Il finale di serie di Stranger Things 5, evento televisivo generazionale come pochi altri, come sappiamo, ha soddisfatto alcuni e deluso molti altri. E quale miglior modo per esorcizzare un sentimento negativo se non appigliarsi al minimo indizio per dimostrare a se stessi che – in fondo – quello che si è visto è – effettivamente – di qualità scadente? Con tutta probabilità, sono in qualche modo “prigionieri” di questo pregiudizio i fan che nelle ultime ore, negli ultimi giorni, hanno inondato i social di proteste contro i fratelli Duffer, autori della serie, al grido di “avete scritto il finale usando ChatGpt“. Ma da dove nasce, esattamente, quest’ultima teoria del complotto?
is that a fuckin chatgpt tab i see pic.twitter.com/ZRvk9iNyl6
— fera (@byersanswer) January 12, 2026
All’interno di Un’ultima avventura, documentario di backstage sulla quinta stagione della serie, compare a un certo punto un fotogramma in cui, sul laptop di uno sceneggiatore, sono apparentemente visibili alcune schede di browser dalla forma stondata e monocolore, apparentemente riconducibili proprio a ChatGpt.
Grazie a questo insignificante dettaglio, è partita la rivolta dei fan, fomentata anche da improvvide dichiarazioni, rilasciate all’interno del documentario – e riportate da Deadline – a firma dell’assistente di produzione Montana Maniscalco, secondo cui i Duffer ‘avrebbero cominciato a girare l’episodio finale ancor prima di averne completato lo script”. Benzina sul fuoco per l’ossessione dei fan delusi dalla conclusione di un’epopea che li ha accompagnati per anni. Ma, alla fine, è delusione collettiva o istinto da investigatore?
Determinare cosa effettivamente riportassero quelle tab è comunque difficile, anche se la forma circolare dell’icona potrebbe ricordare la modalità ‘energy-saving’ attraverso cui Google Chrome ‘mette a dormire’ schede in quel momento non utilizzate, per effettuare un risparmio di RAM.
La questione, tuttavia, va al di là del decidere se davvero i Duffer stessero usando o meno un LLM per scrivere la sceneggiatura. Come spiegato dalla stessa Martina Radwan, regista del documentario, in un’intervista a THR
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«Ma siamo davvero sicuri che avessero ChatGPT aperto? Prima di tutto, non è mai stato dimostrato che lo fosse. È un po’ come avere l’iPhone accanto al computer mentre scrivi una storia: semplicemente noi tutti usiamo questi strumenti mentre facciamo più cose insieme.
C’è molto rumore sui social, gente che dice: “Non sappiamo se è andata così ma lo stiamo dando per scontato”.
E io mi chiedo: ma non è normale per voi avere uno strumento come quello aperto anche solo per fare una ricerca veloce? Come si possa anche solo pensare di scrivere una trama con 19 personaggi usando ChatGPT, poi, sinceramente, non lo capisco.»
