Dept. Q – Sezione casi irrisolti (di cui trovate la nostra recensione) è la nuova miniserie crime di Netflix firmata da Scott Frank, ispirata ai romanzi di Jussi Adler-Olsen. Al centro c’è Carl Morck (Matthew Goode), detective segnato da un’indagine finita nel sangue: un’irruzione andata male ha ucciso un collega e lasciato paralizzato il suo partner Hardy. Per tenerlo lontano dall’azione, i superiori lo assegnano a un archivio di vecchi casi, il famigerato “Department Q”. Ma quello che doveva essere un esilio diventa subito l’occasione per un ritorno: insieme a una squadra di reietti – il giovane poliziotto Akram, la funzionaria Rose e l’avvocatessa Moira – Carl si immerge nel primo dossier riaperto, la scomparsa inspiegabile della procuratrice Merritt Lingard, svanita nel nulla quattro anni prima senza testimoni né prove. La loro indagine riaccende piste mai seguite e porta alla luce un’ossessione nascosta.
Ogni episodio svela un tassello: la vita privata di Merritt, il suo legame con un ragazzo morto in circostanze ambigue, la figura di un misterioso giornalista che sembra sapere troppo. Tutto converge verso una verità più disturbante del previsto, mentre la squadra Q si ritrova faccia a faccia con un dolore che non è solo investigativo, ma profondamente personale. Scopriamo, quindi, come – puntata dopo puntata – si arriva alla conclusione della serie, nella nostra spiegazione del finale di Dept. Q – Sezione casi irrisolti…
Perché Carl Morck viene ferito?

La serie si apre con un evento traumatico: Carl Morck e il suo collega James Hardy vengono colpiti da colpi d’arma da fuoco durante un’indagine apparentemente di routine. L’imboscata è brutale: un giovane agente perde la vita e Hardy rimane paralizzato. Morck sopravvive, ma le ferite fisiche sono nulla rispetto al senso di colpa e al trauma che si porta dentro. Nonostante frequenti sedute con una terapeuta, Morck fatica a ricostruire mentalmente quell’episodio.
Nel corso della stagione emergono indizi su quanto accaduto: secondo l’ipotesi che Morck costruisce faticosamente, l’attacco era in realtà una messinscena per coprire un crimine più grave. Un falso allarme, una figlia mai esistita della vittima, un’esca studiata per attirare la polizia nel posto giusto al momento giusto. Il vero bersaglio era l’agente ucciso. E anche se la verità rimane sfocata, questa teoria permette a Morck di affrontare almeno in parte il peso del passato.
Dove si trova Merritt Lingard?

Merritt Lingard, un’avvocatessa affermata, sparisce durante un viaggio in traghetto con suo fratello disabile, William. La dinamica è inizialmente poco chiara: è caduta? È stata spinta? Si è tolta la vita? William, che non parla, sembra sapere più di quanto riesca a comunicare. Morck e Akram iniziano a scavare nella vita della donna, scoprendo che la sua scomparsa è tutt’altro che accidentale.
Tra vecchie foto, disegni inquietanti e racconti a metà, emergono due nomi chiave: Stephen Burns, un procuratore che ha ostacolato Merritt, e Graham Finch, imprenditore sospettato di aver ucciso la moglie in un processo guidato proprio da Merritt. Entrambi sembrano avere molto da perdere. Ma quando vengono messi sotto pressione risulta chiaro che non sono collegati alla sparizione della donna. Merritt è finita nel mirino di qualcun altro.
Chi è davvero Sam Haig?

Un altro tassello si aggiunge al puzzle: Merritt aveva una relazione con un giornalista investigativo, Sam Haig. O almeno così pare. Quando Morck e il suo team scavano nei movimenti di Haig, scoprono che qualcosa non torna: in alcune date chiave era in due posti contemporaneamente. Il motivo è sconvolgente: l’uomo con cui Merritt aveva una relazione non era Sam Haig, ma qualcuno che si spacciava per lui.
Il finto Haig è Lyle Jennings, un individuo instabile con un passato legato a Merritt. Lyle ha infatti un fratello, Harry, che anni prima fu accusato di aver aggredito William, rendendolo invalido. In realtà, fu Lyle il vero colpevole. Quando Merritt cercò di fuggire da quell’ambiente tossico organizzando un furto con Harry, tutto finì tragicamente. Harry morì, e la famiglia Jennings non dimenticò.
Dov’era tenuta Merritt Lingard?

La verità viene a galla: Lyle Jennings ha tenuto Merritt prigioniera per quattro lunghi anni in una camera iperbarica, nascosta nei magazzini dell’azienda di spedizioni gestita dalla famiglia Jennings. Un dettaglio – un uccello disegnato da William – porta Morck e Akram a collegare il logo dell’azienda (un cormorano) a uno dei pochi indizi visivi che avevano.
Arrivati sul posto, devono affrontare una corsa contro il tempo: salvare Merritt senza causare danni con una depressurizzazione troppo rapida. Jennings tenta di fermarli, ma viene neutralizzato da Akram, che rivela abilità da combattente mai dichiarate. La madre di Lyle, coinvolta nella prigionia, si suicida dopo aver tentato la fuga. Merritt viene finalmente liberata.
Come finisce Dept. Q – Sezione casi irrisolti?

La conclusione di Department Q è malinconica ma risolutiva. Merritt, provata ma viva, si ricongiunge con suo fratello William. Non incrocia mai Carl Morck, che resta un fantasma dietro le quinte del suo salvataggio. Nel frattempo, Morck sfrutta quello che sa sul passato corrotto di Stephen Burns per ottenere nuovi fondi per il Reparto Q, promuovere Akram a detective a tutti gli effetti, e assicurarsi una macchina migliore.
L’ultima scena mostra Morck nel seminterrato che ora chiama “ufficio”, mentre Hardy, il collega ferito all’inizio, torna al lavoro aiutandosi con le stampelle. Il caso è chiuso, ma per Morck il lavoro non finisce mai.
