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Home » Serie TV » News serie TV » Come finisce la serie M – Il figlio del secolo: la nascita di una dittatura

Come finisce la serie M – Il figlio del secolo: la nascita di una dittatura

Nell'ultimo episodio della miniserie, Mussolini è alle corde, ma troverà il modo di ristabilire il proprio potere
Simone FrigerioDi Simone Frigerio31 Gennaio 2025Aggiornato:31 Gennaio 2025
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Luca Marinelli nella serie M
Luca Marinelli nella serie - fonte: Sky
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M – Il figlio del secolo, serie di Joe Wright tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati, finisce con Benito Mussolini che, accerchiato con eguale intensità da oppositori e membri del Partito, dopo la morte di Matteotti, si presenta in Parlamento e con un discorso – letteralmente – passato alla Storia, si assume la responsabilità ‘politica e morale’ del delitto, senza però ammettere quella giudiziaria. I parlamentari, sorpresi dalle mancate dimissioni del ‘Duce’, restano in silenzio: ha così inizio la vera e propria Dittatura fascista.

Dopo che le Forze di polizia arrestano i militanti fascisti responsabili dell’aggressione a Matteotti, il cui cadavere non è ancora stato ritrovato, Mussolini cerca di correre ai ripari; dapprima, destituendo De Bono dalla carica di capo della Polizia e, poi, a seguito di un incontro dai toni tesi e drammatici, chiedendo a Cesarino di accollarsi ogni responsabilità per il bene del partito. Rossi, umiliato e tradito, abbandona Mussolini dopo averlo insultato e sparisce dalla circolazione. Nel suo umile buen retiro, egli scriverà un memoriale di autoassoluzione e accusa nei confronti del Duce, che consegnerà alle autorità dopo che il suo nome figurerà, su tutti i giornali, come quello della ‘mente’ dietro la scomparsa del deputato socialista.

Luca Marinelli è Benito Mussolini in M - il figlio del secolo
Luca Marinelli è Benito Mussolini in M – il figlio del secolo – fonte Sky

Intanto, Mussolini, sempre più isolato (Margherita gli aveva già voltato le spalle sdegnata e Rachele, ovviamente all’insaputa del marito, si è abbandonata a una relazione extraconiugale) è colto da un violento attacco di ulcera gastrica, alla notizia del ritrovamento del cadavere di Matteotti. Ormai sul punto di cedere, il Duce inizia anche a soffrire di allucinazioni, ossessionato dalla figura tenace ma algida della vedova Matteotti.

Nel pieno della crisi personale, solo nel grande salone infestato dalle mosche, Mussolini riceve dall’assistente Navarra copia del memoriale di Cesarino, che lo indica come solo responsabile dell’omicidio. A quel punto, il Duce decide di recarsi da Re Vittorio Emanuele III, quella sera impegnato in un ricevimento di compleanno, per offrirgli rassicurazioni sulla tenuta del governo: il sovrano, sdegnato, si oppone fermamente alle prepotenze di Mussolini che, cacciato in malo modo e apertamente deriso dai presenti, si allontana torvo.

Chiuso nelle sue stanze, temperando una matita dopo l’altra – tutte di colore rosso! – Mussolini ripercorre mentalmente un lustro di violenze e sopraffazioni fasciste, contrappuntate, in un ricordo che nella messa in scena diventa anche un resoconto utile allo spettatore – dalle sferzanti accuse mosse tempo prima da Matteotti nei confronti del PNF.

Siamo ora al 3 gennaio 1925: Mussolini si presenta alla Camera, per un discorso che tutti attendono di dimissioni: il Duce, però, dopo aver riposto i fogli scritti all’interno del Manuale della Camera, declama a braccio quello che si configurerà a posteriori come il certificato di morte del fascismo primitivo, aprendo alla seconda fase del Ventennio, quella della Dittatura.

Con le spalle al muro, Mussolini dapprima legittima l’uso della forza per la risoluzione dei conflitti, dichiarandosi poi ‘capo di quest’associazione a delinquere‘ che è il Fascismo, e unico in grado di ‘comprimerla e castigarla‘… aggiungendo che “se io la centesima parte dell’energia che ho messo a comprimerlo la mettessi a scatenarlo, oh, vedreste allora….“. Al cospetto di una folla attonita, Mussolini chiude il suo proclama con un invito [in realtà questa parte, nel discorso originale, che potete leggere integralmente qui, è posta in apertura]: Mussolini sfida i parlamentari a incriminarlo, in ossequio all’articolo 47 del Manuale. Non una mano si alza, mentre i camerati inorgogliti, si ergono in piedi sui seggi, e Margherita osserva commossa.

“L’articolo 47 dello Statuto dice: «La Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri del re e di tradurli dinanzi all’Alta corte di giustizia.» Domando formalmente se in questa Camera, o fuori di questa Camera, c’è qualcuno che si voglia valere dell’articolo 47.”

Alla reiterata richiesta del Duce, i volti dei parlamentari e dei camerati, in un montaggio di sovrapposizioni frenetiche, si confondono l’uno nell’altro, ma tutto tace. Allora, Mussolini si volge un’ultima volta verso lo spettatore e, come a stabilire l’ovvio, sussurra: “Silenzio“.

M – Il figlio del secolo è una serie scritta da Antonio Scurati, Stefano Bises e Davide Serino, con Luca Marinelli (Benito Mussolini), Francesco Russo (Cesare Rossi), Barbara Chichiarelli (Margherita Sarfatti), Benedetta Cimatti (Rachele Mussolini), Lorenzo Zurzolo (Italo Balbo) e Vincenzo Nemolato (Re Vittorio Emanuele III)

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