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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Barracuda Queens, la recensione della serie Netflix

Barracuda Queens, la recensione della serie Netflix

La recensione di Barracuda Queens, la nuova serie svedese disponibile su Netflix liberamente ispirata a una storia vera.
Benedetta RomoliDi Benedetta Romoli5 Giugno 2023Aggiornato:5 Giugno 2023
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Le protagoniste di Barracuda Queens
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La serie: Barracuda Queens, 2023. Creata da: Amanda Adolfsson. Genere: Teen, Drama. Cast: Alva Bratt, Tindra Monsen, Sarah Gustafsson, Tea Stjärne, Sandra Zubovic, Izabella Scorupco, Carsten Björnlund, Johannes Kuhnke, Max Ulveson, Michaela Thorsen, Mirja Turestedt, Gino Estera, Meliz Kargles. Durata: 30 minuti ca./6 episodi. Dove l’abbiamo vista: in anteprima su Netflix, in lingua originale.

Trama: Nella Stoccolma benestante degli anni ’90, un gruppo di giovani amiche (soprannominate le Barracuda Queens) decidono di improvvisarsi ladre di quartiere rapinando vicini e conoscenti per saldare un debito contratto durante un weekend di divertimento.


Al grande catalogo Netflix si aggiunge una nuova proposta, questa volta svedese, leggera e senza grandi pretese come le sue giovani protagoniste. La miniserie, composta da sei episodi, è una sorta di teen drama che – e forse questo è l’aspetto più interessante del progetto – è basata su una vicenda realmente accaduta a metà degli anni Novanta, dove l’esplosione mediatica del Girl Power, mantra diffuso da gruppi pop come le Spice Girls che ponevano al centro del loro brand l’importanza dell’amicizia femminile, segnò una generazione di adolescenti. Un fenomeno culturale ascrivibile a un femminismo mainstream che in quegli anni divampò in molti prodotti videoludici e musicali (vedi la figura di Buffy l’ammazzavampiri, forse una delle più rappresentative nella serialità di quegli anni). Andiamo quindi a vedere come (e se) questa serie restituisca l’atmosfera di empowerment nella nostra recensione di Barracuda Queens.

La trama: che noia essere ricche

Una scena di Barracuda Queens

Stoccolma, metà anni Novanta. Lollo, Mia, e le sorelle Klara e Frida sono un gruppo di giovani amiche che si fanno chiamare Barracuda Queens, dal nome di una spiaggia famosa per le feste che ospita. Dopo aver trascorso un weekend all’insegna del divertimento in un hotel di lusso, le ragazze si trovano addebitate una cifra spropositata che non sono in grado di pagare, nonostante le famiglie siano appartenenti all’alta società di Stoccolma (tutte eccetto Mia, l’unica a dover lavorare come operatrice domestica presso una famiglia facoltosa). Per mantenere la facciata di brave ragazze di fronte a genitori e fidanzati, le quattro decidono, quasi per caso, di improvvisarsi ladre di oggetti di valore nelle case del vicinato, prendendo di mira persone che conoscono (e di cui, soprattutto, conoscono gli spostamenti).

La prima vittima è la casa di Amina, da poco arrivata in città. Le cose non vanno come previsto e il primo esperimento criminale si rivela un fiasco, ma Amina, invece di denunciarle, decide di unirsi alla banda. Comincia così un gioco pericoloso che le porterà al centro di una spirale di bugie e rapine sempre più ambiziose, in cui ben presto l’esigenza di ripagare il debito viene sostituita dall’adrenalina e dall’euforia di cimentarsi in esperienze dominate da un senso di onnipotenza.
Indicativo il fatto che, durante le rapine, trovino sempre il modo di stappare una bottiglia pregiata festeggiando e brindando al loro successo. Successo che, a causa dell’attitudine spregiudicata di chi non è abituato a fare i conti con le conseguenze spiacevoli delle proprie scelte, viene presto interrotto da una indagine della polizia (che, comunque, sembra fare di tutto per non entrare in aperto conflitto con le famiglie delle ragazze).

Rubare ai ricchi per dare ai ricchi

Una scena di Barracuda Queens
Se la serie è permeata da una leggerezza in cui qualsiasi attività, anche quando illegale, appare come un’estensione del diritto al divertimento, è davvero difficile simpatizzare con delle protagoniste incessantemente impegnate a contrastare gli agi di una vita privilegiata e per questo insopportabilmente noiosa. In passato numerose serie di successo (Gossip Girl, The O.C.), ruotavano attorno ad adolescenti privilegiati, ma quel tipo di caratterizzazione dei personaggi qui viene a mala pena abbozzato; il risultato è un parterre di giovani protagoniste che fanno cose respingenti, per motivazioni ancora più respingenti, senza che a nessuna di esse venga fornito un appeal sufficiente per esser presa sul serio. Se lo spunto di partenza poteva essere una porta di accesso a una riflessione sull’amicizia e su un contesto familiare e sociale che pone le basi per comportamenti individualistici e inconsapevoli della realtà oltre le mura del proprio quartiere, il tono di questa miniserie sceglie di assestarsi su un registro così leggero da scoraggiare qualsiasi analisi ulteriore.

Temi sfiorati

Una scena di Barracuda Queens
Assodato che il registro della miniserie si mantiene su un livello spensierato e forzatamente spregiudicato, non si capisce bene la necessità di introdurre elementi dal peso specifico importante come la violenza sessuale subita da una delle protagoniste (la sorella minore Frida), o la disparità economico sociale di una delle ragazze, Mia, che al contrario delle altre, per mantenersi, svolge i lavori domestici presso una famiglia in cui peraltro, il datore di lavoro, la sottopone a continui commenti e palpeggiamenti.

Argomenti, questi, che vengono liquidati con la stessa rapidità con cui vengono introdotti. Una scelta che, però, mal si concilia con la sensibilità contemporanea. Anche l’affresco delle famiglie delle ragazze (potenzialmente più interessanti delle stesse) restituisce un groviglio di adulti le cui azioni poco si discostano da quelle delle figlie. Sono solo meno sprovveduti e più interessati a preservare una maschera sociale che gli consente di portare avanti indisturbati le loro vite. Peccato che anche qui, le scelte narrative e la caratterizzazione dei personaggi non consentano di prendere niente realmente sul serio.
Quando tutto è esagerato senza essere surreale, e leggero senza essere realmente divertente, il rischio è quello di accontentarsi di una serie che intrattiene senza avere alcun mordente.

La recensione in breve

5.5 Debole

Pur attingendo a fatti realmente accaduti, la miniserie Netflix non sfrutta l'occasione per indagare e inscrivere le motivazioni delle protagoniste in una lettura di più ampio respiro, accontentandosi di raccontare le bravate di un gruppo di ragazze sopra le righe.

  • Voto CinemaSerieTV 5.5
  • Voto utenti (2 voti) 7.5
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