del genere, venivi punito e portato in un posto chiamato Park Lodge o Snake Pit. L’odore, la sporcizia, gente che correva senza vestiti, che si graffiava, con le mani legate, che sbavava. Era quello che pensavano potesse convincerti a non infrangere mai più le regole”
Stallone ha raccontato di essere stato aggredito durante quel periodo. Secondo la sua ricostruzione, un altro ragazzo, soprannominato “Jay Bird”, lo avrebbe aggredito in bagno, prima dell’intervento delle guardie.
Da quell’esperienza, tuttavia, Stallone dice di aver tratto una convinzione che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. “Quando sono uscito da lì e mi sono trovato davanti al preside, lui mi ha chiesto: ‘Hai imparato la lezione?’. Io ho risposto: ‘Ho imparato molto più di quella lezione. Una lezione molto più importante: non potete spezzarmi‘”.
E ha aggiunto: “Quando sono arrivato a New York a vent’anni e tutto quello che è venuto dopo, mi sono sempre sentito indistruttibile in quel senso. Il mio cuore poteva essere spezzato, come quello di qualsiasi essere umano, ma parlo della volontà”.
