Baby Reindeer, la nuova miniserie in sette episodi approdata su Netflix, è tratta da una storia vera capitata al comico e scrittore scozzese Richard Gadd, che per sei anni ha vissuto con l’incubo di una stalker che gli ha reso la vita impossibile, provocandogli uno stress post traumatico che ha lasciato il segno anche nel suo modo di relazionarsi con le persone. Tra le altre cose, questa donna inviò a Richard circa 40mila mail e innumerevoli messaggi audio per un totale di 350 ore. La serie Netflix, che vede Gadd nelle vesti di protagonista e autore, è l’adattamento televisivo di un testo teatrale scritto dallo stesso Gadd in base alla sua esperienza.

Tuttavia nella serie, i nomi dei personaggi sono stati cambiati, rispetto alla realtà: il personaggio di Richard si chiama Donn, mentre la sua stalker si chiama Martha. Baby Reindeer, che significa Piccola Renna, invece oltre ad essere il titolo della serie è anche uno dei vezzeggiativi con i quali Martha si rivolge a Donn, l’oggetto della sua ossessione. Un’ossessione che inizia in modo del tutto casuale, con un gesto gentile. Come succede anche nella serie, il ragazzo che in quel periodo lavorava in un bar, offre una tazza di té ad una cliente del locale in evidente difficoltà. In seguito a questa cortesia però, lei inizia a perseguitarlo. “Agli inizi, i miei colleghi al lavoro trovavano divertente che io avessi un’ammiratrice” – ha raccontato Gadd al The Times – “Poi ha iniziato a invadere la mia vita, mi seguiva, si presentava ai miei spettacoli, mi aspettava fuori casa e mandava migliaia di messaggi audio e mail”
Nella serie Netflix Martha finisce in carcere per aver stalkerato il ragazzo, e da questo punto di vista, nella vita reale, le cose potrebbero essere andate diversamente. Richard Gadd infatti non ha voluto dire come sono andate a finire le cose con la sua stalker, ma sebbene adesso il problema sia stato risolto, ha spiegato che non voleva “sbattere in prigione una persona che aveva dei problemi mentali così gravi”. Tuttavia l’esperienza con la stalker ha lasciato il segno e sebbene Richard abbia intrapreso “qualsiasi tipo di terapia” per lasciarsela alle spalle, ancora oggi fa molta fatica a instaurare un rapporto di fiducia col prossimo. A contribuire al trauma, è stato anche l’atteggiamento della polizia, che sebbene fosse a conoscenza della situazione, non poteva far molto, soprattutto per questioni burocratiche. “Le leggi che riguardano gli abusi e lo stalkin sono davvero idiote” – ha detto Richard – “Perché pretendono che tutto sia bianco o nero, buono o cattivo, senza vie di mezzo, e non è così che funziona”

La consapevolezza che quella che Richard stava vivendo potesse essere una buona storia da raccontare, non è arrivata alla fine della vicenda, ma proprio durante il calvario, mentre ascoltava gli innumerevoli messaggi che la donna continuava a inviargli in mail o altrove. Successivamente Baby Reinder ha preso forma ed è diventato uno spettacolo teatrale e più avanti, la serie, di cui abbiamo parlato nella recensione di Baby Reindeer.
Inoltre Gadd ha spiegato che per la serie non ha voluto concepire il personaggio di Martha come la classica stalker “cattiva”, ma come una donna affetta gravi disturbi mentali. “In tv lo stalking tende ad essere molto sessualizzato. C’è un personaggio molto sexy, o uno che si comporta in maniera normale, ma poi mostra degli atteggiamenti strani un po’ alla volta. Ma lo stalking è una malattia mentale. Io volevo mostrare i vari livelli di stalking dandogli delle caratteristiche umane che non ho mai visto in tv, prima”. Da parte sua, Jessica Gunning, che interpreta Martha, ha spiegato a prescindere da quanti problemi possa aver causato il suo personaggio: “Se l’avessi interpretata come una villain, avrei rovinato il brillante lavoro di scrittura effettuato da Richard”

Una scelta, quella di non voler aderire a certi cliché narrativi, che si riflette anche nel fatto che Baby Reindeer è sì un thriller psicologico ma venato di humor nero, e che affronta anche altre tematiche scabrose, come lo stupro. “Credo che la vita sia dramma e commedia” – ha spiegato Richard Gadd – “In alcune delle situazioni più oscure nelle quali sono stato, ho trovato comunque qualcosa che mi faceva ridere. Invece alcuni dei posti più divertenti nei quali sono stato, tra cui i backstage dei cabaret, con altri comici, possono essere al tempo stesso i posti più deprimenti sulla terra. Credo che la vita sia un mix di luce e ombra, e volevo che anche Baby Reindeer fosse così.”
