Oggi è stato annunciato che Il Mostro, la nuova serie firmata da Stefano Sollima e ispirata ai delitti del Mostro di Firenze, sarà presentata in anteprima – e fuori concorso – alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 (27 agosto – 6 settembre). Ma non è l’unica notizia che riporta il caso sotto i riflettori: nelle stesse ore, è emersa una novità rilevante su Natalino Mele, il bambino testimone del primo duplice omicidio del 1968.
Come riporta Il Messaggero, secondo quanto rivelato da un recente esame genetico disposto dalla procura di Firenze, Natalino Mele – che aveva poco più di sei anni all’epoca del delitto – non sarebbe figlio di Stefano Mele, marito della vittima Barbara Locci, ma di Giovanni Vinci, fratello maggiore di Francesco e Salvatore, entrambi coinvolti a vario titolo nelle inchieste successive. Giovanni, finora, non era mai stato collegato formalmente alle indagini.

Riavvolgendo il nastro: la notte del 21 agosto 1968 Barbara Locci fu uccisa a colpi di pistola insieme all’amante Antonio Lo Bianco, in un’auto parcheggiata nei pressi del cimitero di Signa. Con loro, sul sedile posteriore, dormiva Natalino, il figlio di Barbara. Dopo l’omicidio, il bambino si presentò alla porta di un casolare, dicendo: “Aprimi la porta perché ho sonno, ed ho il babbo ammalato a letto. Dopo mi accompagni a casa perché c’è la mi’ mamma e lo zio che sono morti in macchina”. Da sempre ci si interroga su come Natalino sia arrivato fin lì: da solo, come ha sostenuto in seguito, o accompagnato dall’assassino? Si dice anche che Natalino fece tutto il tragitto fischiettando La Tramontana, un brano in voga all’epoca – e che riascoltiamo nel trailer della serie. O che addirittura fu l’assassino a fischiettare questa canzone mentre accompagnava Natalino al casolare.
Lo stesso Natale Mele oggi, come potete vedere nel video qui sotto, ipotizza che sia stato lui a raggiungere autonomamente il casolare.
Il primo omicidio della cosiddetta “pista sarda” verrà ricostruito anche nella serie di Sollima: nel primo trailer diffuso da Netflix si intravede proprio il piccolo Natalino uscire dall’auto in cui giacciono i corpi senza vita della madre e dell’amante. Il Mostro si articolerà in quattro episodi e debutterà su Netflix il 22 ottobre, poco dopo l’anteprima veneziana. (A questo link potete leggere tutti i film e le serie che saranno presentati al Festival)
Va specificato che il possibile collegamento tra il duplice omicidio del ’68 e i successivi fu ipotizzato solo nel 1982, dopo l’omicidio di Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, a Baccaiano di Montespertoli. Si scoprì infatti che l’arma che aveva sparato a Locci e Lo Bianco era la stessa che aveva ucciso Mainardi e Migliorni e le altre uccise nel 1981 e nel 1974. Non è mai stato chiarito se vi sia stato un passaggio di mano dell’arma, da chi uccise nel ’68 e l’autore dei delitti successivi o se, semplicemente, chi ha sparato dal ’68 fosse la stessa persona. L’omicidio del ’68 infatti presentava degli elementi in comune con gli omicidi successivi – le vittime erano due amanti che si erano appartati in auto, di sera, nelle campagne di Firenze – ma allo stesso tempo vi erano anche delle differenze. Nel ’68 infatti l’assassino si limitò a sparare alle sue vittime mentre nei successivi delitti infierì su di loro anche con un coltello e in modo particolare si accanì sulle vittime femminili, con delle mutilazioni sessuali.
La narrazione, promette Sollima, non si limiterà alla cronaca nera: la serie intende esplorare anche l’Italia dell’epoca, sospesa tra arretratezza rurale e nuovi fermenti culturali e sessuali. Non è ancora chiaro quanto spazio verrà dato alla pista sarda e quanto alla lunga scia di delitti che, tra il 1974 e il 1985, portò all’uccisione di otto coppie nei dintorni di Firenze, con modalità sempre più efferate.
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Quel che è certo è che il mistero del Mostro di Firenze continua, a distanza di oltre mezzo secolo, a generare inquietudini, domande e nuovi colpi di scena.
