Vinicio Marchioni ha raccontato per la prima volta di aver affrontato un tumore alle ossa, scoperto durante le prove teatrali di Un tram che si chiama desiderio. L’attore ne ha parlato in un’intervista a Repubblica, spiegando come quella esperienza abbia cambiato anche il suo rapporto con il corpo e con il lavoro.
Nel periodo delle prove dello spettacolo, nel quale interpretava Stanley Kowalski, Marchioni si è trovato a dover affrontare una diagnosi che lo ha costretto a sottoporsi a un’operazione, alla fisioterapia e alle cure. L’attore nell’intervista non indica con precisione quando sia accaduto, ma il riferimento potrebbe essere al 2012, periodo in cui portò in scena il celebre dramma di Tennessee Williams e nel quale nacquero i suoi figli (di cui parla nell’intervista). Allora aveva 36 anni, oggi è un uomo di 51.
“Fortunatamente è rientrato, è stato curato, ma quell’esperienza mi ha portato a ripensare anche il rapporto con il mio corpo”, ha raccontato Marchioni.
La malattia è arrivata proprio mentre l’attore lavorava alla costruzione fisica di Stanley Kowalski, personaggio caratterizzato da una forte fisicità. Una situazione che ha creato un contrasto inevitabile tra il corpo che doveva costruire per il palcoscenico e quello che, nella vita reale, stava affrontando un momento delicato.
“Tra l’operazione, la fisioterapia e le cure, mentre cercavo di costruire il corpo di Stanley, mi ritrovavo a fare i conti con il mio. Stanley era un uomo guidato da una potenza fisica enorme. Io, invece, stavo cercando un nuovo equilibrio nel mio corpo”
Marchioni ha scelto di raccontare questa parte della sua vita soltanto oggi. Una decisione legata soprattutto al suo modo di vivere le difficoltà personali, lontano dall’esigenza di renderle pubbliche. “Non mi è mai piaciuto mettere in piazza le sofferenze”, ha spiegato l’attore.
“Era qualcosa che entrava dentro di me e con cui dovevo convivere. Sono fatalista e forse ho finito per riversare tutto dentro il viaggio di quel personaggio. Questo lavoro, però, è anche un motore straordinario: ti dà motivazioni”.
Il teatro, in quel momento, è diventato quindi anche uno strumento per attraversare ciò che stava vivendo. Marchioni si è chiesto come poter trasformare quell’esperienza personale in qualcosa da portare dentro il personaggio.
“Mi sono chiesto: come posso far entrare tutto questo dentro il personaggio? Per fortuna, è andato tutto bene. In quel periodo sono nati anche i miei figli. Avevo intorno una vita pienissima: il mio ruolo teatrale più importante, il cinema che stava andando bene. Non potevo fermarmi. C’è una frase di Cechov: “Domani mattina il sole sorgerà comunque”. E io quel sole volevo continuare a vederlo”.
Visualizza questo post su Instagram
Il racconto arriva anche in un momento importante della carriera di Marchioni. Come scrive Repubblica, l’attore ha infatti un libro in uscita a ottobre per Marsilio, Le vite in atto, nel quale ripercorre sette personaggi significativi della sua esperienza teatrale.
“Il libro attraversa sette personaggi importanti della mia carriera teatrale, dai vent’anni inconsapevoli a Riccardo III”, ha raccontato. Un percorso attraverso il quale Marchioni vuole mostrare anche ciò che normalmente resta fuori dalla scena: la dimensione umana dell’attore e il rapporto con il proprio corpo.
“Tengo molto che dal libro emerga quanta vita c’è dentro il mestiere dell’attore. Lo spettatore vede uno spettacolo o un film, ma dietro c’è un essere umano e un corpo che attraversa tutta la propria vita, nel bene e nel male”.
Poche settimane fa anche Monica Guerritore ha svelato dopo mesi di aver affrontato un tumore e per giunta in un periodo denso di impegni, che ha portato avanti.
