Il sipario si riapre su una delle serie più discusse del 2024: Avetrana – Qui non è Hollywood torna finalmente al titolo originale. Un nome, una cittadina, un marchio che aveva fatto tremare le istituzioni locali, tanto che il sindaco Antonio Iazzi si era lanciato in una battaglia legale per eliminarlo. Ma il Tribunale di Taranto, con un colpo di scena degno di una serie TV, ha ribaltato tutto: il divieto d’uso del nome Avetrana è stato revocato, e ora la produzione può finalmente riappropriarsi della sua identità originale.

Pippo Mezzapesa, regista della serie, tira un sospiro di sollievo e si gode la vittoria, come riportato da Adnkronos:
“Per noi autori il titolo non poteva prescindere dal nome del paese in cui i fatti sono avvenuti. Avetrana è parte della storia e protagonista della serie”.
Un’affermazione che sa di rivalsa artistica, ma che non convince l’amministrazione comunale, che mastica amaro e contesta il provvedimento. Il sindaco Iazzi, con una punta di veleno, parla di “palese contradditorietà“, accusando il giudice di aver cambiato opinione senza nuovi elementi probatori. Tuttavia, con un certo pragmatismo, la città ha scelto di non impugnare la sentenza per non gravare sulle casse pubbliche.
Spetterà al colosso Disney valutare l’opportunità di ripristinare il nome originario della serie TV con il nome della città che rappresento il cui prestigio è stato in passato calpestato da una tragedia che il prodotto cinematografico rievoca
La serie, ispirata al libro “Sarah – La ragazza di Avetrana” di Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni, ripercorre il caso di cronaca nera che sconvolse l’Italia: l’omicidio della 15enne Sarah Scazzi nel 2010 e il conseguente assalto mediatico su un piccolo centro pugliese. Disney+, che produce lo show insieme a Groenlandia, incassa la sentenza con soddisfazione. Daniel Frigo, Country Manager di The Walt Disney Company Italia, non nasconde l’importanza del verdetto: “Una vittoria per la libertà di espressione artistica“.
Ma in tutto questo, cosa ne pensa la comunità avetranese? Se da un lato c’è chi applaude alla visibilità (seppur tragica) portata dal caso, dall’altro c’è chi teme che la serie perpetui stereotipi negativi. Il sindaco aveva espresso il timore che Avetrana venisse dipinta come un luogo chiuso, retrogrado e omertoso. Un’immagine che, a suo dire, non rispecchia la realtà. La seconda parte del titolo invece, Qui non è Hollywood, riprende una scritta sui muri della città, che è diventata iconica.
Insomma, la battaglia legale è finita, ma il dibattito rimane infuocato. Avetrana torna nel titolo, ma con essa anche il dibattito su quanto il racconto della realtà possa pesare sull’identità di un luogo. Nel frattempo, la serie è disponibile su Disney+, pronta a far discutere ancora.