Jamie Campbell Bower torna a raccontare il lato più inquietante di Stranger Things, spiegando come ha costruito il Signor Cos’è, una delle maschere più disturbanti di Vecna.
Mediante alcune interviste rilasciate a EW e Variety, l’attore approfondisce le ispirazioni psicologiche e cinematografiche dietro il personaggio, influenze che spaziano dalla televisione per bambini, sino alla cronaca nera statunitense.
Abituato a interpretare “il cattivo”, sia che si chiami Vecna, Numero 001 o Henry, Bower spiega che con il Signor Cos’è ha fatto un passo ulteriore verso una forma di malvagità più sottile e insinuante, simile a quella di un capo carismatico, come Jim Jones, protagonista di uno dei fatti di cronaca più noti della storia americana. Come ricorda Wikipedia, Jones era un predicatore, a capo della setta de Il Tempio del Popolo, che nel 1978 indusse tutti gli adepti ad un suicidio di massa, per poi togliersi la vita a sua volta.
«Jim Jones è stato uno dei miei primi riferimenti, persino nel modo in cui parla quando ha tutti i ragazzi davanti a sé. A un certo punto mi chiedevo: dico “tu” o dico “noi”? “Siamo una famiglia adesso”.
Se in passato aveva guardato a Dracula e all’immaginario gotico, per questa stagione Bower ha ampliato ulteriormente i riferimenti: Shining per lo sguardo kubrickiano, Funny Games (‘mi sono ispirato al remake americano’) Il pifferaio magico del 1957 e, in modo sorprendente, Mister Rogers, iconico personaggio dell’intrattenimento tv USA per bambini
«Mister Rogers è stato un riferimento molto interessante, che ha influenzato persino la musica della serie».

Tutte le forme di Vecna, spiega Bower, condividono un elemento fondamentale: la memoria. La ricostruzione ossessiva della casa dei Creel diventa così un tentativo distorto di recuperare un’idea di sicurezza mai davvero esistita.
«Mi chiedevo: perché ricreare proprio la casa come luogo idilliaco? Cosa significa per lui? Cos’è stata l’idea di “casa” per un bambino cresciuto in un luogo che avrebbe dovuto essere sicuro, ma non lo era? Forse è un modo per provare a ricreare quella sicurezza».
Pur non avendo l’aspetto mostruoso di Vecna, il Signor Cos’è è stato, per l’attore, altrettanto difficile da interpretare.
«Avevo molta paura nel recitare questa versione. La domanda era: quanto posso essere gentile con questi bambini per farli sentire al sicuro, e quanto del mio trauma sto seppellendo sotto quella gentilezza? C’è una disonestà profonda in tutto questo, ed è spaventosa. È davvero dura, soprattutto quando reciti davanti a un bambino».
Bower sottolinea che, anche se il personaggio diventa sempre più crudele e accumula vittime, una traccia di umanità resta presente, seppur difficilmente accessibile.
«C’è sicuramente un’umanità che riesco a vedere. Quanto emerga davvero è aperto all’interpretazione: c’è un trauma, un’esperienza che esiste, ma che non è ancora stata esplorata fino in fondo».

La costruzione del personaggio passa appunto da una conoscenza sempre più profonda del passato di Henry Creel. Dopo aver visto lo spettacolo teatrale prequel Stranger Things: The First Shadow, Bower ha compreso che un evento vissuto da Henry a otto anni in una grotta è stato determinante e irreversibile.
«È stata un’esperienza monumentale, che gli ha cambiato la vita. Non è mai stato lo stesso dopo. Ho dovuto letteralmente strappare queste informazioni a Matt e Ross Duffer. Non erano molto inclini a raccontarle, volevano tenersele per loro, ma per me era fondamentale sapere cosa fosse successo e perché».
Nella serie, questo passato riaffiora quando Max e Holly esplorano la mente di Henry e si avvicinano alla verità su quell’evento: l’incontro con uno scienziato ferito, ucciso dal bambino per autodifesa, e una valigetta argentata dal contenuto mai mostrato. Alla domanda su cosa ci fosse dentro, Bower anticipa con una sola parola.
«Movente».
Questo ritorno continuo all’infanzia, alla perdita dell’innocenza e all’isolamento – accentuato anche da una famiglia violenta, come mostrato nel prequel teatrale – prepara il terreno per il finale della serie. Nell’episodio 7, Henry siede a tavola con i bambini che ha rapito, molti dei quali lo venerano come un leader spirituale, pronti ad aiutarlo a “rifare il mondo”.
«La fine dell’episodio 7 è una preparazione incredibile a ciò che verrà. Se pensate di sapere cosa succederà all’inizio del finale di serie, probabilmente vi sbagliate. Qualunque cosa immaginiate, sarà superata dalla realtà».
