A pochi giorni dal debutto su Netflix di Due spicci, la nuova serie animata firmata da Zerocalcare, il progetto è finito al centro di una polemica legata alle condizioni di lavoro durante la produzione. A sollevare la questione è stato il senatore Maurizio Gasparri, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministero del Lavoro chiedendo di verificare il rispetto delle norme e dei trattamenti economici previsti per i collaboratori coinvolti nella realizzazione della serie.
L’iniziativa del senatore di Forza Italia, riporta Adnkronos, nasce da alcune segnalazioni anonime riportate dalla stampa e rilanciate dal quotidiano Il Giornale, ma anche da Mowmag, secondo cui alcuni lavoratori avrebbero lamentato “ritmi di lavoro e compensi inaccettabili” argomenta Gasparri. Tra le accuse citate figurano compensi pari a circa sei euro l’ora e un aumento del carico di lavoro dovuto all’espansione del progetto rispetto alle previsioni iniziali.
Nel testo dell’interrogazione, Gasparri sottolinea come sarebbe paradossale che una serie impegnata a raccontare temi come precarietà e sfruttamento del lavoro possa essere associata a contestazioni di questo tipo. Il senatore precisa tuttavia che si tratta di ipotesi da verificare e chiede che eventuali accertamenti ministeriali possano fare chiarezza sulla vicenda.
La replica dei produttori non si è fatta attendere. In una nota ufficiale, Movimenti Production e DogHead Animation hanno respinto con decisione tutte le accuse, definendole prive di attendibilità e basate su dichiarazioni non verificate. Secondo le due società, infatti, non sarebbero mai stati proposti contratti fuori legge né sarebbero mai state adottate pratiche di sfruttamento lavorativo. I produttori sostengono di aver sempre operato nel pieno rispetto delle normative, dei diritti dei lavoratori e delle regole che disciplinano il settore dell’animazione.

La nota – diffusa anche da Adnkronos – punta inoltre il dito contro le accuse diffuse da alcuni profili social e da un collettivo anonimo, ritenuto responsabile di aver diffuso informazioni senza aver mai contattato direttamente l’azienda per verificare i fatti. Movimenti Production e DogHead Animation affermano inoltre di non aver mai ricevuto contestazioni formali attraverso le associazioni di categoria riconosciute.
Per questo motivo le due società hanno annunciato di aver affidato la questione ai propri legali, con l’intenzione di procedere per vie giudiziarie contro quelle che definiscono dichiarazioni diffamatorie e lesive della loro immagine. Pur confermando la volontà di tutelarsi legalmente, i produttori hanno dichiarato di restare disponibili al confronto con le associazioni di categoria, auspicando un dialogo costruttivo che possa contribuire a fare chiarezza sulla situazione.
Al momento non risultano accertamenti conclusi né provvedimenti ufficiali. La vicenda resta quindi aperta e saranno eventuali verifiche degli organi competenti a stabilire se le accuse abbiano un fondamento oppure no.
