Salvatore Vinci e Stefano Mele, così come racconta la serie Il Mostro di Stefano Sollima, dedicata alla cosiddetta “pista sarda” relativa alle indagini sui delitti del Mostro di Firenze, hanno, con tutta probabilità, intrattenuto rapporti omosessuali fra di loro. Il condizionale è d’obbligo, in quanto l’indagine nella sfera privata dei due uomini si basa per larga parte su dichiarazioni testimoniali, che, soprattutto nel caso di Mele, risultano confuse e contraddittorie
Come si legge in questo articolo di Gay.it, corroborato da fonti documentali riportate nel volume “Il mostro di Firenze: oltre ogni ragionevole dubbio”, di Cochi – Cappelletti – Bruno, le relazioni tra Vinci e Mele si inseriscono in un quadro più ampio, che riflette le complesse e non categorizzabili abitudini sessuali di Vinci, che era solito consumare rapporti (anche multipli e simultanei) sia con uomini che con donne.

In riferimento al rapporto di conoscenza tra Vinci e Mele, è proprio quest’ultimo a dire “come stavano le cose”, nel corso di un interrogatorio svoltosi il 30 maggio 1985, nell’ambito delle indagini sul delitto Locci – Lo Bianco [il brano seguente è una parafrasi degli autori del volume)
[Mele dichiarò che] Salvatore Vinci era un depravato avendolo obbligato a partecipare a rapporti sessuali a tre con sua moglie Barbara: Salvatore svolgeva talvolta il ruolo attivo e talvolta quello passivo, a lui [Mele] era toccato fare lo stesso; [Mele dichiarò inoltre] di aver sorpreso la moglie concedersi al cognato Piero Mucciarini: che Salvatore lo aveva condotto, assieme alla moglie e al figlio alle Cascine dove faceva accoppiare Barbara [Locci] con uomini avvicinati in loco”
Quella degli appuntamenti alle Cascine è una circostanza confermata anche da Rosina Massa, moglie di Salvatore dal 1962 al 1980, che, in una deposizione del 15 aprile 1985 descrive senza mezzi termini la routine coniugale con il marito e le sue abitudini promiscue
Era già nato Marco [figlio di Massa e Vinci, ndr] di pochi mesi quando, abitando noi nel casolare di Legri, ed avendo ospitato una coppia di conoscenti di Salvatore, la notte essendomi svegliata per un bisogno corporale io sentii bisbigliare nella stanza dove avevo ospitato la coppia. Incuriosita mi avvicinai alla porta. Riconobbi la voce di mio marito allora io entrai nella stanza e sorpresi mio marito a letto con quei due. (…) Eravamo ancora a Legri quando ebbi occasione di conoscere un amico di Salvatore, tale B. Saverio. (…) Una notte mentre io dormivo mi sentii toccare da una mano ghiacciata sul viso ed ebbi uno scatto. Feci per accendere la luce e mi sentii prendere questa volta la mano da Salvatore che mi invitò a non accendere la luce. Passò circa un’oretta e mi sentii toccare sulle gambe, questa volta mi svegliai, accesi la luce e vidi che sul letto c’era anche Saverio. Salvatore era in mezzo. (…) Nei giorni seguenti Salvatore tornò più volte sull’argomento per convincermi [a fare sesso di gruppo, ndr] e mi disse che lui aveva avuto già un’esperienza a tre con il B. e la Gina (moglie di Saverio B., n.d.a.) in casa loro e mi invitava a fare altrettanto”
Saverio B. è Saverio Biancalani, storico amante del Vinci, come si legge da un rapporto dei Carabinieri datato 1986
Dunque è “perfettamente associato” [acclarato, ndr] che i rapporti affettivi e soprattutto sessuali tra Vinci Salvatore e Saverio Biancalani non abbiano subito alcuna interruzione nel tempo. Biancalani era in una posizione di privilegio nella sfera affettiva di Vinci

Interpellato a riguardo, Vinci, in un interrogatorio del novembre 1986, nega la relazione con Mele, definendolo tra le righe come un minus habens, ma allo stesso tempo ammette un orientamento che oggi si potrebbe semplicisticamente definire bisessuale
Stefano non si è neppure accorto dei rapporti sessuali che io avevo con la moglie [Locci, ndr], escludo, a maggior ragione, che [io] ne possa avere avuto anche con lui. Preciso che io amo partecipare ai rapporti trilaterali, non restare all’esterno a guardare due persone che si congiungono carnalmente. In più, per partecipare ho bisogno che la donna deve essere da me conosciuta, deve essere una donna mia”.
Il bisogno di possesso e la violenza sono due costanti della vita sessuale di Vinci, come affermato anche da Ada Pierini, compagna dell’uomo dal 1980, in un interrogatorio del 1987
I figli sanno tutto del padre, cioè anche dei suoi vizi e delle sue tendenze sessuali, per averlo saputo dalla mamma Rosina. La [prima] moglie si era uccisa con il gas perché costretta a ciò dal fatto che [ella] si rifiutava di accondiscendere a Salvatore, il quale voleva imporle rapporti con altri uomini, come voleva fare con me. [Una volta Salvatore mi disse anche che] lui e Francesco [Vinci, fratello di Salvatore] avevano fatto l’amore a tre con la Locci.
Ai link che seguono vi parliamo di Iolanda Libbra, l’amante di Giovanni Vinci – che nella serie di Sollima è al centro di una delle scene più agghiaccianti – e vi spieghiamo che fine ha fatto Natalino Mele, oggi.
