Un uomo del Minnesota è stato arrestato dopo essersi presentato mercoledì sera al Metropolitan Detention Center di Brooklyn spacciandosi per agente dell’FBI e sostenendo di avere un ordine del tribunale per rilasciare Luigi Mangione, il 27enne accusato dell’omicidio del CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson.
Mark Anderson, 36 anni originario di Mankato, Minnesota, si è avvicinato all’area di accesso del carcere federale dove Mangione è detenuto senza possibilità di cauzione. La ABC riporta che quando il personale del Bureau of Prisons gli ha chiesto di esibire le credenziali, Anderson ha mostrato la sua patente di guida del Minnesota, secondo quanto riportato nell’atto d’accusa presentato dall’ufficio del procuratore federale di Brooklyn.
La situazione ha assunto contorni surreali quando Anderson ha dichiarato di avere armi nella borsa che trasportava. All’interno, gli agenti hanno trovato una forchetta da barbecue e una lama circolare d’acciaio che somigliava a un tagliapizza. Anderson ha anche lanciato contro gli ufficiali del Bureau of Prisons numerosi documenti che, secondo un agente dell’FBI che ha firmato la denuncia, sembravano essere relativi a richieste di risarcimento contro il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Secondo fonti delle forze dell’ordine, Anderson si era trasferito a New York City per un’opportunità di lavoro che non si era concretizzata e stava lavorando in una pizzeria. Non è chiaro quale fosse esattamente il locale dove prestava servizio né quali fossero le sue motivazioni per tentare di liberare Mangione.
Anderson è stato accusato di impersonificazione di un agente federale e si è presentato giovedì pomeriggio davanti al tribunale federale di Brooklyn. L’atto d’accusa non identifica per nome il detenuto che Anderson avrebbe cercato di liberare, ma una persona delle forze dell’ordine ha confermato che si trattava proprio di Luigi Mangione.
L’episodio bizzarro è avvenuto a pochi giorni da importanti appuntamenti giudiziari per Mangione. I procuratori di Manhattan hanno chiesto che il processo statale per omicidio inizi a luglio, due mesi prima dell’inizio della selezione della giuria nel processo federale di Manhattan, dove il laureato dell’Università della Pennsylvania è accusato di molteplici crimini legati all’uccisione di Thompson.

Secondo l’accusa, Mangione avrebbe seguito e poi sparato mortalmente a Thompson la mattina del 4 dicembre 2024, mentre il CEO stava entrando in un hotel di Midtown Manhattan per un evento con gli investitori organizzato da UnitedHealth Group, la società madre di UnitedHealthcare. Thompson, residente in Minnesota, guidava la più grande compagnia di assicurazioni sanitarie private degli Stati Uniti.
Mangione è stato arrestato in un ristorante McDonald’s ad Altoona, in Pennsylvania, cinque giorni dopo l’omicidio. Si è dichiarato non colpevole in entrambi i procedimenti giudiziari, sia quello statale che quello federale. I procuratori federali stanno cercando di ottenere la pena di morte se Mangione verrà condannato nel loro processo. Il giudice che presiede il caso federale potrebbe decidere questa settimana se Mangione dovrà affrontare una possibile condanna a morte.
Secondo i documenti processuali, Mangione aveva scritto nel suo taccuino del suo desiderio di eliminare Thompson in un attacco mirato, ispirato da quella che definiva la pratica “parassitaria” di UnitedHealthcare di negare le richieste di risarcimento assicurativo. Il caso ha attirato un’attenzione mediatica straordinaria e ha scatenato un dibattito nazionale sul sistema sanitario americano.
Il tentativo di Anderson di liberare Mangione rappresenta uno degli episodi più insoliti legati al caso, evidenziando l’attenzione pubblica e le reazioni polarizzate che la vicenda continua a generare. Un vero e proprio culto, quello per Mangione, che è stato raccontato di recente in un documentario presentato a Sundance. Nel film vengono esplorate le storie dei fan più estremi del 27enne.
