La serie: Baby Reindeer, 2024. Creata da: Richard Gadd. Cast: Richard Gadd, Jessica Gunning, Nava Mau, Tom Goodman-Hill. Genere: Drammatico, commedia. Durata: 35 minuti circa/7 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.
Trama: Un barista e comico mediocre compie un atto di gentilezza verso una donna vulnerabile che, da quel momento, diventerà la sua infaticabile stalker.
A chi è consigliato? A chi è alla ricerca di un prodotto anticonvenzionale, a metà strada tra l’inquietante e l’esilarante.
Adattamento dell’omonima e acclamata opera teatrale di Richard Gadd, Baby Reindeer è uno show che non ti aspetti, basato sulla sconvolgente storia vera del suo autore. Protagonista della narrazione è Donny, barista e comico fallito che, a seguito di un semplice gesto di gentilezza, attirerà a sé le attenzioni soffocanti di una stalker seriale, dando vita a una complessa relazione di co-dipendenza.
Come vedremo nella nostra recensione di Baby Reindeer, nonostante le sue origini nel mondo della stand-up comedy, lo show scritto e interpretato da Richard Gadd travalica i confini della commedia per lanciarsi in una coraggiosa esplorazione del dramma umano e del trauma, fino a compiere una lenta ma inesorabile discesa negli inferi. A completare il quadro di questo spettacolo disorientante, le performance dei suoi attori protagonisti, tra cui brilla Jessica Gunning, presenza davvero irresistibile e vertiginosa sullo schermo.
“Questa è una storia vera”

Donny (Richard Gadd) è un comico in difficoltà, trasferitosi a Londra per realizzare i propri sogni ma ritrovatosi, alla soglia dei trent’anni, a lavorare in un pub senza la minima prospettiva di carriera e a vivere a scrocco a casa della madre della sua ex ragazza. Quando un giorno Martha (Jessica Gunning) entra nel locale di Donny, in lacrime, lui se ne dispiace e le offre una tazza di tè. Una decisione che finirà per rimpiangere amaramente. Sì perché, se inizialmente l’uomo prova simpatia e una sorta di attrazione per l’accattivante sicurezza e il modo strano di esprimersi della donna – che millanta un lavoro di prestigio e conoscenze importanti ma non ha i soldi per pagarsi una Diet Coke -, col passare dei giorni Martha si fa sempre più invadente, facendosi strada in ogni angolo della sua vita e inviando a Donny centinaia di email.
Richard Gadd ha scelto di essere il protagonista della sua stessa storia: quella raccontata in Baby Reindeer, infatti, non è altro che la trasposizione sul piccolo schermo del suo omonimo spettacolo teatrale, nel quale lo scrittore e interprete racconta la relazione con la sua stalker e l’impatto che questa ha avuto sulla sua vita, tanto da costringerlo a fare nuovamente i conti con un trauma passato che pensava ormai sepolto.
Questione di co-dipendenza

Perché ci ha messo così tanto a denunciarla? Mi dispiaceva per lei, è la prima sensazione che ho provato.
Baby Reindeer si apre così, con Donny che denuncia la sua stalker alla polizia. Ma la risposta che fornisce all’agente è piuttosto indicativa riguardo a quella che è la complessità della relazione che finisce per instaurarsi con Martha. Dopo averle offerto una tazza di tè per pura compassione nei confronti di una donna visibilmente vulnerabile, Donny inizia ad essere affascinato da quella presenza così rumorosa e sfacciata, o forse dall’unico essere umano che sembra vederlo davvero, vedere quella persona che lui desiderava diventare trasferendosi a Londra. La domanda sorge quindi spontanea: il nostro protagonista è un bravo ragazzo che voleva solamente allungare la mano a una sconosciuta in difficoltà, o un egocentrico in cerca di quell’appagamento che la vita non sembra intenzionata a concedergli? Non esiste una risposta corretta. Ma la questione davvero centrale dello show scritto e interpretato da Richard Gadd è quella della co-dipendenza: lusingato dal fatto che Martha si interessi a lui, Donny la ricambia concedendole le attenzioni da lei agognate, permettendo all’ossessione della donna di incancrenirsi e di intrappolare entrambi in un legame tossico che non sembra avere una via d’uscita.
La vita è una tragica commedia

Pur muovendosi sui toni della commedia, Baby Reindeer evoca molto spesso le atmosfera di un film dell’orrore, con le sue inquadrature ravvicinate, l’estetica a tratti inquietante e la musica nervosa degli archi che permea quasi ogni fotogramma. Tutto questo contribuisce a creare nel pubblico un senso di disorientamento, accrescendo la tensione in modo costante e accompagnando il protagonista in una lenta ma inesorabile discesa verso gli inferi. Non solo: Richard Gadd tratta numerosi temi scomodi come il disprezzo verso se stessi e la pietà nei confronti degli altri, il senso di colpa e la solitudine, la malattia mentale e il controllo ossessivo, sollevando domande difficili e costringendo gli spettatori a confrontarsi con i propri traumi. Eppure, questo ancora non basta a definire Baby Reindeer; perché lo show, grazie al suo umorismo unico, offre uno sguardo terribilmente autentico sulla realtà e sui sogni infranti ma, allo stesso tempo, trasmette un messaggio di speranza, riuscendo a trovare la bellezza anche nello sconforto della vita quotidiana.
In fondo, non è forse questa la complessità dell’esistenza umana?
Il cast di Baby Reindeer

Con una discreta dose di coraggio e un tocco di autoironia, Richard Gadd offre una rappresentazione spietata di Donny (ovvero di se stesso), dipingendolo come un individuo stagnante, un vigliacco che vive ancora a casa della madre della sua ex fidanzata per non pagare l’affitto e un insicuro costretto a rifugiarsi nelle attenzioni di una stalker. Il suo volto segnato dalla tristezza e gli occhi disillusi trasmettono perfettamente il profondo senso di disprezzo di sé che lo pervade. Ma la vera star dello show è Jessica Gunning nei panni di Martha: l’attrice riesce a rendere reale la follia del suo personaggio, riuscendo a trasmettere tutte quelle sfumature che fanno parte di lei, dalla sicurezza alla vulnerabilità, dalla malizia alla violenza, fisica e psicologica, passando da un aspetto all’altro modificando semplicemente la propria espressione. Qualunque sembianza essa incarni, però, rimane sempre una presenza davvero irresistibile e vertiginosa sullo schermo.
La recensione in breve
Nonostante le sue origini nel mondo della stand-up comedy, lo show scritto e interpretato da Richard Gadd travalica i confini della commedia per lanciarsi in una coraggiosa esplorazione del dramma umano e del trauma, fino a compiere una lenta ma inesorabile discesa negli inferi. A completare il quadro di questo spettacolo disorientante, le performance dei suoi attori protagonisti, tra cui brilla una Jessica Gunning, presenza davvero irresistibile e vertiginosa sullo schermo.
Pro
- Il suo essere sempre in bilico fra dramma e commedia
- L'irresistibile performance di Jessica Gunning
- Il modo in cui è in grado di sollevare domande scomode
Contro
- Per qualcuno potrebbe essere difficile da guardare
- Voto CinemaSerieTV
