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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Berlino e la dama con l’ermellino

Berlino e la dama con l’ermellino

La recensione di Berlino e la dama con l’ermellino: Pedro Alonso resta magnetico, ma il franchise di La casa di carta inizia a ripetersi.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini15 Maggio 2026
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Una scena di Berlino e la dama con l'ermellino.
Una scena di Berlino e la dama con l'ermellino. Fonte: Netflix.
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Dopo il successo del primo spin-off, Netflix riporta in scena Pedro Alonso nei panni di Andrés de Fonollosa. Questa volta la cornice è una Siviglia caldissima e teatrale, dove Berlino e la dama con l’ermellino prova a replicare la formula vincente del franchise di Álex Pina: estetica patinata, passioni travolgenti e fascino magnetico del suo protagonista. Tuttavia, nonostante l’eleganza formale, la sensazione è che il meccanismo inizi a mostrare i primi segni di stanchezza. La serie si muove su binari sicuri, ma fatica a sorprendere davvero, rifugiandosi in dialoghi enfatici e colpi di scena che sanno ormai di già visto.

Tra rapine d’arte e vendette private

Una scena di Berlino e la dama con l'ermellino. Fonte: Netflix.
Una scena di Berlino e la dama con l’ermellino. Fonte: Netflix.

Al centro della nuova stagione troviamo Berlino e Damián (Tristán Ulloa) alle prese con un furto ambizioso: sottrarre La dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci per conto di un potente duca spagnolo. In realtà, il quadro è solo il pretesto per una vendetta personale che Berlino sta covando nell’ombra contro il duca e sua moglie.

Come da tradizione, il “colpo” si intreccia subito con rivalità interne e tensioni sentimentali, che finiscono per fagocitare la componente d’azione. La serie si allontana così dall’heist puro per abbracciare i toni del melodramma criminale, dove seduzione e passioni tossiche diventano il vero motore del racconto.

Berlino resta l’unico vero mattatore

Una scena di Berlino e la dama con l'ermellino. Fonte: Netflix.
Una scena di Berlino e la dama con l’ermellino. Fonte: Netflix.

Il motivo principale per restare incollati allo schermo rimane Pedro Alonso. Il suo Andrés de Fonollosa è un personaggio straordinario: narcisista, malinconico, irritante eppure irresistibile. La serie scava nella sua incapacità cronica di distinguere l’amore dal possesso, rendendo ogni sua relazione assoluta e autodistruttiva.

È la ricerca disperata di emozioni forti a tenere in piedi la baracca, anche quando la sceneggiatura gira a vuoto. Alonso domina la scena con una recitazione fatta di silenzi e sorrisi ambigui, nobilitando anche i passaggi più improbabili e regalando alla serie quella personalità che altrove scarseggia.

Il rischio “telenovela” e il peso dei déjà-vu

Una scena di Berlino e la dama con l'ermellino. Fonte: Netflix.
Una scena di Berlino e la dama con l’ermellino. Fonte: Netflix.

Se Berlino brilla, il resto del cast fatica a lasciare il segno. I personaggi secondari appaiono spesso bidimensionali, funzionali solo a preparare il terreno per il protagonista. Molte sottotrame sembrano inserite più per allungare il minutaggio che per reale necessità narrativa, trasformando il ritmo in un alternarsi prevedibile di liti e riconciliazioni.

A risentirne è soprattutto la tensione: se ne La casa di carta ogni fase del piano faceva trattenere il fiato agli spettatori, qui la rapina diventa quasi uno sfondo sbiadito per dinamiche da soap opera. Il confine tra dramma e caricatura si fa sottile, e l’effetto “già visto” diventa un compagno di visione ingombrante.

Siviglia: una cornice mozzafiato

Una scena di Berlino e la dama con l'ermellino. Fonte: Netflix.
Una scena di Berlino e la dama con l’ermellino. Fonte: Netflix.

L’aspetto visivo è invece impeccabile. Siviglia è una protagonista aggiunta: aristocratica, luminosa e decadente, viene filmata con una cura che ne esalta l’immaginario romantico. Dalle ville nobiliari alle sequenze d’inseguimento tra le piazze storiche, la regia dimostra di saper ancora gestire il caos estetico e l’azione spettacolare. Peccato che questa confezione scintillante serva spesso a mascherare una scrittura meno solida del previsto.

Un intrattenimento che comincia a ripetersi

Una scena di Berlino e la dama con l'ermellino. Fonte: Netflix.
Una scena di Berlino e la dama con l’ermellino. Fonte: Netflix.

Berlino e la dama con l’ermellino resta un prodotto estremamente godibile, perfetto per il binge-watching grazie a un cast carismatico e una fotografia eccellente. Tuttavia, emerge chiaramente l’impressione di un universo che continua a replicare se stesso senza trovare nuove strade. Berlino come personaggio ha ancora molto da dare, ma il franchise che lo circonda rischia di esaurire la sua spinta propulsiva se continuerà a puntare solo sulla nostalgia e sullo stile.

Cosa ne pensiamo in sintesi

6.5 Elegante

Berlino e la dama con l’ermellino continua a vivere quasi esclusivamente del fascino magnetico di Pedro Alonso e dell’estetica raffinata del franchise. La stagione intrattiene facilmente tra colpi impossibili, passioni tossiche e atmosfere andaluse, ma la formula inizia ormai a sembrare sempre più prevedibile. Resta una serie divertente da binge watching, anche se molto meno incisiva rispetto ai tempi migliori de La casa di carta.

Pro
  1. Pedro Alonso ancora magnetico
  2. Ottima estetica visiva
  3. Intrattenimento molto scorrevole
Contro
  1. Formula ormai ripetitiva
  2. Personaggi secondari poco approfonditi
  3. Troppo melodramma rispetto al colpo
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
Sofia Biagini
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Bolognese classe 1988, Sofia Biagini è redattrice e Social Media Manager nonché responsabile editoriale del sito IlMeglioDiTutto.it. Con quasi 8 anni di esperienza nel campo della redazione di articoli in ottica SEO e nella gestione dei principali Social Media per conto di agenzie di comunicazione, startup e testate online, dal 2019 il suo interesse si è rivolto verso la settima arte: ha collaborato per 3 anni con Movieplayer.it e, in seguito, è entrata a far parte del network che comprende anche CinemaSerieTV.it. Sofia Biagini è anche illustratrice e fondatrice del progetto Disegni Cinici e, nel 2022, ha pubblicato un libro edito DeAgostini dal titolo “Se son rose appassiranno”.

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