Con l’uscita di Nord Sud Ovest Est: La leggendaria storia degli 883, seconda stagione della serie Sky dopo Hanno ucciso l’Uomo Ragno, anche i Righeira entrano nella storia raccontata sullo schermo. La fiction ripercorre infatti non soltanto il successo di Max Pezzali e Mauro Repetto, ma anche le vicende dei Righeira, in modo speculare. In un’intervista al Corriere della Sera, Johnson Righeira, nome d’arte di Stefano Righi, ha raccontato cosa c’è di vero e cosa è stato romanzato nel suo racconto all’interno della serie, dando un giudizio complessivamente positivo e svelando anche le sue sensazioni nel vedere un attore interpretarlo.
Johnson Righeira ha guardato gli episodi cercando di mantenere una certa distanza dalla storia, anche se non è stato immediato trovare il coraggio di premere play. Il risultato, però, lo ha convinto, nonostante alcune imprecisioni nella ricostruzione dei fatti.
“Ho cercato di guardarlo con un certo distacco, quasi fosse la storia di qualcun altro. Devo dire che è molto romanzato, però sostanzialmente corretto. Ci sono delle piccole inesattezze: per esempio i fratelli La Bionda, i nostri produttori, vengono presentati come torinesi, mentre sono milanesi. E all’inizio c’ero soltanto io, Michael è subentrato in un secondo momento. Sono dettagli che non cambiano il senso generale della vicenda. Lo spirito della nostra storia è stato assolutamente rispettato”.
Prima di vedere la fiction, Righi ha dovuto superare una sorta di blocco psicologico.
“Mi avevano mandato un link con la password per vedere la puntata in anteprima, ma ci ho messo qualche giorno a decidermi. Avevo un po’ paura, un po’ di pudore. Poi l’ho guardata e sono stato anche al gala di presentazione all’Anteo di Milano, dove ho conosciuto gli attori. Nella vita mi sono capitate cose abbastanza incredibili, ma mai e poi mai avrei immaginato di vedere una fiction con un attore che interpreta me. Anche perché di solito sono cose che capitano postume. E invece sono ancora in vita!”.
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Oggi Righi ha 66 anni e nella serie il suo personaggio è interpretato da Ruben Aprea. Alla presentazione di Nord Sud Ovest Est ha incontrato anche Max Pezzali e Mauro Repetto. Johnson Righeira ha raccontato di aver scoperto nel tempo quanto Pezzali conosca a fondo la musica del duo. Una passione che va ben oltre i brani più celebri, arrivando a canzoni meno conosciute dal grande pubblico.
“Max è un grande fan dei Righeira, e soprattutto un profondo conoscitore della nostra musica. Me ne ero accorto già durante una telefonata, quando mi aveva citato canzoni che non sono mai diventate famose, pezzi nascosti negli album. Per esempio Luciano Serra pilota, che è anche una delle canzoni a cui sono più legato. Risale alla mia fase primordiale, quando stavo lavorando anche al demo di Vamos a la playa, tra la fine del 1981 e gli inizi della nostra avventura musicale”.
Il rispetto per Pezzali e Repetto, tuttavia, non significa che Righi si senta particolarmente vicino al loro percorso artistico. Il cantante ha spiegato di avere gusti e riferimenti musicali differenti, pur nutrendo grande stima per gli 883.
“Li ho sempre rispettati moltissimo e ho un grandissimo affetto per Max, con il quale mi è capitato di interagire anche a distanza. Mi sembra davvero una bravissima persona. Musicalmente, però, percorriamo strade diverse. Io sono più legato a un pop elettronico, alla new wave e, in alcuni casi, al funky. Loro hanno un altro linguaggio, un altro immaginario musicale. Devo ammettere che non mi sono mai comprato un disco degli 883, ma questo non significa assolutamente che non li stimi. Ci sono tantissimi artisti che rispetto senza averne comprato i dischi”.
I gusti musicali di Righi non si sono fermati agli anni ’80. Tra gli artisti contemporanei che segue con interesse ci sono Tony Pitony, Anna Castiglia e Marco Castello. Negli ultimi tempi, inoltre, si è avvicinato ancora di più al rap, scoprendo anche progetti musicali meno convenzionali.
“Ultimamente sono proprio in fissa con Pippo Sowlo, un rapper romano che fa cose che mi piacciono molto. Ho scoperto anche Aldolà Chivalà, un duo napoletano che mescola parole e musica in modo abbastanza strano: andrò a vederli a Torino a novembre. E poi i Fitness Forever. Stranamente sto ascoltando moltissimo rap, più di quanto facessi prima”.
Oltre alla musica, oggi Stefano Righi porta avanti anche un’attività legata alla produzione vinicola. Vive parte del tempo nel Canavese, dove possiede una piccola vigna, e trascorre il resto a Torino. Da questa esperienza è nato Kottolengo, marchio con cui produce vino e che porta anche il nome della sua etichetta discografica.
“Ho una piccola vigna nel Canavese, dove vivo parte del tempo, mentre il resto lo trascorro a Torino. Con il marchio Kottolengo ho avviato una piccola produzione di vino: un bianco e un rosso. Naturalmente non lo produco materialmente io, perché ci mancherebbe soltanto che mi mettessi anche a fare il vignaiolo! Non avrei più nemmeno il tempo di fermarmi a pensare. Kottolengo è anche il marchio della mia etichetta discografica, che per il momento è in stand-by. Mi sono reso conto che il mio modo di concepire un’etichetta era un po’ vecchio stile. Devo imparare cose nuove e capire meglio come funziona oggi quel mondo”.
Tra ricordi musicali, nuove scoperte e progetti lontani dal palcoscenico, Johnson Righeira continua quindi a coltivare interessi diversi. E la serie sugli 883 gli ha offerto l’occasione di rivedere una parte della propria storia attraverso gli occhi di qualcun altro, riconoscendo nella fiction una ricostruzione romanzata ma, nel complesso, fedele allo spirito di quegli anni.
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