Un’attrice che non esiste in carne e ossa, eppure fa già discutere Hollywood e dintorni. Tilly Norwood, la prima star creata dall’intelligenza artificiale, è finita al centro di un’ondata di polemiche dopo che si è diffusa la notizia di un possibile contratto della stessa con un’agenzia . Tra reazioni indignate e timori sul futuro della recitazione, la sua creatrice Eline Van der Velden ha deciso di intervenire pubblicamente, spiegando che Tilly non vuole sostituire nessuno, ma è un’opera d’arte nata per ampliare i confini della creatività.
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“A coloro che hanno espresso rabbia per la creazione del personaggio AI, Tilly Norwood, dico che non siamo di fronte a qualcosa in grado di sostituire un essere umano, bensì a un’opera creativa – un manufatto. Come molte forme d’arte prima di lei, genera chiacchiericcio, e questo di per sé dimostra la forza della creatività
Non vedo l’AI come un sostituto delle persone, ma come un nuovo strumento, un nuovo pennello. Così come l’animazione, la marionettistica o la CGI hanno aperto possibilità inedite senza togliere nulla alla recitazione dal vivo, l’AI offre un altro modo di immaginare e costruire storie. Io stessa sono attrice, e nulla – certamente non un personaggio AI – potrà mai togliere valore o gioia all’arte della performance umana.”


Decisamente eloquente il commento di Ralph Ineson, il Galactus de I Fantastici 4 – Gli inizi
Fuck off https://t.co/nMV2B6V0co
— Ralph Ineson (@ralphineson) September 27, 2025
Nonostante le polemiche, Van der Velden ha raccontato al Zurich Summit, tenutosi nella città svizzera a fine settembre, come l’interesse verso l’AI stia iniziando a correre veloce. Se a febbraio le case di produzione respingevano recisamente l’idea di implementare interpreti virtuali, già a maggio molte di loro chiedevano un incontro. Nei prossimi mesi dovrebbe arrivare l’annuncio ufficiale dell’agenzia che firmerà con Tilly, facendone una delle prime attrici digitali della storia ad avere rappresentanza ufficiale (Deadline)
Secondo Van der Velden e Verena Puhm, oggi a capo dello Studio Dream Lab di Luma AI, le grandi compagnie stanno già testando l’intelligenza artificiale in progetti di alto profilo, sebbene quasi sempre in segreto per vincoli di riservatezza, e – aggiungiamo noi – per probabili questioni reputazionali.
“Gli studi hanno bisogno di nuove figure creative e tecnologiche per integrare questi strumenti, e la verità è che molti stanno già lavorando con l’AI senza dirlo. Nei prossimi mesi, e soprattutto all’inizio del prossimo anno, vedremo tantissimi annunci ufficiali in questo senso.”
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