Con l’arrivo su Netflix di Monster: La storia di Lizzie Borden, la celebre vicenda di cronaca nera torna al centro dell’attenzione insieme a una delle figure più enigmatiche legate al caso: Bridget Sullivan, la domestica della famiglia Borden interpretata nella serie da Vicky Krieps. Nella versione firmata da Ryan Murphy, il rapporto tra Bridget e Lizzie, interpretata da Ella Beatty, va ben oltre quello tra una domestica e la figlia dei suoi datori di lavoro. Ma quanto c’è di vero?

Bridget Sullivan era un’immigrata irlandese arrivata negli Stati Uniti circa sette anni prima degli omicidi di Andrew e Abby Borden, avvenuti il 4 agosto 1892 a Fall River, nel Massachusetts. Al momento del delitto lavorava per la famiglia da quasi tre anni e abitava nella stessa casa, in una piccola stanza al terzo piano. Secondo quanto ricostruito da Cara Robertson nel libro The Trial of Lizzie Borden, Sullivan non era particolarmente soddisfatta del proprio lavoro e aveva minacciato più volte di andarsene. Sarebbe rimasta soprattutto per l’affetto nei confronti di Abby Borden, che descrisse come una “donna adorabile“. Dopo aver recuperato i propri effetti personali in seguito alla testimonianza durante l’inchiesta, non tornò più a vivere nella casa.
Un dettaglio curioso riguarda persino il suo nome. Lizzie e la sorella Emma la chiamavano infatti “Maggie“, lo stesso nome utilizzato per una precedente domestica della famiglia, mentre Andrew e Abby si rivolgevano a lei chiamandola Bridget. A rendere Sullivan così importante nella storia del caso è soprattutto un fatto: lei e Lizzie erano le uniche due persone di cui sia nota la presenza nella proprietà dei Borden negli intervalli di tempo in cui furono uccisi Andrew e Abby. Durante la sua testimonianza, Bridget dichiarò però di non aver sentito rumori riconducibili a un’aggressione e di non aver visto estranei nei dintorni quella mattina.
Proprio questa circostanza ha alimentato nel tempo numerose teorie. Una delle più note sostiene che Bridget possa aver aiutato Lizzie a commettere gli omicidi o che fosse almeno a conoscenza di quanto accaduto. I sospetti su un possibile complice, del resto, iniziarono molto presto: già nell’agosto del 1892 alcuni resoconti di stampa riferivano che la polizia stesse valutando l’ipotesi che Lizzie avesse avuto un “complice o degli aiutanti”.
Non esistono però prove definitive del coinvolgimento di Bridget Sullivan negli omicidi. All’epoca la domestica attirò comunque l’attenzione della stampa e della popolazione: come ricorda Entertainment Weekly, la polizia ricevette persino numerose lettere che chiedevano il suo arresto. A pesare sui sospetti contribuirono anche i pregiudizi sociali dell’epoca nei confronti di una domestica irlandese e cattolica.
Ancora più fragile dal punto di vista storico è la teoria secondo cui Lizzie e Bridget avrebbero avuto una relazione sentimentale, elemento che Monster: La storia di Lizzie Borden porta invece nella propria rilettura della vicenda. Non esiste alcuna prova che le due donne fossero amanti, così come non ci sono riscontri di una relazione tra Sullivan e Andrew Borden, altro elemento presente nella serie Netflix.

Le speculazioni sulla sessualità di Lizzie sono nate soprattutto negli anni successivi al processo: Borden aveva 32 anni quando avvennero gli omicidi, non si sposò mai e nessuna delle relazioni con uomini che le furono attribuite venne confermata. A suscitare particolare interesse fu poi la sua stretta amicizia con l’attrice Nance O’Neil, conosciuta dopo l’assoluzione. Il loro legame è stato spesso interpretato in chiave romantica, senza che siano mai emerse prove certe.
Nel corso degli anni questa parte della leggenda di Lizzie Borden è entrata anche nella cultura popolare. Una relazione tra Lizzie e Bridget compare nel romanzo Lizzie di Evan Hunter del 1984 ed è stata successivamente esplorata, in maniera indipendente dal libro, nel film Lizzie del 2018 con Chloë Sevigny e Kristen Stewart. La serie di Ryan Murphy riprende quindi una teoria già raccontata dalla finzione, arrivando a rappresentare Bridget mentre spinge Lizzie a uccidere il padre e la matrigna.
La realtà documentata è molto meno netta. Dopo l’assoluzione di Lizzie, Bridget Sullivan lasciò Fall River e si trasferì in Montana, dove si sposò e condusse una vita lontana dall’attenzione pubblica. Lizzie rimase invece a Fall River e, grazie all’eredità ricevuta, acquistò Maplecroft, una casa molto più lussuosa rispetto all’abitazione in cui erano avvenuti gli omicidi.
A più di 130 anni di distanza, dunque, non ci sono prove che Bridget Sullivan fosse l’amante di Lizzie Borden né che fosse sua complice negli omicidi. Sono ipotesi diventate parte della mitologia costruita intorno a uno dei casi irrisolti più famosi della storia americana e che Monster: La storia di Lizzie Borden utilizza liberamente per costruire la propria versione dei fatti.
