Il videoclip di Volevo essere un duro di Lucio Corsi si presenta come un vero e proprio cortometraggio dal tono ironico e surreale, capace di tradurre in immagini lo spirito ribelle e scanzonato del brano. La storia ruota attorno a Carletto, un bambino intrappolato in un ambiente familiare oppressivo, dove il suo scarso rendimento scolastico è fonte di continue lamentele e rimproveri da parte dei genitori. Il padre di Carletto è interpretato da Massimo Ceccherini, mentre l’Esorcista che viene contattato dai genitori del ragazzo ha il volto di Leonardo Pieraccioni.
Il suo desiderio di ribellione, però, non si manifesta in parole o gesti plateali, ma attraverso un’esplosione di energia pura: rinchiusosi nella sua cameretta, si lascia completamente travolgere dalla musica del brano, ballando sfrenatamente e fingendo di suonare con un’intensità tale da far tremare la casa.
I genitori, spaventati da quel comportamento così insolito e fuori controllo, si abbandonano al panico. Per loro, quello non è il semplice sfogo di un bambino frustrato: è qualcosa di più. Qualcosa di inquietante. Convinti che su Carletto si sia abbattuta un’influenza maligna, decidono di chiamare un prete esorcista.
L’arrivo del sacerdote, un uomo all’apparenza austero ma dall’aria un po’ smarrita, segna l’inizio di un’esilarante escalation. Armato di crocefisso, prova dapprima a riportare la situazione alla normalità con i tradizionali rituali di esorcismo.

Ma la musica, potente e trascinante, si insinua anche in lui, scuotendo lentamente la sua compostezza. Le mani tremano, i piedi iniziano a battere il ritmo, finché, quasi contro la sua stessa volontà, il sacerdote si lascia travolgere: d’altro canto, la voglia di vivere di Carletto ha letteralmente animato il poster di Lucio appeso in cameretta: ora i due duettano a squarciagola.

Nel pieno della disperazione, la madre ha allora un’idea geniale – o forse assurda: prende una statuina di Biancaneve e la consegna al marito e al prete, suggerendo di usarla come ariete per sfondare la porta della camera di Carletto. I tre, ormai completamente sopraffatti dalla situazione, si mettono all’opera con determinazione e, dopo qualche tentativo maldestro, riescono nell’impresa.
Quando il polverone si dirada, Carletto è finalmente disteso nel suo letto, addormentato come se nulla fosse accaduto. I genitori, increduli e sollevati, ringraziano il sacerdote, che ricompostosi, chiede senza por tempo in mezzo un’esosa parcella, pagata ben volentieri dal padre di famiglia. Sembra infatti che l’”esorcismo” abbia avuto effetto. Ma sarà davvero così? O quella scintilla di ribellione arde ancora, pronta a risvegliarsi al prossimo accordo di chitarra?
Il riferimento a L’Esorcista, capolavoro horror di Friedkin è evidente, anche se qui siamo in territori molto scanzonati e surreali. Pieraccioni non è Padre Merrin e neanche Padre Karras, ma il volto truccato di Lucio Corsi a tratti ricorda un po’ quello di Pazuzu, il demone che nel film del ’73 possedeva Linda Blair.
Fa sorridere la presenza di Ceccherini e Pieraccioni nel video di un brano presentato a Sanremo, visto che inizialmente si era parlato di Pieraccioni e Panariello nelle vesti di co-conduttori e amici del conduttore Carlo Conti. Al link che segue, la nostra spiegazione di Volevo essere un duro di Lucio Corsi.