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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Adolescence, la recensione: un crime drama da vedere… tutto d’un fiato

Adolescence, la recensione: un crime drama da vedere… tutto d’un fiato

La recensione di Adolescence, potente crime drama su Netflix in cui ogni episodio è girato in un unico piano sequenza.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini13 Marzo 2025
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Adolescence.
Un'immagine della serie Adolescence. Fonte: Netflix.
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La serie: Adolescence, 2025. Creata da: Jack Thorne, Stephen Graham . Cast: Stephen Graham, Ashley Walters, Erin Doherty, Owen Cooper, Faye Marsay, Christine Tremarco, Mark Stanley, Jo Hartley, Amélie Pease. Genere: Crime, drammatico. Durata: 1 ora circa/4 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.

Trama: Un tredicenne viene arrestato per l’omicidio di un compagno di classe. Mentre la giustizia fa il suo corso, il confine tra innocenza e colpevolezza si fa sempre più labile.

A chi è consigliato? A chi ama i crime drama psicologici e realistici, le serie con una forte tensione narrativa e chi apprezza sperimentazioni registiche audaci.


Esistono serie che intrattengono e serie che colpiscono, lasciando un’impronta duratura nello spettatore. Adolescence, la nuova miniserie crime di Netflix diretta da Philip Barantini (Boiling Point), appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Strutturata in quattro episodi girati interamente in piano sequenza, la serie è un’esperienza ipnotica, un’immersione totale in un dramma familiare e giudiziario che sfida le convenzioni del genere. Il cast è guidato da Stephen Graham, Ashley Walters, Erin Doherty e dal sorprendente esordiente Owen Cooper, interprete di Jamie, un tredicenne accusato di un crimine spietato. Con una messa in scena spoglia e un’estetica iperrealistica, Adolescence non si limita a raccontare un caso di cronaca nera: esplora le contraddizioni della giustizia, il peso delle aspettative sociali e i pericoli di un mondo digitale in cui bullismo e misoginia possono trasformarsi in armi letali.

Una famiglia distrutta

Una scena della serie tv Adolescence.
Una scena della serie tv Adolescence. Fonte: Netflix.

La storia prende il via con un’irruzione: alle prime luci dell’alba, gli ispettori Bascombe (Ashley Walters) e Frank (Faye Marsay) fanno irruzione nella casa della famiglia Miller per arrestare Jamie (Owen Cooper), sotto lo sguardo attonito e impotente dei suoi genitori, Eddie (Stephen Graham) e Manda (Christine Tremarco), e della sorella maggiore Lisa (Amélie Pease). L’accusa è agghiacciante: Jamie avrebbe ucciso la sua compagna di scuola Katie con una serie di coltellate. Il primo episodio si sviluppa in un flusso ininterrotto di tensione, seguendo Jamie da casa sua fino alla centrale di polizia, tra domande serrate, rilievi forensi invasivi e il senso di irrealtà che avvolge l’intera famiglia. Nei successivi episodi, la narrazione si amplia: vediamo gli investigatori raccogliere testimonianze tra i compagni di classe di Jamie, la psicologa Briony Ariston (Erin Doherty) condurre una perizia cruciale sul ragazzo e, infine, il devastante impatto dell’accaduto sulla vita dei Miller.

L’arte del piano sequenza: un’illusione di realtà

Una scena della serie tv Adolescence.
Una scena della serie tv Adolescence. Fonte: Netflix.

Girare ogni episodio in un unico piano sequenza non è solo una scelta estetica, ma una dichiarazione di intenti. Philip Barantini e il direttore della fotografia Matthew Lewis usano questa tecnica per annullare la distanza tra lo spettatore e la storia, rendendoci partecipi di ogni dettaglio, ogni silenzio imbarazzante, ogni sguardo carico di tensione. La macchina da presa diventa un testimone invisibile che si insinua nei corridoi della scuola, nei cubicoli della centrale di polizia, nelle celle del centro di detenzione minorile. Se in alcune produzioni questa scelta potrebbe sembrare un esercizio di stile, in Adolescence la continuità visiva amplifica il senso di claustrofobia e impotenza dei personaggi.

Owen Cooper: un debutto magnetico e inquietante

Owen Cooper nella serie tv Adolescence.
Owen Cooper nella serie tv Adolescence. Fonte: Netflix.

Il successo di Adolescence dipende in gran parte dalla performance del suo giovane protagonista. Owen Cooper, al suo primo ruolo, offre un’interpretazione che sfida le aspettative: il suo Jamie è al tempo stesso fragile e ambiguo, un ragazzino dall’aria innocente che potrebbe essere sia vittima di un tragico errore che un abile manipolatore. L’apice della sua interpretazione si raggiunge nel terzo episodio, un serrato confronto con la psicologa interpretata da Erin Doherty. I due attori creano un duello psicologico teso e sfaccettato, in cui le parole diventano armi e il silenzio un campo di battaglia. La capacità di Cooper di passare da un’emozione all’altra con impercettibili variazioni di espressione rende ogni momento della sua performance imprevedibile e profondamente inquietante.

Un crime attuale: bullismo, misoginia e il pericolo della rete

Stephen Graham nella serie tv Adolescence.
Stephen Graham nella serie tv Adolescence. Fonte: Netflix.

Al di là dell’intrigo giudiziario, Adolescence affronta temi di bruciante attualità. Il caso di Jamie non è solo un mistero da risolvere, ma il riflesso di una generazione cresciuta tra bullismo online, contenuti violenti e modelli maschili tossici. Il nome di Andrew Tate viene citato esplicitamente in un episodio, suggerendo quanto l’influenza di certi “guru” della virilità tossica possa avere un impatto devastante sui giovani maschi. La serie non offre facili soluzioni, ma mette in luce una realtà inquietante: la cultura della violenza e della disumanizzazione, amplificata dai social media, può trasformare la rabbia adolescenziale in tragedia. Anche le figure femminili, come la vittima Katie e la sua amica Jade (Fatima Bojang), sono volutamente lasciate ai margini della narrazione, una scelta che enfatizza l’ingiustizia di un sistema che spesso trascura le giovani donne, anche dopo la loro morte.

Un crime che lascia il segno

Ashley Walters nella serie tv Adolescence.
Ashley Walters nella serie tv Adolescence. Fonte: Netflix.

Adolescence non è una serie crime convenzionale. Non ci sono facili colpi di scena, né indagini mozzafiato, ma un lento e soffocante viaggio attraverso una tragedia che sembra fin troppo plausibile. La regia impeccabile, le interpretazioni straordinarie e la scelta narrativa del piano sequenza fanno di questa serie un esperimento riuscito e un pugno nello stomaco per lo spettatore. Non è una visione leggera né consolatoria, ma è proprio questo a renderla così potente: ci costringe a guardare in faccia una realtà che spesso preferiamo ignorare. E quando i titoli di coda scorrono sull’ultimo episodio, una domanda rimane sospesa nell’aria: quanto davvero conosciamo i nostri figli?

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