La nuova serie messicana di Netflix, Nessuno ci ha visti partire, disponibile sulla piattaforma dal 15 ottobre, ha conquistato il pubblico internazionale non solo per la sua intensità narrativa, ma soprattutto perché racconta una storia vera. Dietro il dramma interpretato da Tessa Ía e Emiliano Zurita si nasconde uno dei casi di sequestro familiare più sconvolgenti avvenuti in Messico negli anni Sessanta.
La storia è ispirata a Nadie nos vio partir il libro autobiografico di Tamara Trottner, scrittrice messicana che ha vissuto in prima persona il sequestro parentale durante la sua infanzia. Pubblicato nel 2020, il libro racconta dalla prospettiva infantile di come suo padre la separò dalla madre insieme a suo fratello, portandoli in un lungo viaggio attraverso l’Europa per più di due anni come atto di vendetta nel contesto di una comunità ebraica conservatrice in Messico.
Come riporta il magazine messicano Informador, nelle interviste rilasciate al programma De dientes para adentro, la Trottner ha condiviso dettagli agghiaccianti della sua esperienza:
“Ci ha sequestrati per due anni. All’inizio credevamo che fosse un viaggio, ma dopo abbiamo chiesto della mamma, del mio cane, della scuola, e nessuno ci rispondeva”.

Tamara aveva solo cinque anni quando iniziò l’odissea che la portò, insieme al fratello, da un paese all’altro, dalla Francia fino a Israele. Nella vita reale, la madre dei bambini intraprese una ricerca instancabile, affrontando il rifiuto sociale e la mancanza di supporto legale dell’epoca. La risoluzione arrivò quando un conoscente avvistò i bambini e allertò la famiglia, permettendo finalmente il loro recupero. Il caso, avvenuto nel 1968, scosse profondamente la comunità ebraico-messicana benestante, evidenziando lo scontro tra due famiglie potenti.
Trottner ha sottolineato come questo evento abbia distrutto le dinamiche familiari e l’abbia portata a mettere in discussione l’amore paterno. In un gesto di riconciliazione e comprensione, la scrittrice si è persino confrontata con suo padre per includere la sua versione nel libro, con l’obiettivo di rendere la narrativa più equilibrata e terapeutica. “Questa storia non tratta di eroi né villain, ma di ferite che impiegano tutta una vita a chiudersi”, ha dichiarato durante la presentazione della serie Netflix.
Sebbene l’adattamento si prenda delle licenze creative, mantiene l’essenza emotiva e i dettagli chiave del libro, inclusa la prospettiva infantile e il tema centrale della manipolazione familiare. Tamara Trottner ha partecipato al processo creativo, per assicurarsi che la serie rispettasse “il dolore, il perdono e l’amore in tutte le sue versioni”.
La trama della serie Netflix segue Valeria Goldberg, una giovane donna dell’alta società ebraica messicana degli anni Sessanta, costretta a sposarsi in un’unione concordata con Leo Saltzman, uomo proveniente da una famiglia influente. Quello che inizia come un matrimonio apparentemente ideale si trasforma in un incubo quando, dopo una separazione conflittuale, Leo decide di sequestrare i loro due figli piccoli, Isaac e Tamara, fuggendo con loro all’estero come forma di vendetta contro Valeria.
La miniserie di cinque episodi, diretta da Lucía Puenzo, Nicolás Puenzo e Samuel Kishi, con la regia di Gaz Alazraki è stata girata in quattro paesi (Messico, Francia, Italia e Sudafrica), la produzione si distingue per una sceneggiatura adattata da María Camila Arias e un cast stellare che include Juan Manuel Bernal, Flavio Medina, Karina Gidi, Lisa Owen e Natasha Dupeyrón.
Visualizza questo post su Instagram
