Con la serie ormai avviata verso il suo epilogo, Stranger Things 5 entra nella fase della resa dei conti e i fratelli Duffer, in una chiacchierata con la stampa gettano finalmente luce su alcuni dei misteri più longevi dello show, confermando che molte circostanze narrative erano state pianificate fin dall’inizio ma volutamente occultata.
Dall’origine del Sottosopra, al ruolo cruciale di Undici nella sua creazione, fino a un finale che promette ambiguità e dilemmi, la quinta stagione si prepara a chiudere col botto
Uno dei chiarimenti più rilevanti riguarda la natura del Sottosopra, che in questi ultimi episodi viene identificato come una sorta di dimensione intermedia tra il nostro mondo e l’Abisso, il rego del Male. Matt Duffer ha confermato che la mitologia di questo mondo parallelo non è un’aggiunta tardiva, bensì un elemento strutturale dello show sin dagli inizi.
«Già nella prima stagione Netflix ci chiese di spiegare cosa fosse davvero»
All’epoca, l’Abisso era provvisoriamente chiamato “Dimensione X”, ma la sua funzione narrativa era già chiara: un luogo primordiale, ostile, separato dal nostro mondo ma profondamente connesso alle sue paure.

Tra le rivelazioni più nette c’è quella che riguarda Undici. Alla domanda se sia stata lei a creare Il Sottosopra, la risposta dei Duffer è inequivocabile. «Sì», ha detto Matt Duffer. «Ma non è stata una sua colpa». Secondo gli autori, Undici è stata costretta a compiere quell’atto durante gli esperimenti di Brenner, che resta il vero responsabile morale. «È stato lui», ha aggiunto Duffer. «Lei è stata spinta a farlo».
“Credo che l’idea sia nata mentre lavoravamo contemporaneamente allo spettacolo teatrale e alla quarta stagione, se ricordo bene. Molto di tutto questo è legato a Henry, a Uno. Quando abbiamo iniziato a esplorare davvero quel personaggio, ci è sembrato interessante usare quel materiale per spiegare e approfondire da dove abbiano effettivamente origine questi poteri.”
Se molte risposte arrivano, altre sono deliberatamente rimandate all’ultimo episodio. Il passato di Henry Creel resta centrale nella costruzione del finale. I Duffer hanno anticipato che il pubblico ha visto solo “metà” di un ricordo chiave, quello legato all’uomo con la valigetta incontrato da Henry da bambino.
“Vedrete di nuovo quella valigetta. E avrete le risposte che state aspettando. Ma l’elemento davvero centrale è il passato di Henry, in particolare, e la sua connessione con il Mind Flayer. Sono questi i due aspetti che, secondo me, saranno i più rivelatori e impattanti man mano che ci avviciniamo all’ultimo episodio.”

Accanto alla minaccia soprannaturale, Stranger Things continua a raccontare un pericolo tutto umano. Ross Duffer ha ricordato come il potere militare sia sempre stato un antagonista costante della serie. «Anche quando Brenner sparisce, viene sempre sostituito», ha spiegato. Nella quinta stagione, questa minaccia prende forma attraverso nuovi personaggi e una logica che non cambia: Undici resta un obiettivo.
“Non esiste una soluzione semplice. ‘Il sangue di Henry fa parte del suo DNA.
Non c’è un antidoto, non c’è una cura magica. La vera domanda è se possa esistere un lieto fine. O se il mondo potrà mai essere davvero sicuro per Jane».
Sul piano narrativo, la quinta stagione lavora anche sulla chiusura di diversi archi emotivi prima dello scontro decisivo. Steve Harrington emerge come figura chiave nella strategia contro Vecna. «È cresciuto molto», ha spiegato Ross Duffer. «Ci è sembrato giusto che fosse lui a proporre il piano più importante di tutti».
Anche Max assume un ruolo cruciale. Dopo aver trascorso mesi intrappolata nella mente di Vecna, la ragazza possiede una conoscenza unica dei suoi ricordi. «Senza di lei», ha detto Ross Duffer, «questa battaglia finale sarebbe quasi impossibile».

Con il tavolo ormai “apparecchiato”, come lo definiscono gli autori, resta una sola vera domanda aperta: non se il male possa essere sconfitto, ma quale prezzo dovranno pagare i personaggi per farlo. Ed è su questo terreno, più che su quello dello spettacolo, che Stranger Things si prepara a chiudere la sua storia.
“Non siamo in Game of Thrones. Non siamo a Westeros. Amo Game of Thrones, ma è un tipo di serie completamente diverso. Credo che nel finale accadano cose molto sorprendenti, ma noi non vogliamo scioccare o traumatizzare nessuno. Spero che, arrivati alla fine, ciò che succede venga percepito dal pubblico come inevitabile, non doloroso, ma soddisfacente. Vedremo: se sbagli gli ultimi cinque minuti, è l’unica cosa di cui tutti parleranno.
Quindi devi assicurarti che quei cinque minuti siano giusti, e poi sperare che tutto il resto vada a posto. Alla fine devi semplicemente isolarti dal rumore di fondo, ascoltare il tuo istinto e quello degli altri sceneggiatori con cui lavori da anni, e sperare che ciò che senti essere giusto risuoni anche negli altri.”
