Dopo il successo del primo spin-off, Netflix riporta in scena Pedro Alonso nei panni di Andrés de Fonollosa. Questa volta la cornice è una Siviglia caldissima e teatrale, dove Berlino e la dama con l’ermellino prova a replicare la formula vincente del franchise di Álex Pina: estetica patinata, passioni travolgenti e fascino magnetico del suo protagonista. Tuttavia, nonostante l’eleganza formale, la sensazione è che il meccanismo inizi a mostrare i primi segni di stanchezza. La serie si muove su binari sicuri, ma fatica a sorprendere davvero, rifugiandosi in dialoghi enfatici e colpi di scena che sanno ormai di già visto.
Tra rapine d’arte e vendette private

Al centro della nuova stagione troviamo Berlino e Damián (Tristán Ulloa) alle prese con un furto ambizioso: sottrarre La dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci per conto di un potente duca spagnolo. In realtà, il quadro è solo il pretesto per una vendetta personale che Berlino sta covando nell’ombra contro il duca e sua moglie.
Come da tradizione, il “colpo” si intreccia subito con rivalità interne e tensioni sentimentali, che finiscono per fagocitare la componente d’azione. La serie si allontana così dall’heist puro per abbracciare i toni del melodramma criminale, dove seduzione e passioni tossiche diventano il vero motore del racconto.
Berlino resta l’unico vero mattatore

Il motivo principale per restare incollati allo schermo rimane Pedro Alonso. Il suo Andrés de Fonollosa è un personaggio straordinario: narcisista, malinconico, irritante eppure irresistibile. La serie scava nella sua incapacità cronica di distinguere l’amore dal possesso, rendendo ogni sua relazione assoluta e autodistruttiva.
È la ricerca disperata di emozioni forti a tenere in piedi la baracca, anche quando la sceneggiatura gira a vuoto. Alonso domina la scena con una recitazione fatta di silenzi e sorrisi ambigui, nobilitando anche i passaggi più improbabili e regalando alla serie quella personalità che altrove scarseggia.
Il rischio “telenovela” e il peso dei déjà-vu

Se Berlino brilla, il resto del cast fatica a lasciare il segno. I personaggi secondari appaiono spesso bidimensionali, funzionali solo a preparare il terreno per il protagonista. Molte sottotrame sembrano inserite più per allungare il minutaggio che per reale necessità narrativa, trasformando il ritmo in un alternarsi prevedibile di liti e riconciliazioni.
A risentirne è soprattutto la tensione: se ne La casa di carta ogni fase del piano faceva trattenere il fiato agli spettatori, qui la rapina diventa quasi uno sfondo sbiadito per dinamiche da soap opera. Il confine tra dramma e caricatura si fa sottile, e l’effetto “già visto” diventa un compagno di visione ingombrante.
Siviglia: una cornice mozzafiato

L’aspetto visivo è invece impeccabile. Siviglia è una protagonista aggiunta: aristocratica, luminosa e decadente, viene filmata con una cura che ne esalta l’immaginario romantico. Dalle ville nobiliari alle sequenze d’inseguimento tra le piazze storiche, la regia dimostra di saper ancora gestire il caos estetico e l’azione spettacolare. Peccato che questa confezione scintillante serva spesso a mascherare una scrittura meno solida del previsto.
Un intrattenimento che comincia a ripetersi

Berlino e la dama con l’ermellino resta un prodotto estremamente godibile, perfetto per il binge-watching grazie a un cast carismatico e una fotografia eccellente. Tuttavia, emerge chiaramente l’impressione di un universo che continua a replicare se stesso senza trovare nuove strade. Berlino come personaggio ha ancora molto da dare, ma il franchise che lo circonda rischia di esaurire la sua spinta propulsiva se continuerà a puntare solo sulla nostalgia e sullo stile.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Berlino e la dama con l’ermellino continua a vivere quasi esclusivamente del fascino magnetico di Pedro Alonso e dell’estetica raffinata del franchise. La stagione intrattiene facilmente tra colpi impossibili, passioni tossiche e atmosfere andaluse, ma la formula inizia ormai a sembrare sempre più prevedibile. Resta una serie divertente da binge watching, anche se molto meno incisiva rispetto ai tempi migliori de La casa di carta.
Pro
- Pedro Alonso ancora magnetico
- Ottima estetica visiva
- Intrattenimento molto scorrevole
Contro
- Formula ormai ripetitiva
- Personaggi secondari poco approfonditi
- Troppo melodramma rispetto al colpo
- Voto CinemaSerieTV
