Neil Druckmann, anima creativa dietro The Last of Us (gioco e serie) ha rivelato, in una recente intervista esclusiva di aver lasciato il ruolo di co-showrunner del prodotto HBO per concentrarsi nuovamente a tempo pieno sullo sviluppo di un videogioco presso Naughty Dog: una scelta sofferta ma ponderata.
Druckmann ha ricordato a Variety quanto fosse complesso gestire contemporaneamente il ruolo di co-showrunner nelle prime due stagioni, dirigere e scrivere episodi, e allo stesso tempo guidare Naughty Dog:
“La decisione di fare un passo indietro è maturata proprio mentre stavamo per avviare la writers’ room della terza stagione. Guardando avanti, mi sono reso conto che, con tutti i progetti legati a The Last of Us [il vociferato terzo gioco, ndr] e i nuovi giochi a cui sto lavorando – la produzione più grande e impegnativa resta Intergalactic: The Heretic Profit, la nostra prossima grande IP per Naughty Dog e PlayStation – ho capito che potevo servire meglio tutte le mie responsabilità mantenendo una visione più ampia, piuttosto che essere coinvolto nel dettaglio della serie come nelle prime due stagioni.
Nella seconda, in particolare, ho speso tantissime energie sull’episodio 206, scrivendolo, preparandolo e dirigendolo, e non ero sicuro di poterlo fare ancora. Così, proprio quando stavamo chiudendo la fase promozionale e prima di cominciare davvero a lavorare sulla stagione 3, ho pensato che fosse il momento giusto per rimettere in discussione tutto.”
Se da un lato Druckmann si è fatto da parte nella gestione della serie, dall’altro ha ricordato quali fossero le sue ambizioni iniziali per il progetto: elevare lo status dell’arte videoludica presso il grande pubblico
“Gli obiettivi che mi ero posto per la serie erano diversi, e alcuni anche un po’ personali. Volevo portare The Last of Us oltre la cerchia di chi aveva già giocato al videogioco. Sentivo che quella storia poteva raggiungere un pubblico più ampio, persone che non avrebbero mai preso in mano un controller. Desideravo anche valorizzare Naughty Dog, che è la mia casa da oltre vent’anni, e dare dignità al linguaggio dei videogiochi. Il sogno era che qualcuno guardasse la serie senza sapere che fosse tratta da un gioco e restasse sorpreso nello scoprirlo.”

Il riscontro non si è fatto attendere, tanto che molti spettatori, incuriositi dalla serie, sono poi tornati a giocare – o l’hanno fatto per la prima volta – al titolo originale su PlayStation e PC. Intanto, l’autore non nasconde le speranze per gli Emmy, dettagliando così le proprie aspettative per la cerimonia di domenica 14 (qui tutte le candidature)
“Il sistema degli Emmy è molto diverso da quello degli awards dei videogiochi: da noi, in Naughty Dog, magari ci si confronta un po’ con PlayStation, ma alla fine ci si concentra solo su ciò che si ritiene giusto mostrare. A Hollywood invece la macchina dei premi è enorme e intensissima, e lì mi sono affidato agli esperti di Warner Bros. e HBO. Siamo stati molto orgogliosi della stagione realizzata: credo che gli episodi di spicco siano stati il 202 e il 206, presentati in diverse categorie, ed è stato emozionante vedere Pedro e Bella ricevere nomination. In particolare ho apprezzato il lavoro di Kaitlyn [Dever] e Joey Pantoliano nell’episodio 206, The Price: non sapevo bene cosa aspettarmi, ma ciò che Joey ha portato al personaggio mi ha colpito davvero”
